Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

Quello che una yogini disse di sè.

jetsunrigdzinchonyizangmoJetsunma Lochen Chonyi Zangmo (1852-1953) durante i suoi pellegrinaggi visitò molti monasteri nei dintorni di Lhasa. Arrivata a Ganden, con il suo saio di cottone sottile, molti monaci avendo saputo dell’arrivo della yogini, le si affollarono attorno, fissandola e bibigliando tra loro. Jetsunma cantò loro questi versi:

Padre, riverito guru Pema Gyatso
maestro di sanscrito e yogi in Tibet
io mi prostro davanti a te che hai realizzato
la vera natura della mente.
Quando sono arrivata a Ganden
avendo saputo che sono una yogini
molti si sono affollati attorno a me per guardarmi.
Io mi sono esaminata per scoprire se sono una yogini o no
e semba che abbiate ragione (anche se non ho affermato il contrario).
Lo yogi bianco è Padmasambhava
che ha insegnato tutte le dottrine dei sutra e dei tantra,
la yogini bianca è Tsogyal (sua consorte).
Io sono soltanto una mendicante
loro seguace.
Lo yogi dai molti colori fu Atisha
che ha diffuso il Dharma dovunque in India e in Tibet
e tramite il quale è emersa la nuova e vecchia tradizione Kadampa.
La yogini dai molti colori è Tara
io sono soltanto una mendicante che ha ricevuto le sue benedizioni.
Lo yogi nero è padre Dampa,
che ha insegnato le dottrine della pace e del Cho.
Io recido l’attaccamento al sè e realizzo il vuoto.
La yogini nera è madre Labdron
brutta come sono, io preservo la sua dottrina
tutto ciò che ascolto, vedo e sento
sono le benedizioni dei tre yogi.
Possa io liberare tutti gli esseri senzienti, mie madri,
e possa il Dharma splendere come il sole.

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