Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

Poesie di salvataggio.

Nessun fango, nessun loto- Thich Nhat Han

Nessun fango, nessun loto.

Nessun rumore, nessun silenzio.

Nessun silenzio, nessun canto.
Non amaro, non dolce.
Nessun basso, nessun alto.
Nessun vecchio, nessun giovane.
Non debole, non forte.
Non brutta, non bella.
Non rotto, non intero.
Nessun nero, nessun bianco.
Nessun bianco, nessun colore.
Nulla mancante, nulla trovato.
Niente caduta, nessun aumento.
Nessun lavoro, nessun gioco.
Nessuna morte, nessuna nascita.
Non Adamo, non Eva.
(Non Eva, non Adamo).
Nessun fango, nessun loto.


Brindisi alla luna – Li Bai (701- 763)

Tra i fiori, un unico vaso di vino.

Nessun altro qui, lo raccolgo io stesso.

Sollevando la mia tazza, ho brindato alla luna brillante,

e insieme alla mia ombra siamo tre amici,

anche se la luna non ha mai capito il vino,
e solo l’ombra mi segue.

Per un momento siamo fratelli, io, la luna e l’ ombra.
Provo una gioia come di primavera:

Canto, e le rocce della luna vanno avanti e indietro;
Ballo, e l’ombra si frammenta in pezzi.

Sobrio, siamo insieme felici.
Ubriaco, ci dividiamo nelle nostre direzioni:

intimi per sempre, vagabondiamo spensierati
e ci incontriamo nuovamente nelle distanze del Fiume di Stelle.

Li Bai- 743 circa


Mistero su mistero- Meng Jao

Il poeta Meng Jiao,  della dinastia Tang (618/907),  non sapeva interpretare delle linee e si recò a visitare un eremita di nome Yin,  affinché  potesse spiegargli l’I Ching. Quando fece ritorno  al suo eremo, Meng scrisse una poesia per descrivere la natura travolgente della sua esperienza.

Il maestro ha parlato del Cielo e della Terra,

ha parlato con la voce dello spirito tartaruga.

Mistero su mistero, ciò che è oltre la comprensione degli uomini, tutto ha reso chiaro.

La luna d’autunno imbiancava la notte,

una brezza fresca cantava la musica del limpido ruscello.

Ascoltando accanto a lui, ho seguito  la Verità fin nel profondo,

e all’improvviso eravamo in un regno lontano

i nostri spiriti risuonavano nell’ immobilità

 senza bisogno di parole.

Quell’istante di illuminazione ha sciolto mille nodi.

I pensieri di quella sera hanno lavato via ogni  cura quotidiana. Ora questa  barchetta di viandante non  si può arrestare nella  marea che si alza,

e il cavallo in partenza nitrisce mordendo la via.

Yin l’eremita, tra le sue solide rocce del monte

ha mostrato la Verità al suo nuovo amico.


Poema su ICHING-J.L. Borges

Sono là i giardini, i templi e la giustificazione dei templi,
la retta musica e le rette parole,
i sessantaquattro esagrammi,
i riti che sono l’unica sapienza
che concede il Firmamento agli uomini,
il decoro di quell’imperatore
la cui serenità fu riflessa dal mondo, suo specchio,
in modo che i campi davano i loro frutti
e i torrenti rispettavano i loro argini,
l’unicorno ferito che ritorna per segnare la fine,
le segrete leggi eterne,
il concerto dell’orbe;
quelle cose o la loro memoria sono nei libri
che custodisco nella torre.

I tartari arrivarono dal Nord
su piccoli puledri chiomati;
annientarono gli eserciti
che il Figlio del Cielo aveva mandato per punire la loro empietà,
innalzarono piramidi di fuoco e tagliarono gole,
uccisero il perverso e il Giusto,
uccisero lo schiavo incatenato che vigila la porta,
usarono e dimenticarono le donne
e perseguirono verso Sud,
innocenti come animali da preda,
crudeli come coltelli.
Nell’alba incerta
il padre di mio padre salvò i libri.
Essi sono qui nella torre dove giaccio,
ricordando i giorni che furono di altri,
quelli altrui e antichi.

