Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

Ultimi articoli

32.6 >50 Crogiolo – Che succede se rompo il silenzio e le scrivo…?

Durata riguarda il restare costanti e fedeli al proprio scopo, in una situazione che ha bisogno di tempo per svilupparsi.

32.6- La linea è debole, in posto che di solito è occupato da chi è fuori dall’azione. Si dovrebbe agire in modo disinteressato, al di sopra degli ottenimenti forzati, invece si è irrequieti, si hanno ripensamenti, dubbi e pregiudizi. Non è il momento di agire e tornare sui propri passi: ciò reca sciagura perché il momento non è adatto. Calmando l’irrequietezza che spinge ad agire si può invece arrivare ad ottenere il successo. Non tutto dipende dal fare, in questa situazione è  la costanza che si dimostra all’esterno a  far sì che si sia apprezzati e ricercati. Restando costanti nel proprio comportamento segue dunque il successo nell’impresa.

Mistero su mistero- Meng Jao

Il poeta Meng Jiao,  della dinastia Tang (618/907),  non sapeva interpretare delle linee e si recò a visitare un eremita di nome Yin,  affinché  potesse spiegargli l’I Ching. Quando fece ritorno  al suo eremo, Meng scrisse una poesia per descrivere la natura travolgente della sua esperienza.

Il maestro ha parlato del Cielo e della Terra,

ha parlato con la voce dello spirito tartaruga.

Mistero su mistero, ciò che è oltre la comprensione degli uomini, tutto ha reso chiaro.

La luna d’autunno imbiancava la notte,

una brezza fresca cantava la musica del limpido ruscello.

Ascoltando accanto a lui, ho seguito  la Verità fin nel profondo,

e all’improvviso eravamo in un regno lontano

i nostri spiriti risuonavano nell’ immobilità

 senza bisogno di parole.

Quell’istante di illuminazione ha sciolto mille nodi.

I pensieri di quella sera hanno lavato via ogni  cura quotidiana. Ora questa  barchetta di viandante non  si può arrestare nella  marea che si alza,

e il cavallo in partenza nitrisce mordendo la via.

Yin l’eremita, tra le sue solide rocce del monte

ha mostrato la Verità al suo nuovo amico.

Poema su ICHING-J.L. Borges

Sono là i giardini, i templi e la giustificazione dei templi,
la retta musica e le rette parole,
i sessantaquattro esagrammi,
i riti che sono l’unica sapienza
che concede il Firmamento agli uomini,
il decoro di quell’imperatore
la cui serenità fu riflessa dal mondo, suo specchio,
in modo che i campi davano i loro frutti
e i torrenti rispettavano i loro argini,
l’unicorno ferito che ritorna per segnare la fine,
le segrete leggi eterne,
il concerto dell’orbe;
quelle cose o la loro memoria sono nei libri
che custodisco nella torre.

I tartari arrivarono dal Nord
su piccoli puledri chiomati;
annientarono gli eserciti
che il Figlio del Cielo aveva mandato per punire la loro empietà,
innalzarono piramidi di fuoco e tagliarono gole,
uccisero il perverso e il Giusto,
uccisero lo schiavo incatenato che vigila la porta,
usarono e dimenticarono le donne
e perseguirono verso Sud,
innocenti come animali da preda,
crudeli come coltelli.
Nell’alba incerta
il padre di mio padre salvò i libri.
Essi sono qui nella torre dove giaccio,
ricordando i giorni che furono di altri,
quelli altrui e antichi.

Nei miei occhi non ci sono giorni. Gli scaffali
sono molto alti e non li raggiungono i miei anni.
Leghe di polvere e di sogno circondano la torre.
Perché ingannarmi?
La verità è che non ho mai saputo leggere,
ma mi consolo pensando
che l’immaginario e il passato sono ormai la stessa cosa
per un uomo che è stato
e che contempla quello che fu la città
e adesso sta diventando di nuovo il deserto.
Che cosa mi impedisce di sognare
di aver disegnato con diligente mano i simboli?
Il mio nome è Hsiang. Sono colui che custodisce i libri,
che forse sono gli ultimi,
poiché non sappiamo nulla dell’Impero
e del Figlio del Cielo.
Sono là, sopra gli alti scaffali,
vicini e lontani a un tempo,
segreti e visibili come gli astri.
Sono là i giardini, i templi.

