Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

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ESAGRAMMA 1 – IL CREATIVO

Ch’ien / Il Potere Creativo – Cielo su Cielo.

Immagine Il moto del cielo è vigoroso.Così il nobile rende se stesso forte e instancabile. Sentenza: Il Creativo opera sublime riuscita, propizio per perseveranza. (W)

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Il moto del cielo è vigoroso. Così il nobile rende se stesso forte e instancabile.
Sentenza: Il Creativo opera sublime riuscita, propizio per perseveranza. (W)

La situazione si presenta colma della massima creatività, mai come in questo momento  sei pronto per compiere ciò che da tantissimo tempo stai cercando di fare, a tentoni e lottando. Non è ancora compiuto, qui c’è la Potenzialità, l’occasione e la forza. Qui  c’è l’opportunità  di tirarti fuori dalle cose che ostacolano, dai legacci angustianti del non-sapere, non-riuscire, non-avere forza. Nel Creativo, ora, c’è  la forza per liberarsi da tutte le ombre. Nulla è ancora compiuto e finito, nulla ancora è iniziato, ma finalmente può cominciare il primo passo verso il rinnovamento, poiché tutte le circostanze sono favorevoli.  Ci vorrà pazienza, cura e nutrimento, ma hai atteso per tanto tempo, alla cieca camminando a tentoni, lasciando fermentare dentro di te le forze sia dell’oscurità che della luce. E adesso, emerge la comprensione: ora puoi capire e trovare ciò che cerchi.

Nessuna frattura con ciò che senti internamente e ciò che è esteriormente: puoi iniziare a sentirti in armonia con il mondo e le cose e cominciare a costruire secondo i tuoi reali desideri.

L’uscita di questo esagramma invita anche all’attenzione:  attuare i tuoi più profondi desideri non deve diventare una nuova mania, un nuovo ostacolo, una nuova opponente separazione tra te e gli altri, te e il mondo! E’ essenziale trovare concretamente qualcosa a cui dare forma, per iniziare a costruire nel mondo ciò che hai mancato di fare finora, ma che è stato sempre lì, ad aspettare che tu fossi abbastanza forte e maturo per poter cominciare . Ora puoi e devi, ora hai la forza, il potere, le condizioni: ti sei liberato dalla zavorra delle passate situazioni, è come se non ti interessassero più.

E’ come una nascita: come uscire dal grembo materno e cominciare a crescere. L’energia che ti spingeva a compiere qualcosa di nuovo era finora bloccata a causa delle difficili esperienze, eri esitante, non sapevi bene come portare avanti le fuggevoli intuizioni, cominciavi e ti perdevi, tornando sempre ai vecchi schemi, come un gambero che prosegue in linea obliqua e mai diritto. Ora le e situazioni e gli ostacoli dell’ombra sono spazzati via. Inizia un periodo di costruzione: sta a te trovare cosa costruire.

Parola chiave : CREATIVITA’ PERSISTENTE NEL TEMPO.

Le linee in movimento .

1- All’inizio la forza creativa, non essendo pienamente emersa, non la riconosci bene. Ma emergerà sicuramente, devi essere paziente. E’ già in te. E’ d’aiuto un piccolo allontanamento dal mondo, e un momento di quiete autoimposta per riconoscerla. Non c’è da spingere o fare alcunché: è pronta, è già qui.

2- Allontanandoti dal chiasso e dal rumore distraente, anche solo per poche ore, smettendo di preoccuparti e desiderare, ti metti veramente al centro delle cose. Ciò ti pone in una attitudine di accoglienza, di semplicità e di rilassamento. Istantaneamente smetti di aggredire e desiderare: stai quieta, aperta e anche tutto il resto rispecchierà il tuo atteggiamento di modestia e umiltà.

3- La difficoltà ora può sorgere, proprio in questo tuo ‘essere al centro’ del mondo: non cominciare a sentirti superiore e brillante oltre i limiti!Troppa sicurezza dà il via all’orgoglio, causa di ogni regresso. Questo è il momento di restare attenti e mantenere davvero il tuo centro creativo, senza disperderti in futili fantasie di onnipotenza. Sei in grado, è un lavoro duro, ma ce la fai.

4 – Sei in movimento in mezzo a grandi cambiamenti , grandi trasformazioni . Sii consapevole  e non tirarti indietro . C’è incertezza di direzione, poiché ora sei libera di poterne prendere qualunque, mentre per tanto tempo sei stata vincolata e bloccata da speranze e timori. Devi restare fedele alle tue intuizioni più intime, comprendere come puoi conciliare il tuo mondo interiore con l’esterno, senza cadere preda né esclusivamente dell’uno né nell’altro.

5- In questo momento hai raggiunto davvero un punto di svolta, una realizzazione. Troverai alcuni che spontaneamente seguiranno la tua strada, altri si allontanano, perché non sono più nel tuo livello. Sei una luce! Brilla!  Le persone che ora riescono a seguirti e comprenderti sono al tuo stesso livello e qualcosa di duraturo nasce con loro. Lascia che la tua fresca, semplice energia senza secondi fini si sparga. E’ un nuovo inizio, nuovo significa non esistono più vecchie cianfrusaglie ingombranti che ti preoccupavano fin ora. Lasciale indietro e splendi da ora.
6 –   Non pensare alle cose che intraprendi come una sfida verso qualcuno o per ottenere qualcosa. A volte ci vuole molta più forza per ritirarsi e per cedere un potere ingombrante, per portare avanti piani cervellotici con gran dispendio di astuzia e energia. In questo esagramma vince chi si ritira e si ricompone in sé. E’ il Sé che sta cercando di emergere e ti chiama a prenderti cura della sua enorme ricchezza. Se invece sprechi tempo e energie per modificare solo le cose all’esterno, è in agguato il fallimento.