Nei miei occhi non ci sono giorni. Gli scaffali
sono molto alti e non li raggiungono i miei anni.
Leghe di polvere e di sogno circondano la torre.
Perché ingannarmi?
La verità è che non ho mai saputo leggere,
ma mi consolo pensando
che l’immaginario e il passato sono ormai la stessa cosa
per un uomo che è stato
e che contempla quello che fu la città
e adesso sta diventando di nuovo il deserto.
Che cosa mi impedisce di sognare
di aver disegnato con diligente mano i simboli?
Il mio nome è Hsiang. Sono colui che custodisce i libri,
che forse sono gli ultimi,
poiché non sappiamo nulla dell’Impero
e del Figlio del Cielo.
Sono là, sopra gli alti scaffali,
vicini e lontani a un tempo,
segreti e visibili come gli astri.
Sono là i giardini, i templi.

(da Elogio dell’ombra, 1969)

 


Il Cielo stimola la sua mente con grande sofferenza – Confucio

Quando il Cielo è sul punto di conferire una grande missione a una persona,

prima sottopone la sua mente a grande sofferenza e  sfianca il suo corpo.

Lo sottopone alla fame e alla povertà e fa sì che le sue imprese siano confuse. 

Con tutto questo il Cielo stimola la sua mente, indurisce la sua natura

e allevia la sua incompetenza.

confucius

 


Chi sei veramente? – Poesia Bengali

Come lo specchio per la mia mano,
i fiori per i miei capelli,
kohl ai miei occhi,
tambul alla mia bocca,
muschio al mio seno , 
collana alla gola,
estasi alla mia carne,
il cuore la mia casa
come l’ala di uccello,
l’acqua per i pesci,
la vita da vivere
così tu sei per me.
Ma dimmi, Madhava, amato, chi sei?
Chi sei veramente?
Vidyapati dice: sono l’un l’altro.
(In praise of Krishna- Bengali poems)
shiva mirrors

 

 


Cercando l’armonia- Confucio (551-479 a.C.)

 

Che sia un principe o un eremita

che  faccia commenti o stia in silenzio

quando due persone diventano una sola nel loro cuore

esse sono precise come coltelli capaci di tagliare il ferro.

Esse nutrono la stessa idea e seguono lo stesso percorso.

Le loro parole sono come  profumo e  fragranza di orchidea.

Confucio- Commento alla linea 5, Esagramma 13 (Seeking Harmony).

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L’inizio del vero mondo – Satprem

Quando non possiamo più spiegare,
è l’inizio della poesia,
forse l’inizio del vero mondo.

-Satprem-


L’uccello dell’Enigma- Sohrab Seperhi.(1928, 1980)

Da molto tempo sul ramo di quel salice

si è posato un uccello che ha il colore dell’enigma.

Nessun suono, nessun colore

è come lui.

Come me, solo, in questa terra è solo.

Benché il suo intimo sia sempre in tumulto

egli rimane come un’immagine silente.

Se un giorno il suo silenzio si romperà in parole

il tetto della mia casa crollerà.

Anche se è muto

il suo  silenzio parla.

Gli attimi scorrono davanti agli occhi svegli

mentre il suo corpo rimane in chiaro scuro.

Si dipana in alto e in basso il suo piumaggio;

sperduta è la sua vita, come l’onda di un miraggio.

Lo sguardo è fisso su disegni immaginari.

in quegli occhi non c’è traccia di altra brama.

Il suo silenzio ha con me un legame

il suo occhio celato non cerca compagnia.

Percorre i miei silenzi questo uccello,

ciò che non giunge al cuore è fantasia mendace.

Ha legami con le città perdute,

estraneo a questo luogo è l’uccello dell’enigma.

 

 

 

 

 


Fino a che non trasformeremo i nostri nomi- Yunus Emre

Quelli che sono diventati completi

e non hanno vissuto questa vita in ipocrisia,

non hanno imparato il significato delle cose

soltanto leggendo commentari.

La Realtà è un oceano, la Legge una barca.

Molti non hanno mai lasciato la barca,

non si sono mai buttati in mare.

Forse sono venuti per Devozione,

ma si sono fermati ai rituali.

Mai hanno conosciuto,

mai sono entrati all’Interno.

Quelli che pensano che i Quattro Libri

sono lì perché se ne parli,

che hanno letto solo interpretazioni

ma non sono mai entrati nel significato,

vivono realmente nel peccato.

