Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

Nelle Terre Selvagge.

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Le proprietà fisiche del territorio trovavano in me una corrispondenza. I sentieri che mi ritrovavo a percorrere conducevano esternamente a colline e acquitrini, ma avevano uno sviluppo an- che interiore. E dallo studio del suolo, dal leggere e dal pensare derivò una sorta di esplorazione, in me stesso e nella terra che col tempo nella mente diventarono un tutt’uno. Con la forza accentratrice della cosa essenziale che si realizza in terreno prematuro, si affacciò in me un anelito tenace e appassionato: gettare via il pensiero, per sempre e con tutte le noie che ne derivano, per conservare soltanto il desiderio immediato, diretto e urgente. Avviarsi lungo il sentiero senza voltarsi indietro. Che andassi a piedi, con scarponi o in slitta, fra le ombre tardive e raggelanti delle colline d’estate, una fiammata in alto o un percorso nella neve avrebbero indicato dove sarei andato. E che il resto dell’umanità mi trovasse se ne fosse capace.

JOHN HAINES, The stars, the snow, the fire: twenty-five years in the northern Wilderness

 

La ripugnanza al cibo animale non è risultato di esperienza, ma un istinto. Sotto molti aspetti, appariva più bello vivere semplicemente e nutrirsi frugalmente; e sebbene io non facessi così, feci più o meno abbastanza da far piacere alla mia immaginazione. Credo che ogni uomo che sia sempre stato sincero nel conservare le proprie più alte e poetiche facoltà, sia stato particolarmente in- cline ad astenersi da cibo animale e da molto cibo di qualsiasi genere […]

. È difficile provvedere a cuocere un cibo tanto semplice e pulito che non offenda l’immaginazione; ma questa, penso, deve essere cibata quando nutriamo il corpo, ambedue seduti alla stessa tavola. Forse lo si può fare. I frutti mangiati con moderazione non devono farci vergognare dei nostri appetiti, né interrompere i nostri
scopi più degni. Mettete però nel vostro piatto un condimento ex- tra e quello vi avvelenerà.
«Sì» scrisse McCandless e, due pagine dopo, «Consapevolezza del cibo. Mangiare e cucinare con concentrazione. […] Cibo santo.» Sul diario di- chiarò:
Sono rinato. Questa è la mia alba. La vita reale è appena cominciata. Vivere ponderato: attenzione consapevole ai fondamenti della vita e costante attenzione all’ambiente circostante e a ciò che a es- so è correlato, ad esempio un lavoro, un compito, un libro, qualsiasi cosa richieda efficace concentrazione (la circostanza non ha valore. Ha valore come ci si relaziona a una circostanza.

Il significato vero risiede nella relazione personale con un fenomeno, quello che significa per te). La grande santità del cibo, il calore vitale. Positivismo, l’insuperabile gioia della vita estetica

. Assoluta verità e onestà. Realismo. Indipendenza. Risolutezza. Stabilità. Coerenza.

ALEXANDER McCANDLESS- Diario.

Rimango in soggezione di fronte al mio corpo, questa materia alla quale sono legato mi è diventata estranea. Non ho paura di spiriti, fantasmi, di cui sono parte, ma ho paura dei corpi, tremo al pensiero d’incontrarli. Cos’è questo Titano che si è impossessato di me? Parole misteriose! Pensare alla nostra vita nella natura, quotidianamente trovarsi davanti la materia, entrare in contatto con rocce, alberi, vento sulle gote! La terra solida! Il mondo autentico! Il senso comune! Contatto! Contatto! Chi siamo? Dove siamo?

HENRY DAVID THOREAU, Ktaadn

 

Lara camminava lungo il terrapieno per un sentiero tracciato da vagabondi e da pellegrini e quindi svoltava per il viottolo che, attraverso un prato, portava al bosco. Qui si fermava e, con gli occhi socchiusi, aspirava l’aria densa dei profumi confusi della vastità che la circondava. Era un’aria più cara del padre e della madre, più tenera dell’uomo amato, più illuminante di un libro. Per un i- stante a Lara si rivelava di nuovo il senso dell’esistenza. Era lì, sentiva, per cercar di capire la frenetica bellezza del mondo, per dare un nome alle cose e, se le sue forze non fossero bastate, per generare dei figli che l’avrebbero fatto in sua vece.

BORIS PASTERNAK- Il Dottor Zivago

 

Oh, come si desidera a volte poter scappare dall’insulsa mono tonia dell’umana eloquenza, dalle frasi sublimi, per cercare rifugio
nella natura, apparentemente così silenziosa, oppure nel mutismo di fatiche lunghe ed estenuanti, del sonno profondo, di musica ve ra o dell’umana comprensione zittita dall’emozione!
McCandless segnò il paragrafo con un asterisco, cerchiando «rifugio nella natura» in inchiostro nero. Accanto a: «Si accorsero allora che solo la vita simile alla vita di chi ci circonda, la vita che si immerge nella vita senza lasciar segno, è vera vita, che la felicità isolata non è felicità. […] Era questo che amareggiava più di ogni altra cosa» scrisse: «Felicità è vera soltanto se condivisa».

 

Ancora aleggia l’ultimo triste ricordo, a volte passa come una nuvola veloce e oscura il sole, raggelando il ricordo di tempi più felici. Ci sono state gioie troppo grandi per essere descritte a paro- le, e ci sono stati dolori sui quali non ho osato indugiare. Con questo in mente dico: scala se vuoi, ma ricorda che forza e coraggio non sono niente senza prudenza, e che una momentanea negligenza può distruggere la felicità di una vita intera. Non fare nulla di fretta. Guarda bene a ogni passo, e fin dall’inizio pensa che potrebbe essere la fine. EDWARD WHYMPER, Scalate sulle Alpi
Dormiamo al suono dell’organetto del tempo e ci svegliamo, se mai ci svegliamo, al silenzio del Signore. E poi, quando ci svegliamo sulle sponde profonde del tempo non creato, poi quando l’accecante oscurità prorompe sulle distanti pendici del tempo, allora è il momento di pensare alle cose, come la ragione e la volontà, allora è il momento di romperci il collo verso casa.
Non esistono eventi ma pensieri e le difficili svolte del cuore, il suo lento imparare ad amare e chi amare. Il resto non sono che storie e pettegolezzi per altri momenti. ANNIE DILLARD, Holy the firm

 

 

 

 

 

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