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COMMENTO DI RICHARD WILHELM all’ESAGRAMMA UNO- IL CREATIVO.

Il primo esagramma è fatto di sei linee ininterrotte, che significano potere primario, attività, luce ed è dedicato allo spirito. Ha caratteri forti e siccome  manca la debolezza la sua essenza è potere e energia. L’immagine è il Cielo, sopra e sotto. La sua energia non ha confini e perciò non vi sono legami di spazio o tempo. Vi è movimento nello spazio, e il tempo è la base in cui si sviluppa il movimento. Perciò questo esagramma si riferisce sia al movimento che a come si sviluppa nel tempo, cioè la durata.

Il potere rappresentato dall’esagramma ha due significati: come azione nell’universo e come azione nel mondo umano. In relazione all’universo l’esagramma si esprime come la forte, creativa azione della Divinità. In relazione al mondo umano, descrive l’azione dell’uomo santo o saggio, del leader degli uomini, che col suo potere risveglia e sviluppa le più alte potenzialità.

Il GIUDIZIO

La creatività opera sublime successo, attraverso la perseveranza.

Quando un individuo ottiene questo esagramma il successo arriva a lui dalle fondamenta dell’universo, e tutto dipende dal fatto che egli cerca la sua felicità e quella degli altri in un unico modo: perseverare in ciò che è giusto. Ecco perché Confucio spiegò questo Esagramma con le parole:  ‘Grande è invero il potere generativo del Creativo: tutte le cose devono ad esso il proprio inizio. Questo potere permea tutto il cielo’.

L’inizio di tutte le cose si trova oltre la forma delle idee e ancora deve diventare realtà. Ma il potere del Creativo è di dare una forma a questi archetipi di idee. Ciò è indicato dalla parola ‘successo’, e il processo è rappresentato da un’immagine della natura: ‘Le nuvole passano e la pioggia scende e tutti gli individui fluiscono nella loro forma’.

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L’Immagine.

Il movimento del cielo è potente. Così l’Uomo Superiore si fa forte e instancabile.

Dal momento che il cielo è uno, il doppio cielo del trigramma indica il suo movimento. Una completa rivoluzione del cielo indica un giorno e il doppio trigramma indica che dopo un giorno ne segue un altro. Ciò crea l’idea di tempo. Poiché è lo stesso cielo che si muove instancabilmente vi è l’idea di durata, dentro e oltre il tempo, un movimento che mai si arresta o affievolisce, proprio come a ogni giorno ne segue un altro, in un movimento senza fine. La durata nel tempo è l’immagine del potere del Creativo. Con questa immagine del tempo, l’Uomo Superiore comprende come sviluppare se stesso così che la sua influenza perduri. Egli deve rinforzarsi in ogni modo, rigettando coscientemente tutto ciò che è inferiore o degradante. Così ottiene quell’instancabilità che gli consente di delimitare il suo campo di attività.

Approfondimenti.

L’esagramma con le sei linee fu in seguito rappresentato come un drago.

La linea 4 recita: il drago volante si aggira sull’abisso da cui è nato. Il drago è il cielo, quindi è il potere creativo stesso, che invece di progredire o tornare indietro, resta fermo nel luogo in cui è nato. Vi è qui un’esortazione a non utilizzare il potere acquisito in attività dispersive o, peggio, con lo scopo di ributtarsi con rinnovato vigore in vecchie situazioni. No, la creazione avviene del tutto spontaneamente  in attività disinteressate e che porteranno al completo successo soltanto in questa maniera.


LV- Fang- Abbondanza (J. Legge)

Fang indica progresso e sviluppo. Quando un re ha raggiunto il punto (espresso dal nome) non deve diventare ansioso (per la paura di un cambiamento). Egli deve essere come il sole a mezzogiorno.

1- Il primo NOVE, intero, mostra il soggetto incontrarsi con il suo compagno. Siccome hanno lo stesso carattere, non vi è errore. Avanza così riscontra approvazione.

2- Il secondo SEI, spezzato, mostra il soggetto circondato da cortine così larghe e spesse, che a mezzogiorno non può vedere la costellazione del Mestolo. Se egli procede (e cerca di illuminare il suo signore così rappresentato) egli sarà considerato con diffidenza e antipatia. Bisogna accarezzare i suoi sentimenti di sincera devozione in modo da commuovere (la mente del suo signore), e ci sarà buona fortuna.

3- Il terzo NOVE, intero, mostra il soggetto con una (ulteriore) cortina larga e spessa, attraverso la quale a mezzogiorno può vedere la (piccola) stella Mei. (Nell’oscurità) si frattura il braccio destro; ma non ci sarà nessun errore.

4- Il quarto NOVE, intero, mostra il soggetto in una tenda tanto pesante e spessa che a mezzogiorno può vedere la costellazione del Mestolo. Ma egli incontra il soggetto della (prima) linea, intero come lui. Ci sarà buona fortuna.

