Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

Un colloquio con la giusta intensità- La Domanda.

Detail_from_'Five_Hundred_Arhats'_by_Kano_Kazunobu,_Scroll_57Da sempre si dice che avvicinarsi a IChing sia come stare alla presenza di un Maestro.

Noi uomini, alla ricerca costante di verità, abbiamo bisogno che questa ci venga detta da qualcuno più in alto di noi, di status elevato, spiritualmente eccellente. Così è stato Don Juan per Castaneda e così sono stati i grandi maestri orientali, e non solo, per i loro discepoli. Essi sapevano che la conoscenza può essere risvegliata solo da chi è risvegliato, come noi sappiamo che da IChing possono giungere risposte a cui da soli non potremmo mai arrivare.

Come un vero Maestro che sa già tutto di noi e sa vederci nella nostra essenza, così I Ching ha in sé la verità su di noi, quasi conoscesse veramente la nostra identità.

E’ in questa dimensione di colloquio intimo con lui – e interiore con noi stessi- che dobbiamo predisporci a un consulto. Il consulto è  un dialogo che produce sempre nuovi punti di vista, una costruzione interna di un possibile percorso, di un possibile evento. Le sue immagini sono la chiave per entrare nella nostra psiche, nella nostra mente e nella nostra coscienza; vediamo le scene e cominciamo a immaginare. Immaginando si palesano quelle risposte che, piacevoli o spiacevoli che siano, contengono una verità a noi in quel momento comprensibile, che si fissa nella nostra memoria come una tra le possibili alternative. E talvolta ci resta, tessendo realmente percorsi futuri.
Ma come sappiamo di non sbagliare a capire? Come sappiamo che quello che stiamo pensando non è frutto di una nostra fantasia, dettata dalle nostre speranze e paure?
IChing non parla mai direttamente ma sempre per metafore e per lo più in terza persona. Niente è facile con un Maestro. Ogni singola parola del testo va contestualizzata nell’affresco che si va creando piano piano. Nella Sentenza ICHING ci descrive in che tipo di situazione ci troviamo; nell’ Immagine ci consiglia il da farsi o – se non ci sono mutazioni – l’esito spontaneo della tale situazione e l’alternativa corretta da mettere in atto; ancora, nelle Linee, ci rammenta le cose importanti di cui occuparsi o preoccuparsi.
Il modo in cui si pone la domanda può diventare un’ esperienza di pratica, perchè veniamo in contatto spesso con i nostri sentimenti più urgenti, le emozioni più forti.
Bisogna predisporsi internamente ed esternamente al consulto.

Internamente assumiamo un atteggiamento interiore di devozione e rispetto verso l’oracolo: sta per rivelarci qualcosa su di noi e la nostra vita – che ha ripercussioni karmike. Dunque viviamo il momento in modo autentico, senza superficialità, imparando piano piano a lasciare la presa ed assumere uno stato d’animo di apertura e di fiducia verso il Maestro e il futuro. Praticare la fiducia sviluppa nel tempo un senso di umiltà rasserenante, una vera e propria operazione guaritrice sul chakra del Cuore.

Esternamente formuliamo una domanda evitando giri di parole e cercando di non esprimere roundabouts mentali, svelando invece ciò che VERAMENTE vogliamo chiedere e sapere. IChing spesso si rivela il più potente specchio in cui riflettere le nostre ansie e paure ed è pronto ad accompagnarci in qualunque frangente, anche in quelli profondamente disturbanti.
Ciò che conta, dunque, nella formulazione di una domanda è proprio il nostro atteggiamento interiore. Domande indefinite e ambigue danno risposte indefinite, domande oneste provocano risposte altrettanto pregne di significato per noi. Domande fatte con sciatteria e superficialità avranno risposte similmente sciatte e incomprensibili. Beninteso, IChing è sempre veritiero e chiaro, ma se noi non ci prepariamo con la corretta intensità difficilmente saremo in grado di interpretare ciò che vuole indicarci e non riusciremo a cogliere il messaggio che sincronicamente si sta esprimendo. La sincronicità avviene soltanto quando vi è una corretta intensità psico-spirituale. Ed è quella che, provando e riprovando, dobbiamo cercare.

E’ meglio non formulare domande del tipo: ‘ E’ bene fare questa cosa..? ‘.
Nella mia esperienza, ponendo una domanda di questo genere, sorge subito un equivoco su chi sia in realtà il beneficiario ultimo dell’impresa. E’ bene per chi, per me o per l’altro, o per il karma? E il karma di chi…? A una domanda impersonale, senza legami specifici con una situazione concreta, IChing risponderà in modo panoramico, dandoci più incertezze che risposte. Evitare l’ambiguità di domande con doppie negazioni o domande doppie del tipo: è meglio fare questo oppure quest’altro? (Benché, anche in questo caso, le risposte possano essere sorprendenti).
Prendete un foglio di carta o ancora meglio un agenda adibita a questo scopo. Se siete insicuri cominciate a scrivere di getto la domanda, utilizzando una sorta di meditazione attiva che vi porti quanto più vicino a ciò che volete sapere. Operate poi riduzioni per definirla in una forma più semplice e chiara possibile.

Può essere utile, se si vuole un colloquio più spirituale e intimo con lui, visualizzare IChing come un Maestro a cui siamo alla presenza, ( La libertà creativa della visualizzazione innescherà ulteriore energia al consulto).

La forma in cui dovrebbe essere posta la domanda è questa:

L’azione che voglio fare, cosa porterà…?
Come posso fare per…?
Cosa accade se….?

Dopo di che, cominciate i lanci, che devono essere ripetuti per 6 volte.

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