Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

Non sono questo corpo, non sono questa mente – Nisargadatta Maharaj

  “Se vuoi l’integrazione, devi sapere chi vuoi integrare. Lo specchio rimanda l’immagine, ma l’immagine non modifica lo specchio. Tu non sei né lo specchio, né l’immagine nello specchio. Puoi lucidarlo per renderlo trasparente, e poi ti ci guardi dentro. L’immagine che ti rimanderà, non sei tu; tu sei l’osservatore dell’immagine. Capisci bene: qualunque cosa tu percepisca, non sei quello. Poiché puoi vedere sia l’immagine che lo specchio, non sei nessuno dei due. Chi sei? Non pensare per formule. La risposta non è nelle parole.

  L’enunciazione più adatta è: “io sono ciò che rende possibile la percezione”, la vita stessa, oltre lo sperimentatore e la sua esperienza. Ed ora, distanziati sia dallo specchio che dall’immagine, e resta solo, fermo. Quanti sono i tuoi processi automatici? Digerisci, fai circolare il sangue e la linfa, muovi i muscoli, e poi percepisci, senti, pensi senza sapere come e perché. Analogamente, sei te stesso senza saperlo. Non c’è nulla di sbagliato in te in quanto te stesso, il quale è come deve essere. Lo specchio invece non è chiaro e verace, e perciò ti dà delle false immagini: non devi correggerti ma solo mettere a punto la tua idea di te stesso. Impara a distanziarti dall’immagine e dallo specchio; allenati a ripetere: “Non sono la mente, non sono le sue idee”. Se lo fai con pazienza e convinzione, arriverai a vederti direttamente come la fonte eterna e universale dell’essere-conoscenza-amore. Tu sei l’infinito, concentrato in un corpo. Per ora vedi solo il corpo. Se insisti, arriverai a vedere solo l’infinito. Ogni esperienza è necessariamente transitoria. Ma ha un fondo immutabile. Nulla che si possa definire un evento, è destinato a durare. Però alcuni eventi purificano la mente e altri la intorbidano.

  Istanti di profonda intuizione, di amore illimitato purificano la mente; invece i desideri e le paure, le invidie e l’ira, le credenze cieche e l’arroganza intellettuale inquinano e intorpidiscono la psiche. Senza l’autorealizzazione sarai consumato dai desideri e dalle paure che si rinnovano futilmente. I più ignorano che si può arrestare il dolore. Ma, una volta udita la buona novella, bisogna immediatamente porsi al di sopra di ogni conflitto. Ora sai che puoi essere libero, e che dipende da te. Hai due alternative: sarai per sempre torturato dalla fame e dalla sete, spinto dal desiderio a cercare, afferrare, trattenere, in un gioco di perdite e rimpianti, o ti inoltrerai nella ricerca appassionata dello stato d’immutabile perfezione, cui nulla si può aggiungere e nulla sottrarre. I desideri e le paure dileguano, non perché vi si sia rinunciato, ma perché hanno perso ogni senso. Non devi “fare”. Sii e basta. Non c’è da scalare montagne o giacere in caverne. E neppure ti dico: “Sii te stesso”, giacché non ti conosci. Limitati a essere. Non sei né il mondo “esterno” dei percepibili, né quello “interno” dei pensabili, né il corpo né la mente. Non ci si accosta per gradi. Accade, ed è irreversibile. Ruoti in una nuova dimensione, dalla quale i vecchi abiti mentali appaiono vuote astrazioni. Come al sorgere del sole si vedono le cose come sono, così, nell’ autorealizzazione, tutto si mostra com’è, lì mondo delle illusioni è lasciato alle spalle. Non è l’esperienza della realtà, bensì dell’armonia dell’universo.”

— Sri Nisargadatta Maharaj

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