Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

Attaccamento e Stato Naturale.

Attaccamento e intenzione – Commento di Yeshe Norbu ad un testo di Vimalamitra.

Come possiamo agire senza avere un’idea o un’intenzione? E’ difficile. Se osserviamo le attività della mente e le emozioni, vediamo come ci aggrappiamo e siamo egoisti: sentiamo qualcosa e subito ci aggrappiamo a questo qualcosa, sentiamo speranze e subito ci aggrappiamo.

Ma a cosa ci aggrappiamo? Perché non ci aggrappiamo allo Stato Naturale? Perché è reale e il resto è irreale.

Vediamo un fiore colorato e profumato e lo vogliamo, ma dopo tre giorni il fiore è morto.  A ciò che è fuori di noi alla fine non possiamo aggrapparci più. Non siamo così stupidi da aggrapparci a cose morte! Se devi aggrapparti fallo con qualcosa che dura! Anche se mi aggrappo a un diamante che dura più a lungo di me alla fine io morirò e lo stesso è un attaccamento miserabile.

Quando ci aggrappiamo a qualcosa di esterno ci rendiamo conto che non può durare e che è veramente stupido!

Bisogna aggrapparsi a qualcosa dentro di me. Un fiore ha odore e forma , allora posso visualizzarlo e farmene un’idea. Il fiore muore ma l’idea la posso sempre trasformare, ma anche in questo caso a che cosa mi aggrappo? A qualcosa che ogni volta cambia?Perciò anche l’idea è miserabile, a che serve?

Quando imparo a guidare sono emozionato, poi non sento più niente perché ormai ho imparato. Ma io non posso dire niente sulla conoscenza del guidare, posso descrivere se è facile, se è difficile, se è bello, a che serve ma sulla conoscenza, nulla. Come posso attaccarmi a questa conoscenza che non so descrivere, non conosco e non so? E’ ancora un attaccamento miserabile!

Così è con la natura della mente. Vimalamitra dice che possiamo aggrapparci alla natura della mente con la consapevolezza. Studiamo e capiamo i tre Kaya  e diciamo che cosa sono, il nirmanakaya, il sambogakaya  mentre il dharmakaya osserva. Dal vuoto nasce il vuoto, dalla mente deriva la mente. Sono diversi, la mente non può trovare il vuoto.

Se guardiamo l’aria, diciamo che è blu, invece è incolore. Non è vuoto, ma diciamo così perché siamo esseri umani. E’ un modo esterno di introdurre al vuoto, come nel sutra.

Ora osserviamo come riconoscere il vuoto.

Osservo lo spazio vuoto così so che c’è anche uno spazio pieno, come nel tantra.

Nella Mahamudra si dice: trova lo spazio vuoto, tu vedi che non esiste ma lo puoi immaginare. Perciò si riceve l’iniziazione e si va oltre la visione dualistica. Ma stai usando la mente e dalla mente deriva la mente.

Vimalamitra dice di no: bisogna aggrapparsi allo Stato Primordiale. Da una parte possiamo immaginare, avendo un’idea della conoscenza, ma senza aggrapparci. Come riconosciamo lo Stato Primordiale? Per riconoscere abbiamo bisogno di essere ignoranti: qui l’ignoranza, qui la conoscenza. Come sappiamo che l’ignoranza è peggio?

Sia ignoranza che saggezza non sono concreti. Dobbiamo essere capaci di riconoscere, aggrapparci e non avere dubbi dello Stato Primordiale. Anche se ce la facciamo e diciamo che  ‘ora io so!’….mostrami, dov’è la verità? La verità è immateriale, non esiste,  è un’idea. Ho la verità sono felice! Non ho la verità, sono triste! Qual è la verità? Non esiste! Se ho la verità sono felice, se non ce l’ho sono infelice: come portare a un livello più alto la felicità? Non lavorando con la mente. Vuoto e chiarezza devono essere separati dall’attaccamento.

Vimalamitra

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