Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

Ama il tuo corpo, ama la tua mente, ama.

Questa tua forma che contiene il vuoto.

Questo tuo corpo che parla di anima.

Noi viviamo attraverso il rifiuto, ci condanniamo all’esilio da noi stessi. Nati di carne e sangue, corriamo a cercare nei meandri del pensiero un ritorno a noi stessi, ma allontanandoci sempre di più. Libri, pensieri, filosofie, scuole e tradizioni, maestri, leggi, spiritualità e psicologia, ricostruzioni, riflessioni, concepimenti e aborti, miscugli, grazie, ossessioni, credenze, elaborazioni, fissazioni, automatismi, etichette. E poi cancellazioni, recuperi di ciò che si è cancellato, dubbi e rifiuti. La mente. Persino il corpo è per noi esperienza tutta mentale. E la mente che tutto concepisce e tutto crea senza il corpo non è niente, non potrebbe fare esperienza di niente, se non rimestare nei ricordi e la loro eterna rielaborazione, il loro eterno ripetersi e ricostruirsi in allucinate mostruosità scollegate dalla realtà.

Il corpo non può fare a meno della mente, e neppure la mente può fare a meno del corpo: perché sono una sola cosa, dipende da come riusciamo a usare questa cosa. Non si tratta di scegliere una cosa OPPURE l’altra. Non è che dobbiamo zittire la mente perché il corpo è sacro, e la mente è qualcosa di disgustoso da cui fuggire. E neppure dobbiamo rifiutare il corpo e rifigiarci nella nobiltà tutta fantasticata del pensiero nudo. Abbiamo cercato di arrestare il pensiero. Ci avete provato? E’ cosa impossibile. La mente è sempre in movimento, chi non capisce questo si sta solo prendendo in giro da solo. Persino quando stiamo pensando di non pensare, il pensiero si muove. Ma non è il Male, questo, non è un fallimento, non è un errore: è la nostra natura. Noi esseri umani siamo fatti di corpo E mente. Di carne E pensiero: proprio in questo riconoscimento fondamentale è possibile la liberazione.

Pensa a quanto male ti fai se invece di vivere la rabbia nel corpo, te la tieni nella mente.

Pensa all’orrore di sguazzare nel pensiero doloroso delle afflizioni senza riuscire a manifestarlo nei gesti, negli sguardi e nella parola. Reprimere, reprimere, reprimere. Il corpo si allontana, allora, diventa irraggiungibile, una specie di peso morto, una carcassa condotta qua e là come un fardello spento e senza vita. Questo povero corpo senza il quale non saresti tu, non saresti niente. Questo tuo corpo che ti contiene e che ti rappresenta nelle tue più intime e profonde sfumature. Tu sei il corpo, sei ciò che si manifesta nel mondo. E la mente è sua parte, e si vede bene come lo è: è lei che mostra nelle espressioni del viso, nelle posture del corpo che cosa siamo. Ma invece no: scegliamo di essere tutto mente OPPURE tutto corpo. Rifiuto, rifiuto, rifiuto. ‘Dove penso non sono
( J.Lacan- Sem.XV)’. Ecco un’altra dicotomia. Invece, io penso proprio perché sono quello che sono, perché vivo con braccia gambe e cuore pulsante e cervello, e perché ho una mente che pensa. Non sono un lombrico, una pianta o un sasso. Non sono uno spirito, un fantasma o una creatura disincarnata. Ma il grande guaio è che vogliamo sentirci spirituali e allora dobbiamo rifiutare il materiale, perché nella nostra allucinazione (mentale) stiamo molto meglio a fantasticare su ciò che ci piacerebbe sembrare piuttosto che accettare in toto quello che siamo. E che cosa siamo? Corpi che hanno il potere di pensare: l’essere umano è questo. Umanizziamoci, allora. Smettiamo di rincorrere paradisi disincarnati e tristi. Provate a dividere corpo e mente: è impossibile. Alzate un braccio, e nel mentre osservate la mente come cambia colore e intensità. Poi state fermi col corpo e pensate a qualcosa, qualsiasi cosa, vedrete il corpo rispondere e attivarsi: seguite l’emozione che sorge NEL corpo,  pancia, cuore, genitali, nuca…..Dunque è questo il legame, ora lo vedete, ne avete prova certa.

Camminate per il mondo fieri di questa umanità, questa capacità e questo potere, totalmente immersi nel corpo e nella mente. Percepite l’integrità e la connessione e la pace di questa unione. Dove non c’è davvero spazio per elucubrazioni filosofiche sull’essere e il non essere. C’è invece interezza, e accettazione, e niente altro da fare.

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