Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

Le belle frasi – Abu al Gunayd ( ? – 989 )

Le belle frasi sono state effimere

si son dissolte le oscure allusioni:

nulla ci è stato utile se non qualche genuflessione

fatta nel cuore della notte.

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Al Gunayd è un celebre sufi, morto a Baghdad nel I secolo d.C. Gli scritti che  sono giunti fino a noi sono di difficile comprensione per gli studiosi, perchè carichi di metafore e oscure allusioni. La via da lui insegnata era fondata sulla sobrietà (sahw) sia nella condotta quotidiana sia nel dominio dell’esperienza interiore, in opposizione alla via ebbra (sukr) che praticavano altri sufi. La sua  comprensione della realtà mistica  era basata ”sull’isolare l’eterno da ciò che è generato nel tempo” e la sua capacità di saper comunicare tale esperienza agli altri ne fecero uno dei più esimi esponenti della setta, tanto che un suo contemporaneo di lui scrisse: ‘Se l’intelletto fosse un uomo, avrebbe la forma di Gunayd’ .

La sobrietà era il fondamento della sua dottrina. Dopo essere entrato in contatto con il divino e la propria interiorità l’uomo comincia a spogliarsi di tutto il superfluo e  attraverso la relazione d’amore con Dio giunge ad uno stato di risveglio in cui ” dopo non esser stato sarà là dove è stato. E allora sarà completamente se stesso.” . Così spogliato da tutti gli offuscamenti, l’uomo raggiunge lo stato estatico di unità spirituale e allora  poco importa quale attività  compia, egli la compie in uno stato mistico, e dimora tra le creature come una di loro, in modo da svolgere nel mondo la sua attività.

Al Gunayd sembra avesse anche virtù visionarie, uno dei segni della gnosi. Al suo funerale, avvenuto a Baghdad in data incerta (297 /989) parteciparono sessantamila persone.

Si racconta che Gunayd dopo la sua morte fu visto in sogno, e gli fu chiesto: ‘Che notizie, Abul Quazim?’

Rispose: ”Le belle frasi sono state effimere, si son dissolte le oscure allusioni: nulla ci è stato utile se non qualche genuflessione fatta nella notte”. Un monito a trovare con indomita volontà il proprio centro interiore, al di là di parole e teorie, riunendosi a un divino che è sempre presente in noi. Bisogna restare nudi con se stessi, diceva non so più chi.

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