5- Il quinto SEI, spezzato, mostra il soggetto circondato da uomini di brillanti capacità. Ci sarà occasione di congratulazioni ed elogi. Ci sarà buona fortuna.

6- L’ultimo SEI, spezzato, mostra il soggetto con una casa grande, ma gli serve solo come cortina per la sua famiglia. Quando si affaccia alla porta c’è immobilità e in giro non c’è nessuno. Per tre anni non si vedrà nessuno. Ci sarà disgrazia.


XXXIII-Thun, Ritirata – J. Legge

Thun indica progresso e successo (nelle circostanze implicate). In piccolo sarà (ancora) vantaggioso essere fermi e corretti.

1- Il primo SEI, spezzato, mostra la coda che si ritira. La posizione è pericolosa. Non bisogna muoversi in nessuna direzione.

2- Il secondo SEI, spezzato, mostra il soggetto mantenere (i suoi propositi) con fermezza, come se indossasse la pelle di una vacca gialla, che non si può lacerare.

3- Il terzo NOVE, intero, mostra uno che si ritira ma legato, con sua angoscia e pericolo. (Se li affrontasse come se) nutrisse un servo o una concubina, sarebbe fortuna per lui.

4- Il quarto NOVE intero, mostra uno che si ritira controvoglia. In un nobile ciò conduce a buona fortuna. Un ignobile non ne è degno.

5- Il quinto NOVE, intero, mostra il soggetto che si ritira in modo ammirevole. Mantenendo ferma correttezza ci sarà buona fortuna.

6- Il sesto NOVE, intero, mostra il soggetto ritirarsi in modo nobile. Ci sarà vantaggio da ogni punto di vista.


Esagramma 56, linea 4.

Qualunque sia la causa per cui la grandezza si esaurisce è sicuro che essa perde la sua patria.

Questo significa Viandante. Che, inoltre, viaggia in solitudine.

E’ l’analisi della situazione in cui ti trovi: se in passato c’è stata grandezza o soddisfazione, ora è svanita; perché o come non ha importanza, forse è stata la mancata volontà di dare di più, e non hai avuto l’energia per ribellarti agli ostacoli. Qualcosa è accaduto e ciò che avevi saldamente costruito ora, si allontana. Un grande cambiamento è già  avvenuto, ed ora in solitudine il viaggio verso un nuovo equilibrio è iniziato.

Il viandante riposa dove ha trovato alloggio. Egli ottiene il suo possesso e un’ascia. Il mio cuore non è lieto.

Sei costretta ad accontentarti di una posizione inusuale.

Non tutto è perduto ma per conservare ciò che è tuo devi combattere, sempre stare in guardia. Vi è contrasto, conflitto, opposizione, difficoltà a capirsi;  è una brutta situazione destinata a mutare con un tuo allontanamento dalla fonte del problema. Resterai ferma per un bel pò, fino a che ti sentirai estranea al problema. Il problema non si allontanerà, ma tu cambierai atteggiamento. Non far caso a ciò che ti circonda, va avanti per la tua strada, fai le cose da te stessa e per te stessa. Vi è divisione, estraniamento, ma non è un male  allontanarsi, non è un male estraniarsi da ciò che preoccupa ed è difficile. Stare fermi permette a ciò che ancora immaturo e distante di crescere e definirsi. Questa è una stasi fisiologica, un allontanamento salutare da una preoccupazione che in fondo non ci riguarda, perché si conosce la nobilissima arte dell’accontentarsi.

Nessuna macchia.

 


Simboli e anima.

Anticamente quando due mercanti sugellavano un accordo spezzavano una tavoletta d’argilla in due parti e ciascuno ne conservava un pezzo; la tavoletta divisa poteva sempre unirsi di nuovo, e anche se materialmente ciò non avveniva, rappresentava  qualcosa di integro che resta tale al di là delle sue parti. Le parti che ciascuno deteneva erano chiamati συνβαλλα, symbola, dal verbo greco unire, mettere insieme.

La capacità umana di simbolizzare ha creato un universo di immagini che ci circondano e che continuiamo ad usare in ogni momento, che ne siamo coscienti o no. Tutti conoscono il significato transletterale dei fiori e lo utilizzano per comunicare ed esprimere emozioni e sentimenti. Quando siamo tristi pensiamo al colore nero; se siamo invece felici pensiamo al sole e alla luce; una persona timida non si vestirà mai con abiti appariscenti, ma rappresenterà la sua timidezza indossando gli abiti che si confanno e che la raccontano. Un buon esercizio è osservarsi e scoprire attraverso la nostra esteriorità chi stiamo rappresentando, con un processo introspettivo di riconoscimento dei simboli che ci animano, o di quello dominante. Ogni esperienza umana rientra in una immagine simbolica che sentiamo  immediatamente vera, senza alcun bisogno di elaborarla intellettualmente. L’immagine mentale è connessa all’occhio interiore, che può cogliere la sua fulminea apparizione in una sorta di sospensione magica della mente razionale, che risulta inadeguata e lenta rispetto alla vividezza dell’Immagine e di tutto ciò che essa evoca.