Yunus significa “amico vero”

per qualcuno il cui viaggio è cominciato.

Fino a quando non trasformeremo i nostri Nomi,

non avremo trovato la Via.

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Un buon consiglio.

Ascolta Abushri,

Stupido disgraziato che sogni ad occhi aperti,
Ma ti ricordi di come i difetti mentali
Ti hanno confuso nel passato?
Allora sta attento ai difetti mentali nel presente,
E non vivere da ipocrita.

Da’ un taglio alle congetture superflue.
Hai fatto centinaia di progetti
Che non si sono mai realizzati
E ti hanno portato solo insoddisfazione.
Le iniziative non condotte a termine sono come
Il movimento delle onde che si sovrappongono.
Sta un po’ per conto tuo
E smettila di farti girare la testa.

Hai studiato centinaia di filosofie
Senza comprenderne nessuna.
Allora a cosa servono altri studi?
Hai studiato senza ricordarti poi niente
Nei momemti di bisogno,
E a cosa serve allora la contemplazione?
Dimentica quello che chiami “meditazione”!
Tanto non pare ti stia curando
Dai difetti mentali.

Puoi aver recitato il numero prescritto di mantra
Ma non hai ancora il controllo sulle visualizzazioni.
Forse puoi avere controllo sulle visualizzazioni
Ma non hai ancora allentato la morsa della dualita’.
Puoi aver superato le malvagita’ piu’ ovvie
Ma non hai ancora domato il tuo ego.

Dimentica le sessioni di meditazione prefissate
Seguendo orari maniacali.
Acuta e limpida ma senza riuscire a lasciarsi andare,
Fonda e regolare ma mancante di chiarzza,
Visione profonda che punzecchia soltanto,
Questa e’ la tua meditazione!
Dimentica l’abbaglio della concentrazione
E la mente legata a un palo.

I discorsi sembrano interessanti
Ma non aiutano la tua mente.
La mente logica sembra sveglia
Ma in realta’ semina confusione.
Le istruzioni orali appaiono molto profonde
Ma non aiutano se non sono messe in pratica.
Dimentica quello sfogliare di libri
Che causa distrazione e indebolisce la vista.

Percuoti il tuo antico tamburo da preghiera,
Ma solo per la novita’ di giocarci.
Fai offerta del tuo corpo,
Ma di fatto ci sei ancora attaccato.
Il suono dei tuoi cimbali e’ limpido e cristallino
Ma la tua mente e’ pesante e torbida.
Dimentica tutti questi artifici,
Per quanto siano attraenti.

I tuoi discepoli sembra che studino
Ma non portano a termine niente;
Quando c’e’ un luccichio di comprensione
Il giorno dopo e’ sparito.
Imparano una cosa su cento
Ma non tengono a mente neanche quella.
Dimentica il fervore apparente di questi discepoli!

L’amico piu’ caro e’ pieno di amore oggi
E indifferente domani.
Un minuto e’ umile e quello dopo arrogante.
Piu’ uno gli vuol bene e piu’ diventa un alieno.
Dimentica il caro amico che sorride
Perche’ l’amicizia e’ ancora una novita’.

La tua ragazza ha un bel sorriso stampato
Ma chissa’ cosa sta pensando veramente?
Per una notte di piacere sono mesi di crepacuore.
Puoi passare un mese cercando di portartela a letto
Senza poi neanche riuscirci.
Non val proprio tutto lo scandalo e i pettegolezzi,
Quindi dimenticati di lei.

Chiacchere senza fine provocano simpatie e antipatie.
Possono essere divertenti e piacevoli,
Ma sono solo un imitare i difetti degli altri.
Chi le ascolta sembra d’accordo
Ma forse sotto sotto ti biasima.
Ti fanno solo venire la gola secca
Quindi dimentica le parole oziose!

Predicare senza esperienza diretta dei vari argomenti
E’ come ballare sui testi sacri.
Il pubblico appare desideroso di asoltare
Ma in realta’ non ha un vero interesse.
Se non pratichi quello che stai predicando
Te ne dovrai vergognare prima o poi,
Quindi dimentica le vane retoriche!

Quando non hai dei testi
Ne senti il bisogno;
Ma se li hai, allora no.
Sono solo pagine su pagine
E farne delle copie non finisce mai.
Tutti i libri del mondo
Non ti potranno soddisfare,
Quindi dimentica di copiarli,
A meno che tu non venga pagato per farlo!

