Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

Dopo che hai aperto quella porta, danza.

A volte, ci troviamo davanti a una porta. Ci siamo arrivati percorrendo sentieri solitari, custodendone il segreto, proteggendo nell’intimità del nostro cuore un cammino tutto personale, che spesso è indicibile a parole. A un certo punto di questo viaggio solitario, impossibile da condividere, ci si trova davanti a una porta: la apriamo e in quel momento forse pensiamo che al di là non c’è nulla di ciò che ci aspettavamo. Ma poi ci si accorge che una volta fatto quel passo non è più possibile tornare indietro. La nostra tranquillità è spezzata, il mondo in cui siamo vacilla, niente è più come prima. Per la prima volta siamo davvero soli.Per la prima volta la decisione spetta solo a noi: tornare indietro è impossibile, andare avanti è una strada ignota e oscura. Si vaga come ciechi, in preda a un bisogno incomprensibile di riequilibrarsi, di segnare una qualche certezza, di avere punti fermi; spesso non ce ne sono, nonostante ci illudiamo che ci siano. Nonostante possa portare molta sofferenza, varcare un limite è una situazione carica di potenzialità. La psiche in subbuglio si mostra nella sua ferocia; impariamo, per salvarci la vita, come governarla e come porci al meglio in relazione con essa e le sue forze. Sempre troviamo una via d’uscita, anche se ci vuole tanto tempo e pazienza e fiducia. Impariamo a usare il cuore, più che la mente, impariamo a sbarazzarci dei consolidati schemi, impariamo a capire cosa significa davvero solitudine, silenzio, isolamento. In queste condizioni estreme, in cui siamo veramente senza appigli, è possibile trovare l’unica cosa che può trarci in salvo: la decisione di essere onesti con noi stessi fino in fondo e di toglierci le maschere di autocompiacimento e gratificazione: non ci servono più, non possono aiutarci. Varcare un limite è una sorta di iniziazione: ciò che eri non è più e non sai che cosa sei. Ti scopri a non pensare più in termini di Io, perché quell’Io non ha consistenza ed è inaffidabile. Nella desolazione, però, qualcosa parla. La sua voce è sottile, difficile da ascoltare: proviene dal profondo. Ti ha guidato senza che tu lo sapessi, ti ha chiamato senza che tu la udissi, ti ha attirato vicino perché tu potessi udirla. Quella voce è il tuo Maestro, la sola guida, che quando proprio tutto tace, ti parla per condurti passo passo dove non sai. Ed è questo tuo non sapere la condizione essenziale per comunicare con lui.
Aprire una porta significa far entrare nella tua vita l’indicibile paura del cambiamento, ed essere disposti a danzare con il cambiamento. Nella danza è la salvezza, non nella sua fine. Danzate, allora, e auguratevi che la danza non termini mai, non rifiutate nulla di ciò che si presenta. Il cuore spezzato, la solitudine, l’incapacità di comunicare sono i segni del cambiamento; sta a voi vederlo come una fioritura piuttosto che come una morte.

Nella danza  asseconda il movimento.

Nella danza asseconda il movimento.

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