L’immagine acquista senso solo quando penetra e si innesta nell’esperienza di ciascuno, i suoi vissuti, i ricordi, consci e inconsci, che tutti insieme contribuiscono a fare di noi quello che siamo. Essa ci rappresenta, ci racconta di noi stessi,  individua e definisce tutti gli aspetti e i lati del nostro carattere, in modo molto più realistico e immediato di un discorso su di sé, che spesso finisce per essere un discorso soggettivo su quello che si cerca di essere e si vorrebbe essere (o non essere). Il simbolo invece ha una sua caratteristica pulizia, scevra da individualismi egocentrici, ed è forse questa  caratteristica che  lo rende anche elusivo e difficile da cogliere al di fuori dei momenti di sogno o di waking sleep, tanto usato da Carl Jung negli episodi di Immaginazione Attiva.

I Greci, molto più pragmatici di noi, rappresentarono le immagini del mondo eterno e sovrasensibile come divinità che incarnavano  gli aspetti immutabili dell’esperienza umana: amore, odio e la gamma cangiante delle emozioni umane, che ci animano di continuo e che noi moderni abbiamo relegato nell’irrazionale fantastico. Se è vero che oggi l’ideologia dominante relega gli dei nella sfera ‘religiosa’, essi continuano ad animarci, pretendendo da ciascuno di noi di essere riconosciuti ed espressi, ripristinando il perduto colloquio con forze ed energie che abbiamo escluso. La pulsione verso questa fonte è la prova che l’anima sta facendo il suo ingresso  là dove era stata esclusa.

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‘Anima indica qualcosa di meraviglioso e di immortale!’

”La parola tedesca Seele (anima) è strettamente imparentata attraverso la parola gotica saiwalo con la parola greca aiolòs, che significa ‘mosso’, ‘cangiante’, qualcosa di simile a una farfalla, in greco psychè, che svolazza di fiore in fiore e vive di miele e di amore.  Un essere dotato di anima è un essere vivente. L’anima è la parte vivente dell’uomo, ciò che vive di per sé; con astuzia e con gioioso inganno, l’anima attira verso la vita l’indolenza della materia che non vuole vivere. Fa credere all’uomo cose inverosimili: affinché la vita sia vissuta.”

Carl Jung-Gli archetipi dell’inconscio.

Essere in contatto con il simbolo significa dunque entrare nella sfera numinosa e sacra, indotta dall’anima, una  sfera che crea e trasforma ciò che è arido e morto in noi in vita e che guarisce.

 

 


ANANDA K. COOMARASWAMY SYMBOLS AND SIGNS

Il simbolo è qualcosa che unisce. Strumento di guarigione,amante della definizione pur nella sua elusività, ma anche magico portatore di distruzione. Non scaturisce dalla fantasia, tutta razionale, ma direttamente dalla psiche, funzione primaria dell’Anima. Splendido articolo di Burningheart.


Fili di luna.

Mi ricordo le donne anziane sedute fuori nel pomeriggio estivo, cucendo o pulendo le verdure per la cena, con mani abili, i movimenti cadenzati, il tempo infinito scandito dall’alzarsi della luna, e poi, quando le ombre risalivano lungo la strada in un certo modo era tempo di rientrare e preparare. Mi ricordo i silenzi di mia nonna, di mia madre intente a cucinare, risuonavano i rumori delle stoviglie, l’acqua, i passi e l’odore del cibo che mi raggiungeva, e mi insegnavano il senso del tempo personale, il mio tempo che ancora adesso è condotto da un filo d’oro che, ora so, mi riconduce alla Luna. Mi ricordo i lunghissimi capelli intrecciati e tenuti a crocchia con spilloni d’osso scuro, mia nonna ottantenne che quando li scioglieva era trasformata in una sensuale sirena dai capelli d’argento, così forte e oscuramente legata alla Terra, alla sua storia che sembrava tutta raccontata dalle sue trecce strette, il tempo, gli anni, i momenti, il legame indissolubile tra lei e la materia, senza la moderna preoccupazione della praticità e ancor meno della accettabilità di oggi, oggi che le donne si consegnano nelle mani abili di parrucchieri per darsi un’identità diversa, o per crearsi addirittura un’identità, copia incolla di chissà quale incarnazione di femminilità proposta dai media…Mi ricordo quando ho cominciato io stessa a farmi crescere i capelli, che poi sono diventati lunghissimi e i primi capelli bianchi dopo il primo figlio, e ancora altri dopo la morte di mio padre. Mi ricordo lo stupore che provavo davanti ai segnali del tempo sul mio corpo, il tempo che modificava e muoveva la mia vita – a mia insaputa spesso- mentre i capelli crescevano e crescevano. E un giorno mi sono accorta che erano lunghissimi, stranamente te ne accorgi in un solo momento, come se fossi stata altrove nonostante gli specchi in cui ti guardavi continuamente. Mi ricordo Lama Tsultrim che raccomandava di legare una ciocca di capelli al damaru per creare il legame con lui e invitare le dakini a danzare solo per me, attraverso la materia spirituale del tempo, degli anni e dei ricordi, della mia storia, tutti racchiusi in quel ciuffo bruno. E poi mi ricordo il sacrificio dei capelli, quando decisi di tagliarli, di sottopormi a questa amputazione dopo lunghissima riflessione, per tagliare via simbolicamente una fase, la conclusione di un ciclo, per sottolineare una trasformazione o un cambiamento: la fine di un rapporto, la morte di mio padre, la nascita di un figlio, una malattia. Ma sempre ricrescono, lentamente come è lento il passo incerto con cui ti muovi tra le cose, tessendo, cucendo, scandita dalle fasi della Luna, la tua Storia.
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Fede nella mente.