Un giorno sei bello rilassato,
Il giorno dopo tutto teso.
Non sarai mai felice
Se ti lasci influenzare dagli umori delle varie persone.
A volte sono si’ cordiali
Ma forse non quando hai bisogno di loro
E finisce che ci puoi restare male.
Quindi dimentica le lusinghe e le buone maniere!

Le imprese politiche e religiose
Sono solo per i gentiluomini.
Non son cose per te, mio caro ragazzo.
Ricordati dell’esempio di una vecchia mucca
Che e’ contenta di addormentarsi in una stalla.
Devi mangiare, dormire e andare di corpo –
Non se ne puo’ fare a meno –
Qualunque cosa ci sia in piu’, non sono affari tuoi.
Fai quello che hai da fare
E resta con te stesso.

Sei l’ultimo degli ultimi
Quindi dovresti essere umile.
C’e’ un’intera gerarchia sopra di te
Quindi smettila di fare l’arrogante.
Non dovresti avere troppi soci
Perche’ sicuramente sorgerebbero divergenze.
E dato che non sei coinvolto
In imprese politiche o religiose
Non pretendere troppo da te stesso.
Molla tutto, sta’ li’ il segreto!

Questo insegnamento, nato dalla propria esperienza, viene dato dallo yogi Trime Lodro al suo caro amico Abushri. Praticatelo, anche se non c’è niente da praticare. Mollate TUTTO, questo è il punto. E anche se non riuscite a praticare il Dharma, non prendetevela troppo e non arrabbiatevi.


Alturas


Del respiro d’Amore – Ahmad Gazali

C’è un momento nell’Amore, straordinario, in cui la donna innamorata diviene spettatrice del suo stesso Sospiro. E in effetti il suo Sospiro che va e che viene diventa la ‘cavalcatura’ dell’amato per il fatto stesso che il cuore è ormai divenuto dimora di lui. Ed è proprio il Sospiro dell’amante che, salendo dal cuore, acquista il profumo e il colore di lui (l’amato).

Da qui in poi avviene che nella donna innamorata il viso è costantemente rivolto sul proprio Sé, ed ella non ha più nulla a che fare con l’esterno. E questo fino al punto che, se anche arrivasse l’amato in persona, lei (l’amante) tutta presa dal Sospiro neppure se ne curerebbe; e anzi se l’amato la volesse tenere occupata con la propria persona, ella non potrebbe sopportarne il peso. Ciò si spiega in quanto questa osservazione del proprio Sospiro comporta sollievo da tutto il resto, ovvero la libera dal peso mentre guardare l’amato aggiungerebbe ulteriore peso  e comparirebbe la vessazione di lui. Quando dalla porta interna (del cuore) compare il nutrimento (cioè l’immagine dell’amato che la ‘nutre’), ciò comporta sollievo ma il sopportare le moine dell’amato (fisicamente presente) è oltremodo difficoltoso.

Tu sei dentro il mio cuore, o mia bellezza, notte e giorno:

ogni volta che ti desidero, ecco, nel cuore posso guardare!


Dell’azione del Cuore – Ahmad Gazali (1060 – 1111)

Sappi dunque che per ognuno degli organi umani si dà una funzione specifica,

se così non fosse sarebbe inattivo.

Così l’occhio fa l’azione di vedere: se non ci fosse il vedere, sarebbe disoccupato.

L’orecchio fa l’azione di udire: se non ci fosse l’udire sarebbe disoccupato.

Allo stesso modo, ciascuno degli organi umani esercita una funzione sua propria.

Orbene, l’azione specifica del cuore consiste nell’innamorarsi: finchè Amore non c’è resta inattivo.

Ma quando arriva l’innamoramento, ecco che anche ad esso si presenta l’azione appropriata.

Insomma è chiaro che il cuore fu creato per Amore e l’innamoramento,

che non vuole sapere di nient’altro.

Quelle lacrime che il cuore invia sulla superficie dell’occhio

costituiscono l’avanguardia della Ricerca amorosa,

mandata avanti per procurare notizie dell’amato,

giacchè l’amore principia giusto dalla via dell’occhio.

Il cuore gli manda a dire:

‘Questa disgrazia t’è venuta dalla tua stessa via

e il mio nutrimento pure viene dalla tua via!’

