Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

Thibault, Il signore dei Lupi- A. Dumas.

untitled (4)the-wolf-leader-3the-wolf-leader-2 Tre immagini d’epoca del libro di Dumas.

Con una straordinaria sincronicità rileggo un racconto di Alexandre Dumas sul male e il destino, il desiderio e la tentazione: Thibault, il signore dei Lupi. I luoghi sono quelli della campagna francese prima della Rivoluzione, quella dei quadri di Boucher nei dintorni di Compiegne. Là, nella sua bicocca nella foresta vive Thibault un giovane povero artigiano

”il cui padre aveva fatto l’errore di dargli un’istruzione superiore alla sua condizione, e così Thibault aveva sperato di potersi scegliere un mestiere migliore di quello dello zoccolaio. Purtroppo per lui il padre era morto lasciandogli appena le spese per il suo funerale. Quando fu seppellito, al figlio non restò quasi nulla, tranne il suo mestiere di zoccolaio – mestiere nel quale era abilissimo ma che non gli garbava troppo. Trovandosi più bello, più forte, più abile di molti altri, si chiedeva come mai la Provvidenza non lo avesse fatto nascere nobile.”

La vita scorre per Thibault in una laboriosa esistenza nella sua casupola col tetto di muschio, fatta di lavoro umile intagliando legno con una maestria in cui non conosce rivali. Ma c’è una tendenza in lui all’astio, la gelosia e l’invidia, una insoddisfazione di fondo e un disprezzo per i suoi simili e per l’onesto lavoro che pian piano lo portano a misurarsi con questi suoi impulsi oscuri e cedere alla tentazione di metterli in pratica. Fa un patto con Satana che gli si presenta sottoforma di un Lupo Nero e che gli promette di soddisfare ogni suo desiderio, in cambio dovrà dargli un capello per ogni desiderio espresso. In men che non si dica Thibault si ritrova con un ciuffo di capelli rossi come la fiamma, che diventano il suo marchio distintivo. Lupi e creature notturne lo seguono, e gli uomini che aveva disprezzato si allontanano da lui e lo evitano, il che non fa che acuire il suo odio e astio e approfondire la sua sete di rivalsa.

Povero Thibault. Cerca l’amore e lo trova in una umilissima contadinella, ovviamente per lui è troppo poco, pur sapendo in fondo al cuore che questo sentimento semplice è la sua sola salvezza, e si imbarca in tante avventure che gli portano solo soddisfazione effimera e ancora più dolore. Maledice la sorte più che mai, pur avendo il potere di ottenere denaro e dominio. Ma non l’amore, non il rispetto, non la pace. Quante volte rimpiange la sua umile casupola e le giornate passate in laborioso e onesto lavoro, passate sull’altana con i suoi attrezzi a intagliare legno, in semplici e frugali pasti e un sonno ristoratore alla sera.

Thibault è dannato. Perde l’amore, la pace, il rispetto di se stesso. Indietro non può tornare e infine è distrutto dal suo stesso desiderio. Cedendo all’ombra è cambiato così profondamente che la pace vissuta in precedenza da povero artigiano gli sembra ormai per lui irraggiungibile. Il Male non ha mediazioni, né sfumature, né compassione e pietà. Una volta aperta la porta al Male, sperando di ricavarne un vantaggio, si è già oltre ogni salvezza.. Questa può venire solo con una rinuncia dolorosa e traumatica ai propri desideri più intimi, gli impulsi insoddisfatti che saggiamente vanno tenuti sottocontrollo, se non si vuole essere divorati e dominati da essi.

La storia di Thibault è la storia del prezzo da pagare quando si esplora il lato oscuro, ci si chiude nell’egoismo, nella personale gratificazione: solitudine e disperazione sono i frutti di questa scelta, abbandonati dai propri simili, nessuno con cui condividere il peso dei propri atti. Solo un ultimo disperato atto di rinuncia al Male, ma quando ormai tutto è distrutto, pone fine alle sue sofferenze in questa vita. Ma della prossima, nulla si si sa.

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