Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

Quando l’anima è affamata.

Quando l’anima è costretta e rinunciare al tesoro, alla sua creatività, quando l’anima è affamata, allora deve  trovare qualunque cosa che le consenta di riportare in vita ciò che la nutre. Nessuno può restare lontano dal suo cibo. Nessuno può esistere senza nutrire il profondissimo spazio in cui -un tempo- si è assaporata la gioia. Giacchè il tempo della gioia è venuto, almeno una volta, per tutti e giacchè tutti ne abbiamo ricordo, e tendiamo…per sempre…a cercare di ritornare a quel tempo, a quel momento, che rappresenta per noi il Giardino dell’ Eden.  Allora mettiamo in atto la proiezione.

Scrive Perls: ‘Se si riflette bene, la proiezione è una difesa ma è anche una procedura fisiologica di ricostruzione del passato: qualsiasi passato. La proiezione è rievocazione, cioè è memoria associativa in atto, sia pur inavvertita.”

Il tentativo di rievocare e ricreare la situazione di massima espressività animica- è il tentativo di riappropriarsi della propria essenzialità, il nucleo pulsante da cui parte e si mette in moto la nostra vita psichica. Niente accade al di fuori e oltre questa dinamica. Nessuna azione e pensiero, emozione e sentimento è estraneo a questo sforzo verso il ricongiungimento al sé. Talvolta riunirsi all’anima comporta tentativi pericolosi, percorrenze dolorose, in cui rifare a ritroso il cammino verso l’anima, dopo che ne siamo stati allontanati; significa imbatterci in situazioni e persone significative che sono il nostro perturbante; significa scavare dentro al rimosso, l’inaccettabile, ciò che Jung definisce l’Ombra.  Perché se è vero che abbiamo vissuto con l’Anima e cerchiamo il ritorno ad essa, è vero anche  che siamo partiti e ce ne siamo distaccati e che la vita ha composto un grande labirinto per noi, in cui ci siamo perduti e di cui cerchiamo l’uscita. E sono accadute infinite cose, nel frattempo, che non possono essere cancellate. Non siamo e saremo mai più quelli di prima, mai più bambini ingenui e con gli occhi innocenti…mai più. Il tentativo di ripristinare il contatto con l’Anima è destinato a a fallire se neghiamo innanzitutto ciò che siamo qui e ora, con le nostre storie e tutto ciò che abbiamo fatto, buono o cattivo riteniamo sia.

Tornare all’integrità iniziale significa riconoscere che tutta la nostra esperienza ruota intorno al centro.  Dal centro all’esterno i movimenti si compiono in una danza di cui siamo inconsapevoli. Prendiamo fuori ciò che serve al movimento verso l’Anima, diamo all’esterno ciò che ci serve per ritornare all’Anima. Sempre ci guida questa urgenza, questa pulsione verso e attraverso, e tutta l’energia che impieghiamo per sorreggere, strutturare, arginare e difendere questo processo di ricongiungimento è ciò di cui è fatta la nostra vita.

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