Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

La storia del monaco che torna a casa.

E poi il monaco decise che era il momento di tornare a casa. Un giorno si era alzato al mattino e aveva cominciato a scrutare l’orizzonte.

Come era affascinante, e strano, il colore dell’alba. Era tutto nuovo: quegli alberi a pochi passi, con i fusti poderosi aggrappati alla terra, grandi,  antichi molto più di lui, del suo Maestro, e del Maestro del suo Maestro. L’acqua zampillava dalla sorgente, come una divinità chiacchierona la cui voce lo accompagnava incessante. Non era solo, non era mai stato solo, anche nei momenti di sconforto, quelli brutti quando il mare dell’incertezza lo sommergeva e lo prendeva  la brama di sapere come sarebbe andata a  finire.  Il monaco aveva imparato a capire quando arrivavano quei segni …spiriti malevoli, energie che si materializzavano affacciandosi alla sua coscienza. E lui cercava di lasciar fare, venite diceva, vedete come vi accetto, come vi accolgo? E si faceva torturare dai suoi demoni, perché voleva dargli amore, ma quelli non smettevano di ripresentarsi.  Neppure una volta il monaco pensò di abbandonare il suo eremo per tornare a casa, poiché sapeva bene che i demoni lo avrebbero seguito. No, doveva restare e affrontarli faccia a faccia, da solo lui con loro, senza via di scampo.  E così aveva imparato: aveva capito che per prima cosa, i demoni erano tenaci, ma si trasformavano, diventavano bui pozzi senz’aria e poi indietreggiavano indefiniti.  E che i demoni facevano sempre le stesse cose, entravano nella sua casa per gettare tutto all’aria per poi lasciarsi dietro rumori di scodelle nel silenzio e scomparire. E piano piano cominciò a dargli meno attenzione. Divennero un’abitudine, un tedio, inevitabile come un chiodo sulla strada, di cui ci si vuole liberare subito. Smisero i demoni di avere potere su di lui. Venne il momento del vuoto. Sembrava che non ci fosse più nulla di interessante, tanto che per un po’ considerò di richiamare i demoni perché si sentiva solo. Ma avevano perso il potere e il monaco li serbò come vecchi amici in foto sbiadite. E fu in quel momento, quando ripose i demoni al loro posto, pacificati e invecchiati, che il monaco cominciò a volgere lo sguardo altrove. Vide l’albero maestoso davanti al suo eremo, silenzioso compagno di tante avventure. L’acqua gorgogliante che lo aveva osservato e catturato nei suoi riflessi, e il sole sempre là a illuminare  il suo andirvieni, e il cielo che ogni giorno sfoggiava i suoi colori parlandogli delle sue emozioni. Mai stato solo.

Capiva adesso che finchè aveva rivolto la sua attenzione ai demoni, non aveva guardato niente altro. Capiva che fino a quel momento aveva guardato soltanto dentro di sé, e quello che c’era fuori lo aveva dimenticato.

E così ora stava tornando a casa.

Nessuno può restare isolato per sempre,  e questa è la guarigione, alla fine della lunga malattia dello spirito.

Machig Labdron

Machig Labdron

 

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