Dormendo e sognando, la mente a riposo. Facendo pulizia, gettando nella spazzatura montagne di carte, fogli, numeri di telefono e lettere.
D’improvviso non stava più bene Sakyamuni dove lo avevo messo, incombente su chi entrava, eppure oggetto su cui posare gli occhi e dimenticare; per lui un posto più discreto da dove, mi pare, abbraccia con sguardo dolcissimo i movimenti. Mi accorgo che ora il suo sguardo è rivolto ad est, da dove può ricevere il sole pulito dell’alba.
L’alba.
Pulisco, metto un nuovo ordine, sposto cose: da tre giorni c’è caos e io sola vedo in quel disordine lo schema finale che costruisco piano piano, senza fretta. Può sembrare più sporco di prima, più incasinato di prima, questo rimettere tutto in vista e farne una nuova costruzione. Non so che forma avrà, non ho in testa niente di fisso e stabilito: faccio. Poi ci sono i sogni, loro sì che sono precisi sullo stato delle cose.
Non mi va di manipolare nulla; abbandonando il controllo lascio che manifestino la loro sincronicità con la vita ‘da sveglia’. Non c’è più frattura tra notte e giorno, la mente e il corpo continuano a sognare mentre lavo, sposto, cambio prospettive, stacco rametti ai rami più belli per farne nuove piante. Tanto lavoro manuale, sì.
Leggo Castaneda, addormentandomi con Don Juan Matus che semplicemente dice cose incomprensibili alla mente, le sento solo da qualche parte nella memoria, come una lontanissima risonanza di un’onda marina, che continua a rincorrere i venti del destino.
Il corpo è un’alchimia che non so più controllare, mentalmente non c’è niente che possa fare, solo lasciare tutto così, come vuole, come crede di fare, nella sua saggezza.
Ho fiducia solo nella mente.
Mente che conosce più di quanto io possa conoscerere, e dirige i miei passi più di quanto io possa pensare. Lascio fare,e non osservo neppure quello che faccio. Liberata in uno spazio aperto, agisco.

A volte mi guardo allo specchio: sorpresa, i capelli sono di nuovo lunghi, e gli occhi mi piacciono di nuovo, non hanno più dentro quell’implorante bisogno di conferme.
Mi inginocchio sulla terra per trapiantare i miei amati fiori…li avevo abbandonati per dedicarmi all’intelletto. Graffi sulle braccia, polvere tra i capelli. Un fuoco caldo e discreto arde nel mio cuore, un piccolo fuoco alimentato da piccole cose.
Sogni di essere in pigiama come durante una lunga malattia.
I ching mi mostra l’esagramma 18: l’emendamento delle cose guaste e come risultato il 48, Il Pozzo.
Bevo, al pozzo , il mio pozzo e sempre ho fiducia nella mente, che ora mi guida e io la lascio fare, non facendo niente.
Il ritmo del tamburo, il mio cuore, il mio respiro, riempiono il movimento.
Non più parole per dire come sto e come non sto: tutto si compie come vuole e deve.
Aria.


Non volevo amore – Anais Nin

Non volevo amore perché è caos,
perché fa vacillare la mente come lampioni scossi dal vento.
Volevo essere fortissima davanti a te,
essere contro di te –
tu ami tanto contrapporti alle cose.
Io amo essere per le cose. –
Tu fai caricature.
Occorre un grande odio per fare caricature.
Io eleggo, io amo –
la marea dell’amore, la notte, mi soffoca –
come in quel sogno che ieri ti sei sforzato di rendere reale,
di inchiodare, proprio così, con il tuo bacio travolgente … 

Anaïs Nin a  Henry Miller

(9 marzo 1932)


Cotenna di Bisonte parla.

Grazie per le mie vittorie e per le mie sconfitte

grazie per le visioni e per la cecità

che mi ha consentito di vedere anche di più.

Cotenna di Bisonte.


Lo Squonk (Lacrimacorpus dissolvens)

Jorge Luis Borges descrisse lo Squonk nel Manuale di Zoologia fantastica:
La zona dello Squonk è molto limitata. Fuori di Pennsylvania poche persone ne hanno sentito parlare, benché nelle cicutaie di quello stato sia abbastanza comune. Lo squonk è di tinta molto cupa e in genere viaggia all’ora del crepuscolo. La pelle, che è coperta di verruche e di nei, non gli calza bene; a giudizio dei competenti, è il più sfortunato di tutti gli animali.Rintracciarlo è facile perché piange continuamente e lascia una traccia di lacrime. Quando lo serrano e non può fuggire, o quando lo sorprendono o lo spaventano, si dissolve in lacrime. I cacciatori di squonk hanno più fortuna nelle notti di freddo e di luna, quando le lagrime cadono lente e all’animale non piace muoversi; il suo pianto s’ode sotto i rami degli oscuri arbusti di cicuta.
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Lo Squonk-

Da Wikipedia:
Nel folklore statunitense, lo Squonk è una misteriosa creatura che abita nelle foreste di conifere della Pennsylvania settentrionale. Gli Squonk sono esseri di brutto aspetto e tristi, che piangono in continuazione, lasciando alle proprie spalle una scia di lacrime.

