Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

Castaneda trova il posto e don Juan lo istruisce.

Castaneda incontrò per caso don Juan in un autobus, e lo cercò di nuovo quando era alla ricerca di informazioni per la sua tesi. Fin dall’inizio fu difficile estorcere qualunque informazione all’anziano indiano che lo considerava incapace di comprendere il valore della Via. Castaneda insistè per un anno intero, fino a che una domenica assolata, seduti nel piccolo porticato della casa di don Juan, ebbe luogo questo incredibile dialogo:

C.:Posso conoscere il peyote, don Juan? Non è sufficiente il mio desiderio di conoscenza, come un indiano?

D.J.  (dopo un lungo silenzio): Un modo c’è. Ma non sei stanco di startene seduto sul pavimento? Dovresti trovare un posto, un sitio dove sederti senza fatica.

C.  (molto stupito): Cosa intendi dire?

D.J. : Questa è una faccenda che devi risolvere da solo.

C: Non ho la minima idea di ciò che intendi dire.

D.J.: Intendo dire che devi trovare un posto dove un uomo possa sentirsi naturalmente forte e felice.

C.:Dammi un indizio, un’indicazione su come fare a trovare questo posto. E poi non riesco a capire qual è il nocciolo della questione.

D.J.: Beh allora cammina lungo la veranda fino a che non hai trovato quel posto.

Dopo pochi passi, Castaneda sentendosi molto stupido, tornò davanti a lui.

D.J.: Tu non ascolti! Io penso che forse non hai davvero intenzione di imparare! Ascolta: non tutti i luoghi sono adatti per sedersi o stare fermi. In questo porticato c’è soltanto un posto dove puoi sentirti perfettamente a tuo agio e il tuo compito è di trovarlo. Devi ‘sentire’ tutti i posti per stabilire qual è quello giusto per te.

C.: Ma in questo porticato ci sono un’infinità di punti da ‘sentire’. Ci metterò troppo tempo!

D. J.: Forse ti ci vorranno giorni interi. Ma se non lo fai, è meglio che te ne vai perché non ti dirò più niente. Io so benissimo dove si trova il sitio perciò non provare a mentirmi. Se vuoi conoscere il mescalito questo è l’unico modo. Che credi, che al mondo le cose vengano regalate? Non esiste scorciatoia per imparare quello che c’è da imparare.

Poi entrò nella boscaglia a orinare e entrò direttamente dal retro.

”Passeggiai per circa un’ora ma non accadde nulla che potesse rivelarmi il posto giusto. Alla fine mi stancai e tornai a sedermi; dopo qualche minuto mi spostai in un altro punto, e poi in un altro ancora, fino a coprire la superficie della veranda in modo quasi sistematico. Tentai con calma di ‘sentire’ la differenza tra un punto e l’altro, ma mi mancavano i criteri per stabilire una differenza.Avevo l’impressione che fosse tutta una perdita di tempo, ma decisi di rimanere comunque.

Mi distesi supino e misi le mani dietro la testa, come un cuscino. Poi mi girai, rimasi per un po’ a pancia in giù e, dopo aver ripetuto questi movimenti per tutto il pavimento, per la prima volta credetti di aver individuato un vago criterio: quando giacevo supino avvertivo un calore maggiore.

Mi girai di nuovo, questa volta nella direzione opposta e coprii un’altra volta l’intera superficie del pavimento.

Erano le due del mattino! Mi ero rotolato sul pavimento per sei ore.

In quel momento don Juan uscì e rimase fermo sulla porta. Ero molto abbattuto e l’unica cosa che volevo era dirgli qualche cattiveria e andarmene, ma mi resi conto che lui non aveva colpa: ero stato io a voler fare tutte quelle cose insensate.

Gli dissi che avevo fallito: mi ero rotolato per tutta la notte come uno stupido senza riuscire a risolvere il suo indovinello.

Don Juan si mise a ridere e disse: ‘Non mi sorprende che hai fallito, non hai usato gli occhi.’

‘ Ma tu mi hai detto di ‘sentire’ la differenza, non di usare gli occhi!’

E don Juan: ‘Si può sentire anche con gli occhi nel momento in cui gli occhi non guardano le cose! Perciò la sola cosa che puoi fare è usare tutto quello che hai e usare gli occhi.’

Rientrò in casa, e io ricominciai a rotolarmi di nuovo ma questa volta appoggiai il mento sulle mani e guardai ogni singolo dettaglio. Dopo un po’ di tempo l’oscurità che mi circondava cambiò. Fissai lo sguardo su un punto che si trovava esattamente davanti a me e tutta la zona periferica del mio campo visivo risplendette di un giallo verdastro omogeneo. L’effetto era sorpendente. Improvvisamente, in prossimità della parte centrale, mi resi conto di un altro cambiamento di colore: il giallo verdastro, nel mio campo visivo di destra, si tramutava in un viola intenso. Delimitai quel punto con la giacca e chiamai don Juan. Ero emozionato.

‘Credo d’ aver trovato il posto! Io ho realmente visto un cambiamento di colore!’

‘Vai a sederti in quel punto e dimmi cosa senti’.

Mi accovacciai, mi misi supino, per più di quindici minuti tentai di sentire o vedere qualcosa di diverso, ma non avvertivo nessuna differenza.

Mi alzai profondamente frustrato, ero stanco e volevo andarmene. Ma don Juan disse, serio stavolta: ‘Ora devi essere duro con te stesso. Hai solo due possibilità: o torni a casa senza aver imparato nulla, o risolvi la faccenda’

Rientrò in casa.

Volevo andarmene all’istante, ma ero troppo stanco per guidare, così mi sedetti, allungai le gambe e ricominciai tutto da capo. Ripercorsi tutto il porticato più volte, poi quando raggiunsi il centro, mi accorsi di un altro cambiamento di colore, ancora una volta all’estremità del mio campo visivo. Il verde che avevo individuato prima alla estremità si trasformò in un altro colore. Vi misi sopra una scarpa e ripercorsi tutto da capo: non ci furono altri cambiamenti di colore.

Tornai al punto dove avevo messo la scarpa  e lo esaminai: si trovava accanto a una grande roccia, a circa un metro e mezzo dove avevo lasciato la mia giacca. Ci rimasi sdraiato per un po’ di tempo, cercando di cogliere qualche indizio, ma niente.

Decisi allora di tornare nel punto dove avevo lascito la giacca: avvertii una strana inquietudine, una sensazione fisica come se qualcosa mi premesse sullo stomaco. Balzai in piedi, ritraendomi e mi si rizzarono i capelli sul collo. Iniziai ad avere paura. Tornai di nuovo alla roccia, accanto alla scarpa e lì mi lasciai cadere a terra. Cercai di capire che cosa mi avesse spaventato tanto e pensai che fosse la stanchezza: era quasi giorno.

Feci un ultimo tentativo: tornai nel punto della giacca e provai di nuovo la stessa inquietudine. Cercando di resistere alla paura che mi assaliva tentai di sdraiarmi, ma fui colto dalla nausea. Così tornai accanto alla roccia e sfinito mi addormentai. Mi svegliai sentendo don Juan che rideva a parlava. ‘Alla fine hai trovato il posto’.

Non capivo, e don Juan mi esortò a sdraiarmi sull’altro posto, ma per qualche strana ragione, non ci riuscii: quel posto mi terrorizzava veramente.

‘Solo uno stupido non capirebbe la differenza’ disse don Juan.

Carlos Castaneda – Gli Insegnamenti di don Juan.

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