Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

Gioisci- Lama Zopa.

Quando qualcuno ha avuto un successo, gioisci.

Pratica la gioia, verso gli amici e i nemici.

Se non sei capace di praticare la gioia, non sarai mai felice.

Lama Zopa Rinpoche.

 

All’inizio mettiamo una barriera alle emozioni troppo forti, facciamo una repressione verso quelle emozioni che mostrano il nostro lato meno ‘compassionevole’. E’la compassione idiota di cui parla Trungpa.  Pensiamo alle cose che qualcuno ci ha fatto provare, a come siamo a terra a causa di persone o situazioni e che non abbiamo fatto niente per meritarcelo. Ci sentiamo feriti, maltrattati e in noi c’è quella collera terribile e dolorosa, quel risentimento che è alla base della rabbia. Però ci sentiamo un po’ colpevoli di ridurci ad emozioni così meschine e miserabili verso qualcuno, quindi ci forziamo a NON provare questa roba. Vogliamo accettare e starci zitti, vogliamo essere l’epitome della compassione (idiota). Forzandoci a non provare la rabbia stiamo dando vita al dolore, visto che riconosciamo che è sbagliato essere così ed è giusto essere compassionevoli. Siamo in pieno dualismo, e perciò stiamo soffrendo più che mai.

Ho provato a evocare la rabbia verso qualcuno, a elencare tutte le cattiverie che mi sono state fatte, tutto ciò che mi ha fatto male. Ho pensato alla persona, e mi è venuto in mente che le azioni che ha compiuto non sono contro di me, ma fanno parte del suo modo di vita e di sentire e che certamente il primo a risentirne in negativo è lui stesso. Alla fine sorge un sincero dispiacere per questo modo assurdo che gli esseri umani adottano nelle relazioni tra loro: ferire, non avere considerazione, mancare di sentire l’empatia per l’altro. E’ terribile essere così.

Noi pensiamo che quello che ci viene fatto possa veramente danneggiarci e farci soffrire…ma cosa e chi fa soffrire? Fa soffrire le nostre fragilità, le nostre ferite, tutto quel bagaglio che ci portiamo dietro con il nome di ‘la nostra storia’.  Nessuno può costruire la nostra storia e nessuno può ferirci se noi non glielo permettiamo. Quindi dov’è la rabbia? Chi si arrabbia, chi sta soffrendo?. La mente cerca il soggetto di tutto questo e non trova niente.

Cade allora l’esigenza di bloccare e reprimere, è totalmente vuota di senso. Non c’è niente che duri, niente che accada  definitivamente. Anche la peggiore delle cattiverie, mentre accade si sta già dissolvendo, siamo noi a dargli forza attaccandoci ad essa, cercando di trovare il modo per controbbattere con un’emozione.

Non c’è bisogno di essere compassionevoli per forza, lo siamo già. Invece vogliamo fare qualcosa e ci creiamo anche i sensi di colpa perché proviamo rabbia.

La nostra natura tende al Bene, spontaneamente. Non c’è niente da fare, niente da regolare nell’espressione delle nostre emozioni. Sono fenomeni e basta, che esprimiamo in reazione a qualcosa. Indagando così la mente, e non trovando un soggetto che prova rabbia e risentimento, ci si rilassa sorpresi…l’emozione si è liberata, è priva di sostanza. E’ in questa consapevolezza che nasce lo spazio della gioia, e quando l’abbiamo assaporata ci diciamo che non vale la pena tormentarsi  e rimuginare su quello che dobbiamo o non dobbiamo fare. Lasciamo tutto così com’è.  Tutto è molto più simile a una commedia che a una tragedia.

 

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