(da Elogio dell’ombra, 1969)

 

5 HSÜ – Attendere (J. Legge).

Hsü annuncia che, se si ha la sincerità, vi sarà brillante successo. Con la fermezza ci sarà  buona fortuna; e sarà vantaggioso attraversare il grande fiume.
1. Il primo NOVE, intero, mostra il suo soggetto che attende al confine più lontano. Sarà bene per lui costantemente mantenere (questo proposito), nel qual caso non ci sarà errore.
2. Il secondo NOVE, intero, mostra il suo soggetto in attesa sulla sabbia (del fiume di montagna). Soffrirà un piccolo (danno di) maldicenza ma alla fine ci sarà buona fortuna.
3. Il terzo NOVE, intero, mostra il suo soggetto nel fango (vicino al fiume). Quindi invita il dannoso ad avvicinarsi.
4. Il quarto SEI, spezzato, mostra il suo soggetto in attesa in (un luogo di) sangue. Ma uscirà dalla caverna.
5. Il quinto NOVE, intero, mostra il suo soggetto in attesa dei preparativi di una festa. Attraverso  fermezza e correttezza ci sarà buona fortuna.
6. La SEI superiore, spezzata, mostra il suo soggetto che è entrato nella caverna. (Ma) ci sono tre ospiti che vengono, senza essere chiamati, (in suo aiuto). Se li riceve rispettosamente, alla fine avrà fortuna.

Esagramma 5 Attendere

43. 1.4>48 Pozzo – E’ degno di fiducia…?

43.1.4>48 Pozzo

43- Straripamento

Sentenza Lo straripamento. Con risolutezza bisogna render nota la cosa alla corte del re. Secondo verità si deve proclamarla. Pericolo! Bisogna avvisare la propria città. Non è propizio impugnare le armi. Propizio è imprendere qualche cosa.

Gli argini sono stati superati, i limiti oltrepassati; la situazione è allarmante e con decisione   bisogna prendere provvedimenti, spiegando a chi ha l’autorità e può intervenire, le condizioni di disagio generale in cui ci si trova. Bisogna proclamare la verità chiaramente, e con serietà riferire  quali sono le difficoltà presenti. Ma c’è un pericolo: bisogna avvisare chi è affine, una cerchia di persone coinvolte, di non prendere le armi, di non irritarsi e  reagire con la violenza. Bisogna comunque fare qualcosa e  avviare una strategia risolutiva per rimuovere l’ostacolo.

43.1 – Potente nelle dita dei piedi che avanzano. Nell’andare senza essere all’altezza del compito si commette un errore. Si vuole fare tanto, si dichiarano le proprie intenzioni di voler prendere una strada ma alla fine su quella strada si sanno fare solo  piccoli passi. La linea incontra resistenza a salire, pur avendo impazienza e volontà di muoversi. Ma il compito è al di là delle forze che si possiedono. Quando si intraprende qualcosa, bisogna essere all’altezza del compito. Meglio non agire così.

43.4 – Sulle cosce non vi è pelle, e il camminare riesce gravoso. Se ci si lasciasse condurre come una pecora il pentimento svanirebbe. Ma quando si udranno queste parole non si crederà ad esse. Egli va avanti con cocciutaggine, nonostante non abbia la capacità di averla vinta. Se fosse più remissivo, e seguisse docilmente altri, non farebbe danni. Ma non si vogliono ascoltare i consigli, decisi nel proprio proposito ostinato.

48 Pozzo

Sentenza Il pozzo. Si cambi pure città, ma non si può cambiare il pozzo. Non cala e non cresce. Essi vanno e vengono e attingono al pozzo. Se si è quasi raggiunta l’acqua del pozzo ma non si è ancora sul fondo con la corda, oppure se si rompe la brocca, ciò reca sciagura.

Anche se andiamo altrove, c’è qualcosa che ci accomuna agli altri e che si ritrova sempre,  una fonte inesauribile di nutrimento, affidabile e stabile. Ad essa tutti si avvicinano per bere traendone beneficio per operare in modo corretto. Ma a volte arrivare a bere l’acqua, che è sempre lì davanti a noi, può essere impossibile, a causa di fretta , disattenzione o incuria. Siamo  accomunati con gli altri da uno stesso scopo, una stessa idea essenziale, uno stesso ideale o principio. Per quanto possiamo apportare modifiche, questo principio – un vero e proprio nutrimento-  non può cambiare, perché è immutabile nel tempo. Si può cambiare strada, si cercano alternative, si va dietro a convenzioni e mode passeggere,  ma tutte si basano sull’essenza, che al fondo di tutto è sempre lì, per guidarci. Ma a volte si fallisce e non si riesce a connettersi con essa: accade quando  si agisce in modo superficiale e distratto e allora, dopo tante fatiche e sforzi, il risultato ci sfugge dalle mani oppure può svanire nel nulla di fatto.