Delle occasioni amorose, capXLVIII  – Ahmad Gazali a cura di C. Saccone –


La mappa del tuo viaggio – Rabia al Basri

Non c’è nulla tra cuore  e cuore,

le parole nascono dalla nostalgia,

la giusta descrizione dal gustare.

Colui che gusta, sa.

Colui che parla, mente.

Come si può descrivere la vera forma di Qualcosa

al cospetto di cui sei cancellata?

E alla cui presenza tu comunque esisti?

E che è come una mappa per il tuo viaggio?

Rabi’a al Basri (713 – 801)


Sincerità interiore – Zhuang-zi (IV secolo ac)

Colui che non agisce secondo la propria sincerità interiore

agisce sempre a sproposito.

Le sue azioni non si imprimono nella sua anima

perché ciascuna di esse rappresenta una sconfitta interiore.

Gli uomini puniscono con la morte colui che fa del male alla luce del giorno.

Se lo fa negli angoli oscuri e deserti, è punito con la morte dai mani.

Chi ha capito l’incessante sorveglianza degli uomini e dei mani

non fa del male nemmeno quando è solo.

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Il Morto sta tranquillamente bevendo – Stephen L. Karcher.

Quando il tempo del rimpianto e dell’odio finisce

quando tutto è fermo e calmo

noi prepariamo i piatti e il vassoio delle carni.

Fratelli maggiori e fratelli minori, non state lontano!

Cogliete l’occasione per bere il limpido vino.

Quando si perde il De splendente

è la gola secca a portare fuori strada.

Guarda, è il discendente dell’Antenato che presiede.

Sia il suo vino che il suo spirito sono potenti.

Egli li offre con un grande mestolo dal manico di giada,

che egli possa vivere fino a tarda età

che egli possa assicurare il bene di tutti.

I musicisti entrano e suonano.

Le carni fragranti vengono passate intorno.

Nessuno è scontento,

tutti sono felici.

Il Piccolo e il Grande chinano la testa insieme.

Siamo ubriachi di limpido vino,

saturi di De splendente

e l’Abile Celebrante trasmette il messaggio:

” Le anatre selvatiche sono nell’Abisso.

Il Morto sta tranquillamente bevendo.

Tutti gli Spiriti sono ebbri.”

Passaggio dall’Esagramma 63 (Dopo il Compimento) al 64 (Prima del Compimento) di S. L. Karcher.


Fammi essere forte – Sylvia Plath ( 1932 – 1963)

Fammi essere forte, forte di sonno e di intelligenza e forte di ossa e di fibra;

fammi imparare, attraverso questa disperazione, a distribuirmi:

a sapere dove e a chi dare,

a riempire i brevi momenti e le chiacchiere casuali di quell’infuso speciale

di devozione e amore che sono le nostre epifanie.

A non essere amara. Risparmiamelo il finale,

quel finale acido citrico aspro che scorre nelle vene delle donne in gamba e sole.

Non farmi disperare al punto da buttar via il mio onore per la mancanza di consolazione;

non farmi nascondere nell’alcool e non permettere che mi laceri per degli sconosciuti;

non farmi essere tanto debole da raccontare agli altri come sanguino dentro;

come giorno dopo giorno gocciola, si addensa e si coagula.

Silvya Plath – Diari

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Le belle frasi – Abu al Gunayd ( ? – 989 )

Le belle frasi sono state effimere

si son dissolte le oscure allusioni:

nulla ci è stato utile se non qualche genuflessione

fatta nel cuore della notte.

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Al Gunayd è un celebre sufi, morto a Baghdad nel I secolo d.C. Gli scritti che  sono giunti fino a noi sono di difficile comprensione per gli studiosi, perchè carichi di metafore e oscure allusioni. La via da lui insegnata era fondata sulla sobrietà (sahw) sia nella condotta quotidiana sia nel dominio dell’esperienza interiore, in opposizione alla via ebbra (sukr) che praticavano altri sufi. La sua  comprensione della realtà mistica  era basata ”sull’isolare l’eterno da ciò che è generato nel tempo” e la sua capacità di saper comunicare tale esperienza agli altri ne fecero uno dei più esimi esponenti della setta, tanto che un suo contemporaneo di lui scrisse: ‘Se l’intelletto fosse un uomo, avrebbe la forma di Gunayd’ .

