Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

Una crisi spirituale – Al Ghazali

Poi considerai le circostanze della mia vita e vidi come ero invischiato negli attaccamenti. Considerai le mie attività, prima di tutto di insegnante e guida,e mi resi conto che con esse io mi dedicavo a conoscenze poco importanti e che non contribuivano all’ottenimento della vita eterna.

Poi esaminai il motivo che mi spingeva ad insegnare, e compresi che esso non era un puro desiderio per le cose divine, ma che l’impulso che mi spingeva era il desiderio di  una posizione influente e il riconoscimento pubblico. Vidi con sicurezza di essere sull’orlo di una duna di sabbia che stava crollandomi sotto i piedi e il pericolo imminente delle fiamme infernali, se non avessi raddrizzato il mio cammino.

Per un po’ di tempo riflettei continuamente su questo, mentre  la questione restava irrisolta. Un giorno mi risolvevo a lasciare Baghdad e farla finita con le circostanze avverse, il giorno dopo abbandonavo la decisione presa. Mettevo un piede avanti e tiravo l’altro indietro. Se alla mattina provavo un genuino desiderio per la vita eterna, a sera l’attacco di una schiera di desideri mondani lo riduceva all’impotenza. I desideri mondani lottavano per mantenermi in catene là dov’ero, mentre la voce della fede chiamava: ‘ In marcia! In marcia! Ciò che ti resta da vivere è poco e il viaggio è ancora lungo. Ciò che ti tiene occupato, sia intellettualmente che praticamente, non è altro che ipocrisia e delusione. Se non ti prepari ora per la vita eterna, quando ti preparerai? Se non tagli ora questi attaccamenti, quando li taglierai?” A questo, l’impulso si agitava e prendevo la risoluzione di partire.

Subito, allora, tornava Satana: ”Questo è un umore passeggero’ diceva ‘non arrenderti ad esso, poiché sparirà presto. Se gli cedi e lasci la tua posizione influente, e queste circostanze così comode e dignitose, libere da preoccupazioni e problemi, se lasci questo stato di sicurezza in cui sei  in salvo dai tuoi avversari, poi vorrai tornare indietro e non sarà facile allora ritornare a tutto questo.”

Per quasi sei mesi fui diviso continuamente tra il desiderio dei beni mondani e l’impulso verso la vita eterna. Nel Luglio del 1095, la questione non fu più di scelta, ma divenne compulsiva. Dio mi fece seccare la lingua, sicchè non potevo leggere ad alta voce. Un giorno in particolare mentre mi sforzavo di leggere per i miei discepoli non fui capace di pronunciare una sola parola, né di fare alcunché.

Questo ostacolo nel parlare produsse nella mia mente grande pena e negli stessi giorni fui impossibilitato a digerire cibo e bere, eccetto che un sorso d’acqua e appena un morso di cibo. Mi indebolii talmente che i medici alzarono le mani, poiché non trovavano nessun trattamento utile. ”Questa malattia ha origine dal cuore – dicevano- e da là si è diffusa nel corpo, l’unica cura è che l’ansia che attanaglia il cuore sia alleviata”.

Allora, percependo la mia impotenza e avendo completamente perso la possibilità di scegliere, presi rifugio in Dio l’altissimo, che mi guidasse.  Ed Egli mi rispose.  ‘ Egli risponde a chi afflitto si affida a lui’. (Corano 27, 63).

Egli rese facile al mio cuore di voltare le spalle alla posizione e alla ricchezza, ai figli e agli amici. Dichiarai pubblicamente che lasciavo Baghdad e così feci.

Deliverance from Error (al Ghazali Munquidh) – W. Montgomery Watt 1994

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