Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

Il mio corpo è il laboratorio di un orefice – Goraknath

Io prendo l’oro nel laboratorio dell’orefice
di mestiere faccio l’orefice.
Azionando il mantice dei miei soffi, e stabilizzando il mio mercurio,
l’ho fissato e quindi mescolato alla mica.
Io, l’orefice, sto nel mio oro.
Il chakra radice è la mia fucina.
Io forgio sull’incudine della vibrazione,
usando il martello della mia goccia per battere sull’oro.
In una foresta di sempreverdi il mio carbone avvelenato arde
che naturalmente divampa, grazie ai due ugelli del mantice.
Armonizzando gli ugelli (del sole e della luna),io arresto il respiro
e il respiro si fonde con il respiro.
Con un granello di lavoro, puoi sottrarre il peso di una lenticchia
e io sono il granello che opera la sottrazione.
Sottraendo il peso di una lenticchia rimango senza il peso della lenticchia:
raccogliendo l’oro in questo modo
sono io che mi raccolgo in me stesso.
Oro in alto, oro in basso, oro al centro dell’oro.
Colui che fa del triplice vuoto la sua dimora
possiede un corpo che non è puro né impuro.
Colui che è al di là della mente è l’ago della bilancia.
La mente è il piatto che pesa
e sul piatto ci sono i sei pesi di lenticchia del soffio.
Goraknath se ne stava seduto qui cercando l’oro
e l’oro arrivò spontaneamente.

Goraknath , vissuto nel XI secolo in Kashmir, fu uno dei due più imporanti discepoli di Matsyendranath, a sua volta annoverato tra gli 84 Mahasiddhas. E’ ritenuto il primo autore di un trattato di Hatha Yoga.
HathaYoga

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