La sobrietà era il fondamento della sua dottrina. Dopo essere entrato in contatto con il divino e la propria interiorità l’uomo comincia a spogliarsi di tutto il superfluo e  attraverso la relazione d’amore con Dio giunge ad uno stato di risveglio in cui ” dopo non esser stato sarà là dove è stato. E allora sarà completamente se stesso.” . Così spogliato da tutti gli offuscamenti, l’uomo raggiunge lo stato estatico di unità spirituale e allora  poco importa quale attività  compia, egli la compie in uno stato mistico, e dimora tra le creature come una di loro, in modo da svolgere nel mondo la sua attività.

Al Gunayd sembra avesse anche virtù visionarie, uno dei segni della gnosi. Al suo funerale, avvenuto a Baghdad in data incerta (297 /989) parteciparono sessantamila persone.

Si racconta che Gunayd dopo la sua morte fu visto in sogno, e gli fu chiesto: ‘Che notizie, Abul Quazim?’

Rispose: ”Le belle frasi sono state effimere, si son dissolte le oscure allusioni: nulla ci è stato utile se non qualche genuflessione fatta nella notte”. Un monito a trovare con indomita volontà il proprio centro interiore, al di là di parole e teorie, riunendosi a un divino che è sempre presente in noi. Bisogna restare nudi con se stessi, diceva non so più chi.


La Quiete – Mansur al Hallaj (858 -922)

La quiete, poi il silenzio, poi parlare a caso,
Poi la conoscenza, l’intossicazione, l’annientamento;
Terra, quindi  fuoco, poi  la luce.
Freddezza, allora ombra, poi luce del sole.
Una strada spinosa, quindi un sentiero, poi il deserto.
Il fiume, poi il mare, poi la riva;
L’appagamento, il desiderio,poi l’Amore.
La vicinanza, l’unione, l’intimità.
Chiusura, poi apertura, quindi cancellazione,
La separazione, lo stare insieme, poi nostalgia.
Segni per coloro che hanno una reale comprensione
Che trovano questo mondo di scarso valore.

sabkahan


Voglio essere poeta – A. Rimbaud (1854 – 1891)

Voglio essere poeta, e lavoro per rendermi veggente:
voi non ci capireste niente, ed io non saprei come spiegarvi.
Si tratta di arrivare all’ignoto mediante
la sregolatezza di tutti i sensi.
Le sofferenze sono enormi,
ma bisogna essere forti, essere nati poeti,
e io mi sono riconosciuto poeta. Non è colpa mia.
È falso dire: Io penso: si dovrebbe dire mi si pensa.
– Perdonate il gioco di parole – IO è un altro.
Arthur Rimbaud – Lettera a Izinbard 1871


Tutte le canzoni vengono all’uomo quando è solo nella grande solitudine – Inuit

Tutte le canzoni vengono all’uomo quando è solo nella grande solitudine.

Vengono a lui sulla scia del pianto, pianto che scaturisce dai recessi profondi del cuore

o vengono a lui improvvisamente accompagnate da gioia e da risate

che sgorgano all’interno noi- non sappiamo come, mentre riflettiamo sulla vita

e ci guardiamo intorno sulle meraviglie del mondo che ci circonda.

Poi, senza la nostra volontà, a nostra insaputa, le parole arrivano da noi in brani che non appartengono alla lingua quotidiana.

Vengono a noi con ogni nostro respiro e diventano proprietà di coloro che hanno l’abilità di tesserle  per gli altri …

Tutto il mio essere è canzone.

Mentre  canto, io respiro.

(da  Paul Radin, “The Literature of Primitive Peoples”, Diogenes Press)


Radici – R. Bly (1926 – )

Non m’importa quanto io mi spinga nel profondo di me stesso

il mio Dio è oscuro, lo stretto intreccio

di centinaia di radici, che bevono in silenzio.

R. Bly.

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Da dove siamo nati? – W. Goethe

Da dove siamo nati?
Dall’amore.
Come saremmo perduti?
Senza amore.
Cosa ci aiuta a superarci?
L’amore.
 Come si può trovare  l’amore?
Con l’ amore.
Cosa abbrevia il pianto?
L’amore.
Cosa deve unirci sempre?
L’amore.