Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

Il Mito di Diana e Atteone.

Il cacciatore Atteone, vagando per i boschi, si imbatte in un gruppo di Ninfe intente a bagnarsi nelle acque limpide con la dea Diana. Questa, sorpresa per essere stata vista in un momento di intimità con le sue caste ninfe, con un gesto di furia imbarazzata spruzza l’uomo con l’acqua, tramutandolo in un cervo. Atteone fugge impaurito e, incapace di rivelare la sua identità, finisce sbranato dai cani della sua stessa muta.

14811OP2428AU23563Il Mito ha una lunga storia; già ne parlava Euripide (485 a C) e in Grecia fu spesso raffigurato su vasi e murali. C’è qualcosa di archetipico in questa storia che ha affascinato decine di pittori, da Cranach a Crivelli a Tiziano, e pensatori e poeti, come  Ovidio, Giordano Bruno e Jung. Tutti sembrano aver colto nella storia un profondo significato allegorico, un avvenimento della coscienza o della psiche individuale, esperito in diverse culture: un archetipo insomma, figurante accadimenti interiori di grande portata.

Nel 1652 in un opuscolo dal titolo Sulle Passioni Eroiche Giordano Bruno interpretava questo mito come un processo di conoscenza, uno stato mentale. Dice Bruno:

‘Atteone rappresenta l’intelletto a caccia della saggezza divina, nel momento in cui afferra la bellezza divina’

Proprio quando l’intelletto solleva il velo che lo divide dalla vera realtà, ecco che la saggezza- Sophia, Anima, il mistero lunare, lo intrappola: egli è soggiogato dall’oggetto del suo desiderio, diventandone vittima.
Continua Bruno:

‘Egli si ritrovò trasformato in ciò che aveva cercato, e si rese conto che lui stesso era diventato una preda ambita per i suoi cani, i suoi pensieri. Poiché lui aveva effettivamente disegnato la divinità in se stesso e non era più necessario cercarla fuori di sé ‘.

Per Bruno Atteone è un eroe che cercando penetrare il mistero divino, ne ha la vita completamente sconvolta e invertita. La morte di Atteone può sembrare una fatale punizione e un tragico errore, ma invece è la morte dell’intelletto braccato dalla follia del pensiero concettuale, ed è l’inizio della vita immortale e divina. Così parla Bruno del destino di Atteone:

”Qui, la sua vita nel mondo pazzo, sensuale, cieco e fantastico volge al termine, e da ora in poi conduce una vita spirituale. Vive la vita degli dei “.

Le conseguenze per i mortali accidentalmente coinvolti negli affari degli dèi e le immancabili tragedie che capitano loro,  designano  le divinità greche come supremamente indifferenti al destino dell’uomo mortale. Non c’è perdono, rimpianto, riscatto o una seconda possibilità a disposizione di coloro che incontrano loro e la loro implacabile volontà. L’interpretazione ottimistica di Bruno del mito di Diana e Atteone  descrive il destino di chi, andando alla ricerca dell’Anima, si imbatte nel suo lato oscuro, nella terribile e spietata potenza del femminino lunare a cui ci si può e deve accostare con sacro rispetto e dovuta prudenza.   Lo studioso inglese Robert Graves ha osservato  che un altro nome per Diana era Nemesis (dal nemos greco , ‘ Boschetto ‘ ), nome  che in greco classico denotava  vendetta divina per le violazioni di tabù .

CG Jung descrive la natura oscura della dea Diana così :

‘La sua oscurità si manifesta nel fatto che lei è  anche una dea della distruzione e di morte, le cui frecce non sbagliano mai. Ha trasformato il cacciatore Atteone , quando di nascosto lui la guardò bagnarsi , in un cervo;  e i suoi cani , non riconoscendolo ,  lo fecero a pezzi. Questo mito può aver dato luogo per primo  alla designazione dei lapis come fugitvus cervus (cervo fuggitivo) , e poi all’immagine del  cane rabbioso, che non è altro che l’aspetto vendicativo e traditore di Diana, come la luna nuova .‘ [Misterium Conjunctionis]

Una possibile interpretazione junghiana del mito di Diana e Atteone è quella di un incontro fatale con l’ Anima. Improvvisa, la visione  dell’ Anima ,cioè della dimensione femminile all’interno della psiche maschile, è una visione  in cui Atteone è sopraffatto dal  contenuto psichico dell’ Anima.  Egli è incapace di assimilare o integrare l’Anima nella sua psiche, e si è così trasformato in animale, finendo divorato dal suo fallimento.
Dunque per Jung l’incontro con l’Anima è pericoloso, ( e di conseguenza per la donna lo è anche l’incontro con l’Animus), perché l’integrazione di essa sovverte e fa a pezzi ogni cosa precedentemente prestabilita: la psiche si ri – crea in nuovo ordine, in una riconversione che molto ricorda il sovvertimento pericolosissimo della risalita di Kundalini (e non a caso James Hillman, junghiano, si interessò enormemente a questo argomento). La segretezza, il silenzio, la difficoltà di simili procedure iniziatiche è sempre e in tutte le culture stata salvaguardata per i pericoli in cui ci si imbatte. Chi non è faticosamente, lungamente temprato da un processo in cui è caduta ogni velleità di possesso dell’Anima, riconoscendone l’enorme potere, cade vittima della sua stessa hibris, l’arroganza, poiché non ha compreso di dover mettere sul suo cammino diverse pietre tombali sui precedenti stati dell’essere…Cammino accidentato e doloroso, costellato di morte e trasformazione.

Il simbolismo del mito di Diana e Atteone ha sempre solleticato la fantasia degli alchimisti. Qui vediamo, in basso a destra, i due che sorreggono una sfera lunare, nel grande e famoso mandala cosmico di Mylius Opus Medico – Chemico. La loro interdipendenza è chiarissima, ed entrambi sono sorretti da un’ala di Aquila, simbolo, per Jung,  del processo di Individuazione.
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