Lo Squonk è un membro della vasta famiglia delle “creature paurose” (Fearsome Critters) che, nel folklore americano, abitano le foreste da legname. Queste leggende si sono sviluppate soprattutto nel XIX secolo, probabilmente come mitizzazione dei pericoli reali con cui i boscaioli avevano a che fare nelle regioni isolate e ancora selvagge in cui si trovavano a svolgere il proprio lavoro.

Il primo resoconto scritto sullo Squonk si trova nel libro di William T. Cox Fearsome Creatures of the Lumberwoods, with a Few Desert and Mountain Beasts (1910). Secondo Cox, lo Squonk è di colore scuro e ha una pelle cadente, coperta di verruche e di nèi, che lo rendono estremamente brutto a vedersi. Lo si incontra soprattutto al crepuscolo; il suo pianto ininterrotto proviene spesso dall’ombra degli alberi di tsuga. Se viene catturato, o spaventato, si dissolve in lacrime; per questo motivo ha meritato il “nome scientifico” di Lacrimacorpus dissolvens.

« Il signor J. P. Wentling, già di Pennsylvania, e ora residente a St. Anthony Park, Minnesota, ebbe una triste esperienza con uno squonk nei pressi di Monte Alto. Aveva imitato il pianto dello squonk e aveva indotto l’animale a entrare in una borsa, che ora stava portando a casa, quando all’improvviso il peso s’alleggerì e il pianto smise. Wentling aprì la borsa: non restavano più che lagrime e borboglio. »
((William T. Cox, Fearsome Creatures of the Lumberwoods, Washington 1910))

I “cacciatori di Squonk” hanno più fortuna nelle notti fredde di luna, quando le lacrime cadono lente e l’animale si muove con maggiore difficoltà.

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La maledizione delle piccole cose.

Per me e’ strano, ma mi è chiarissimo, il fatto che io dia la mia attenzione solo a qualcosa che non ne è degno. Invece tutto ciò che è degno della mia attenzione mi rende distratto- e doppiamente: in primo luogo, perché mi stordisce, e in secondo luogo perché dà il via a riflessioni che mi distraggono dall’osservare in dettaglio. Ma sono felice di questo mio tratto e non vorrei vivere in altro modo.

Boris Pasternak, 1928, Lettera a Vsevolod Meyerhold.

It’s strange to me, but clear to me, that I can give my attention only to something not worthy of it. Because everything worthy of my attention makes me inattentive – doubly so: first, because it stuns me, and second because it gives rise to reflections that distract me from observing it in detail. But I am happy with this trait of mine, and would not want to live otherwise.” – Boris Pasternak, 1928, Letter to Vsevolod Meyerhold.
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Henry Corbin – Corpo Spirituale e Terra Celestiale.

 

Di tutte le realtà che l’uomo vede e contempla nel mondo altro, quelle delizie, le houri, i castelli, i giardini, i verdi boschi, e i nebbiosi ruscelli – come anche il loro opposto- gli orribili abitatori dell’Inferno – nessuno di costoro è esterno a lui, alla stessa essenza della sua anima, nessuno è distinto o separato dal suo stesso atto di esistere.

Of all the realities that man sees and contemplates in the world beyond, those which delight, like houris, castles, gardens, green vegetation, and steams of running water – as well as their opposites – the horrifying kinds of which Hell is composed – none of these is extrinsic to him, to the very essence of his soul, none is distinct or separated from his own act of existing.” Spiritual Body & Celestial Earth, 165
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Il Tradimento- Massimo Scaligero.

L’impulso al tradimento oggi è inevitabile a tutti, è la prova di tutti, essendo la posizione del pensiero astratto incontrollato e portato di continuo a scambiare il cadavere discorsivo della verità con l’essere della verità.

Il tradimento è la vanità espositiva: sotto la cui finzione esoteristica rigurgitano, allo stato di rinnovellata e codificata imperiosità, gli istinti. Il pericolo di perdita della rettitudine oggi incombe soprattutto su coloro che presumono insegnare, tenere forbiti discorsi, godendo dell’estatica ascoltazione degli altri a cui trasmettono insegnamenti, che invero non possono passare attraverso oratoria o eccitazione misteriosofica.

Coltivando simile vanità, si è esclusi dalla “via”.

Possono essere conosciuti i testi della Saggezza, anche i più riservati, le norme delle “riunioni di gruppo” e i riti segreti, si può aver ricevuto oralmente le tecniche decisive dello sviluppo interiore: tutto questo rimane lettera morta, anzi diviene alimento della presunzione individualistica, se non muove dallo spirito da cui origina, se non può immediatamente darsi come impersonalità, dedizione all’altrui essere: se non può attuarsi come capacità di amare come se stessi qualsiasi creatura umana.

Massimo Scaligero (da Magia Sacra)

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L’amore vive della nostra interiorità – A. Carotenuto

 In verità l’amore vive e si alimenta di ciò che accade in noi, della nostra interiorità. L’essere su cui abbiamo fermato i nostri occhi e convogliato il nostro desiderio assume per noi un significato unico: è insostituibile perché soltanto egli può evocare in noi delle dimensioni interiori profonde e particolarissime. In verità, nella dinamica dell’incontro amoroso, si viene catturati, rapiti, da un oggetto che sembra essere dotato della qualità straordinaria di corrispondere esattamente all’interiorità del proprio desiderio.

