Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

Guardare fuori, guardare dentro.

C’è stato il tempo in cui bisognava guardare dentro, per svegliarsi.
Bisognava osservarsi, riportando ogni esperienza a sé. Bisognava scoprire le risonanze, le emozioni che si muovono. Osservare, e osservando penetrare nel mondo irreale della psiche, la mente, le proiezioni, il mondo invisibile solo a te noto. E così ti addormenti.
C’è stato un tempo in cui credevi che ‘guardare fuori è dormire, guardare dentro è svegliarsi’:Jung. E così ti immergi nel mondo di dentro, dove c’è di tutto: l’ombra per prima, la prima presenza in cui ti imbatti. Lavori con l’Ombra, allora. Ti hanno detto che devi integrarla, e così la ami, o tenti di farlo.
Guardare fuori è dormire, guardare dentro è svegliarsi, dice Jung.
Fuori e dentro, scissi per sempre, divisi per sempre. Dormire o svegliarsi. Guardare fuori oppure guardare dentro.
Dentro. Più guardi dentro più non guardi fuori. Più non guardi fuori, più aumenta la marea dei pensieri. Più aumentano i pensieri più ti avviluppano. Talvolta perdi il contatto con il fuori, credendo che tutta l’introspezione che stai compiendo ti possa dare una chiave per la pace. E intanto il mondo semplicemente gira, mentre tu guardi dentro. Guardare si fa così: osservi che succede, dentro con l’occhio invisibile, fuori con l’occhio fisico. Ma guardando troppo a lungo all’interno finisci per dimenticarti di come usare gli occhi e lo sguardo all’esterno. L’osservazione diventa divagazione, distrazione, lontananza. I nostri problemi, tutto il male e il bene che riteniamo di aver sopportato viene su, prendendosi tutto lo spazio. E così, gli occhi non vedono più, impediti dal potere della mente. Non vedi più il mondo, ma solo la sua risonanza, quella che si produce in te.
E’ fuorviante.
Gli occhi devono guardare e vedere, vedere nudamente. Non può esserci nessuna visione interiore se la visione esteriore è distratta. Bisogna usare gli occhi, senza la mente. Vedere, non più osservare. E infine gli occhi vedono le cose come sono, e non come pensi che siano. Bisogna liberare la visione dal pensiero.
Un oggetto è solo un oggetto, non quello che ti evoca, non quello che ti piace o non ti piace.
Gli occhi guardano e subito la mente pensa ad altro. Buffo, forse pensa al DENTRO, impedendo di guardare fuori.
E’ come se la mente impedisse la visione. Dunque, Carl Gustav, come la mettiamo con il tuo consiglio? Guardare dentro è produrre pensiero, fantasia. Guardare fuori, guardare l’oggetto in sé, significa non distrarsi (….ed è quello che insegna lo shinè…).
Ecco come bisognerebbe guardare: far funzionare gli occhi.
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