Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

Quando dire, a chi dire, cosa dire.

Vi è qualcosa nella materia delle esperienze mistiche che chiede segretezza, come se l’archetipo dietro agli eventi che stanno avendo luogo avesse bisogno di una certa tensione che gli permetta di essere adempito. Gli alchimisti visualizzano questa segretezza con l’immagine di un veicolo chiuso. In molte favole l’eroe o l’eroina hanno il dovere di non dire nulla fino a che la prova non sia compiuta. Nei misteri religiosi greci i partecipanti venivano minacciati di morte se avessero detto quello che succedeva. I riti di iniziazione richiedono il giuramento di segretezza. La segretezza si intensifica permettendo a ciò che sta per realizzarsi di crescere e di maturare in silenzio in modo da poter essere rivelato in seguito.

La segretezza è il fondamento della rivelazione, rendendola possibile; ciò che succede segretamente, oltre le scene, rende possibile l’esistenza del dramma quando il sipario si apre e luci si accendono. Il desiderio di mantenere segrete le cose fa parte dell’essere testimoni di ciò che è misterioso. Cosa non dire, quando dire, a chi dire, come dire, queste domande cariche di pericoli corrono sulla lama del rasoio tra il deluso isolamento paranoico e la forza individuale, tra un arrogante esoterismo privato e un’incerta solutudine di silenzio. La segretezza è causa di individualità; ciò che tutti sanno non è più individuale. Senza i nostri segreti individuali siamo solo delle nullità pubbliche.

James Hillman- Commento a Kundalini.

Lascia un commento