Aldo Carotenuto.

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La Casa.

Tanto tempo fa pensavamo di dover partire per un lungo viaggio per costruirci un posto nostro, un luogo in cui abitare per sempre e sentirci ‘ a casa’. Compiamo questo viaggio di ricerca, senza sapere cosa, dove, perché ma infine arriva il momento in cui comprendiamo che tutto ciò che incontriamo è già parte di noi. E’ così che diamo forma al mondo, mettendoci dentro ciò che già abbiamo nella Casa che abitiamo. Non ci rendiamo conto che la Casa siamo noi, è sempre abitata da noi e non ce ne possiamo mai allontanare. E tutti i visitatori che entrano e escono, siamo sempre noi.
Ora chiediti che cosa ti impedisce di essere felice in Casa Tua, quali sono gli ospiti che dovrebbero essere messi alla porta. Tu hai voglia di levità e di pace e invece trovi tristezza e tormento. Prova a dare una forma a questo e gettalo via, fuori dalla porta. Come portassi fuori la spazzatura. Soprattutto quando lo spazio è troppo invaso e ingombro di queste presenze. Che soffocano, rubano letteralmente la tua energia. Cerchi di allontanarti e loro sono sempre lì, ad occupare il divano con i piedi sul tavolino. Non vale a nulla che ogni santissimo giorno ripulisci il tavolino, rimetti a posto i ciscini e cerchi di abbellire la Casa se dopo un po’ tornano questi personaggi a fare il loro porco comodo. E’ ora di buttarli fuori. Come, non se lo aspettavano? Scuse..Ma sì che aspettano questo misericordioso atto di compassione, questa dolce morte. La sofferenza è solo la tua indecisione.
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L’essenziale è invisibile agli occhi.

”Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti.”
Antoine de Saint Exupery.
( ….best-shot-raymond-cauchet-001E fu così che la volpe fu addomesticata e cominciò a soffrire. Cosa ci guadagnò? IL COLORE DEL GRANO)


Il Tamburo scambiato. Lezione numero Uno.

In questi giorni sono andata sul Monte Amiata a praticare il Chod, la più forte pratica per sradicare l’attaccamento all’ego.
Lì, l’ultimo giorno, hanno preso il mio damaru, il mio tamburo per il Chod. Lo avevo da due anni, da quando ero balzata sull’autostrada fino al Monte Amiata per ricevere l’insegnamento della pratica, sola, stravolta dalle visioni, e debole. Anche allora pensavo che mi avessero preso qualcosa e che questa sensazione di perdita doveva essere tagliata via con la più terribile delle recisioni. Perciò imparai il Chod – la Recisione dei Demoni. Per due anni, il mio Damaru ha rappresentato il talismano magico contro le forze esterne che sono le mie stesse forze distruttive e sofferenti, contro le mie ferite irrisolvibili. Amavo quello strumento: c’erano le tracce delle mie lacrime, i graffi delle mie dita nervose quando suonare il tamburo era l’unica cosa che mi rimaneva. Era Mio.
Pochi giorni fa anche questo è stato spazzato via. Niente più MIO DAMARU. Ne ho un altro, di chissà chi, più piccolo,anche meno costoso, che qualcuno, non so se per distrazione o meno, ha messo al posto del mio. All’inizio mi sono arrabbiata. Ho chiesto in giro, nessuno si ritrovava un damaru scambiato. Poi ho intravisto in questo accadimento una grande, potente lezione da imparare. Io sono andata a fare il Chod per recidere l’attaccamento, e questa seconda volta mi si è mostrato cosa vuol dire Recisione e cosa vuol dire Attaccamento. Ero lì, povera scema, convinta che bastasse suonare il tamburo e cantare la pratica per recidere, anche se nel fondo del mio cuore sapevo che così era troppo facile, troppo superficiale: mi stavo attaccando alla pratica e ai suoi strumenti come a un salvagente, a una specie di simulacro che cambiasse il mio modo di vedere,e invece forse mi illudevo soltanto che qualcosa stesse cambiando. Nel momento in cui è sorta la rabbia e la gelosia per il mio Damaru perduto, ho visto la forma della mia proiezione. Ma davvero credevo che recidere l’attaccamento significasse cantare in tibetano mentre battevo un tamburo? Fa male, recidere, fa male perdere parti di sé. Eppure so che è proprio la nudità di questo dolore a dover essere accettata, per non avere più riferimenti a ‘me’ , a ‘mio’, e fare piazza pulita veramente di tutta questa creazione meravigliosa che l’ego ha costruito: certezze, riferimenti, appigli. Persino la pratica stessa un appiglio. Che straordinaria lezione!
kangling0192


Scendere dal piedistallo.

Che delizia quando sorgono i kleshas!

Dzogchen Ponlop Rinpoche.

E’ quando cominciamo a provare quella tormentosa emozione che è il risentimento che bisogna osservare bene. Da dove sorge, perché sorge, chi sta provando il risentimento.

