Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

Esagramma 52 – L’arresto


Monte, Ken sopra

Monte, Ken sotto

Monte su monte, quiete su quiete, l’attività esterna si ferma e quella interna si acquieta. Ogni linea intera tende verso l’alto e a lasciare le cose come sono, senza più intervenire. Le linee spezzate scendono verso il basso, restando isolate ed inattive.

Sentenza Tener fermo il dorso, così che egli non avverta più il suo corpo. Egli va nel suo cortile e non vede la sua gente. Nessuna macchia.

Il dorso si ferma e tutto il corpo è in quiete; il corpo è il mezzo con cui si interviene nella realtà esterna che, senza il nostro intervento, diventa anch’essa quieta e tranquilla. Le persone che ci sono vicine e che incontriamo nei luoghi abituali diventano per noi degli estranei; le imprese si fermano e con esse preoccupazioni e ansie. Questo arresto delle attività è qualcosa che ci preserva dai problemi.

Immagine Montagna serrata a montagna: l’immagine dell’arresto. Così il nobile con i suoi pensieri non va oltre la sua situazione.

I monti sono vicini e nessuno si muove dalla sua posizione; restando immobili sono quieti e infondono quiete all’esterno. L’attività si ferma, lasciando che il difficile e duro interagire con gli altri si allontani. Ogni pensiero che va oltre il presente crea scompiglio e inopportuno movimento. Il movimento che deve compiersi è quello di cercare di restare in quiete, senza progettare piani per il futuro dell’impresa.

Linee

1- Tener ferme le dita dei piedi. Nessuna macchia.

I piedi tipicamente tendono al movimento, pronti a prendere iniziative di qualunque tipo. Ma non ci si deve muovere e c’è un periodo di pausa, che non ci danneggia. Muta in 22 Grazia

2- Tener fermi i polpacci. Egli non può salvare colui che lo precede. Il suo cuore non è lieto.

Nel muoversi  c’è uno scopo, abbiamo in mente qualcosa di preciso da fare. Si vorrebbe  coinvolgere un altro, invitarlo a muoversi e avvicinarsi, ma è impossibile. Ciò è causa di sofferenza e rimpianto.   Muta in 18 Emendamento delle cose guaste

3- Tener ferme le anche. Irrigidire l’osso sacro. Pericoloso. Il cuore soffoca.

Si esercita un forte controllo nello stare immobili. La nostra posizione è rigida ma siamo come divisi in due: il corpo è stabilmente fermo, ma il nostro cuore vorrebbe lanciarsi avanti e agire. Lo squilibrio tra ciò che è immobile esternamente e il desiderio interno ci mette in una brutta situazione.  Muta in 23 Sgretolamento

4- Tener fermo il tronco. Nessuna macchia.

Il corpo, sede del movimento, viene immobilizzato, e con esso le nostre interazioni con l’esterno finiscono. Non è un male.  Muta in 56 Viandante

5- Tener ferme le mascelle. Le parole sono ordinate. Il pentimento svanisce.

I nostri tanti discorsi si fermano. Ciò che diciamo è giusto l’essenziale, il minimo che richiede la situazione, non di più. Possiamo così esprimerci più chiaramente e non si è fraintesi. In questo modo non ci sarà nulla di cui pentirsi su ciò che si dice. Muta in 53 Progresso graduale

6- Magnanima quiete. Salute!

La cima del monte,  dove la quiete abbraccia ogni cosa compreso se stessi, è raggiunta. L’impresa si ferma del tutto e la spinta ad agire si allontana.  Il tempo dell’arresto ha ottenuto la sua finale posizione positiva.  Muta in 15 Modestia

 

 

 

 

Comments are closed.