Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

Il corpo di lei – Luce Irigaray.

Strana economia questa della specularizzazione della donna,che nel suo specchio sembra sempre di rimandare ad una trascendenza che (si ) scosta (per) chi s’avvicina, che geme per la separazione da chi la tiene più stretta nel suo abbraccio. E che ancora invoca il dardo che trafiggendola più profondamente le strazierà il ventre. Così ”Dio” è stato il suo migliore amante proprio per averla allontanata da lei stessa e per aver dato al suo godere un intervallo in cui lei si ritrova e Lo ritrova. Sicura in tal modo della complicità di questo compagno onnipotente essi (lei) gioca(no) a farsi la corte, ad umiliarsi ma anche a ornarsi d’oro e diamanti, a toccarsi, ad annusarsi, ad ascoltarsi, a guardarsi, a infiammarsi…Cosa importa, lei sa di non potersi più sbagliare. E che le basta di essere amata da ”Dio” per vivere, e morire. E se qualcuno le obbiettase che, essendo il Bene dentro di lei, non ha più da riceverlo, risponderebbe, nella sua mancanza di visione teologica , che per lei l’una cosa non esclude l’altra.

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E’ forse proprio nel corpo di ”lei” Egli ha di preferenza iscritto le sue volontà, anche se lei è meno abile nel leggerle, non ha confidenza con la lingua, è più impacciata nel parlare da un aggravio di materia di cui è stata storicamente incaricata, piuttosto irrigidita nei panni speculativi che paralizzano il suo desiderio.

 

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