Cercando bene, non si trova altro che un’infinita confusione di scuse , possibilità, insulse giustificazioni che non si reggono in piedi da sole. Le cause del perché qualcosa che percepiamo come sgradevole stia accadendo sono, una volta che ci sembra di averle catturate, così futili e stupide, petulanti e lamentose perfino a noi stessi che appaiono chiaramente come giochi dell’immaginazione. Per  pudore verso noi stessi spesso non riusciamo nemmeno a esprimerle a parole. Anche perché sapere che la colpa di quello che ci accade è di qualcun altro non cambia nulla. Non ci fa sentire meglio. Neppure se pensiamo che la colpa sia nostra cambia nulla: il risentimento non se ne va. Ecco come funziona la mente: cerca qualcosa su cui proiettare, a volte un altro, a volte un Me, che è comunque un oggetto. L’aridità dell’Ego è spaventosa, oltre che patetica. Forse allora, visto che quello che la mente sa fare è dare corpo ai problemi  dovremmo metterla da parte, quando sorgono le emozioni. Dovremmo scendere un attimino dal bel piedistallo su cui ci siamo messi e rotolarci insieme a tutti gli altri a terra, raso terra. E’ incredibile quello che si scopre rotolandosi a terra. Si capisce che non è che ci sia molta differenza tra Me e gli Altri. Si capisce che anche gli altri soffrono, proprio come me. Si capisce che tutti cerchiamo solo di fare quello che possiamo e che nessuno è perfetto. A che pro giudicare? A che pro pretendere che qualcuno ci debba qualcosa? Che il mondo in generale debba offrirci qualcosa? La nostra più devastante tragedia è credere  di essere speciali.
Tutti cerchiamo solo di fare il meglio che possiamo.
Sono le  aspettative a  deluderci.
Dovremmo smetterla di considerare gli altri come oggetti per il nostro benessere.
Se solo potessimo percepire  che siamo tutti sulla stessa barca.

Sulla barca ci sei già, devi solo accettarlo.

Sulla barca ci sei già, devi solo accettarlo.


Dopo che hai aperto quella porta, danza.

A volte, ci troviamo davanti a una porta. Ci siamo arrivati percorrendo sentieri solitari, custodendone il segreto, proteggendo nell’intimità del nostro cuore un cammino tutto personale, che spesso è indicibile a parole. A un certo punto di questo viaggio solitario, impossibile da condividere, ci si trova davanti a una porta: la apriamo e in quel momento forse pensiamo che al di là non c’è nulla di ciò che ci aspettavamo. Ma poi ci si accorge che una volta fatto quel passo non è più possibile tornare indietro. La nostra tranquillità è spezzata, il mondo in cui siamo vacilla, niente è più come prima. Per la prima volta siamo davvero soli.Per la prima volta la decisione spetta solo a noi: tornare indietro è impossibile, andare avanti è una strada ignota e oscura. Si vaga come ciechi, in preda a un bisogno incomprensibile di riequilibrarsi, di segnare una qualche certezza, di avere punti fermi; spesso non ce ne sono, nonostante ci illudiamo che ci siano. Nonostante possa portare molta sofferenza, varcare un limite è una situazione carica di potenzialità. La psiche in subbuglio si mostra nella sua ferocia; impariamo, per salvarci la vita, come governarla e come porci al meglio in relazione con essa e le sue forze. Sempre troviamo una via d’uscita, anche se ci vuole tanto tempo e pazienza e fiducia. Impariamo a usare il cuore, più che la mente, impariamo a sbarazzarci dei consolidati schemi, impariamo a capire cosa significa davvero solitudine, silenzio, isolamento. In queste condizioni estreme, in cui siamo veramente senza appigli, è possibile trovare l’unica cosa che può trarci in salvo: la decisione di essere onesti con noi stessi fino in fondo e di toglierci le maschere di autocompiacimento e gratificazione: non ci servono più, non possono aiutarci. Varcare un limite è una sorta di iniziazione: ciò che eri non è più e non sai che cosa sei. Ti scopri a non pensare più in termini di Io, perché quell’Io non ha consistenza ed è inaffidabile. Nella desolazione, però, qualcosa parla. La sua voce è sottile, difficile da ascoltare: proviene dal profondo. Ti ha guidato senza che tu lo sapessi, ti ha chiamato senza che tu la udissi, ti ha attirato vicino perché tu potessi udirla. Quella voce è il tuo Maestro, la sola guida, che quando proprio tutto tace, ti parla per condurti passo passo dove non sai. Ed è questo tuo non sapere la condizione essenziale per comunicare con lui.
Aprire una porta significa far entrare nella tua vita l’indicibile paura del cambiamento, ed essere disposti a danzare con il cambiamento. Nella danza è la salvezza, non nella sua fine. Danzate, allora, e auguratevi che la danza non termini mai, non rifiutate nulla di ciò che si presenta. Il cuore spezzato, la solitudine, l’incapacità di comunicare sono i segni del cambiamento; sta a voi vederlo come una fioritura piuttosto che come una morte.

Nella danza  asseconda il movimento.

Nella danza asseconda il movimento.


Bisogna ricominciare il viaggio.

tunisia12Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero.

Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto,

vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte,

con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era.

Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini.

Bisogna ricominciare il viaggio.

Sempre.

Jose’ Saramago- Viaggio in Portogallo.

Cosa vede davvero il viaggiatore? Va con passo instancabile, anche quando è immobile, e ogni cosa è sempre nuova per lui. Alcuni sono così, dalla nascita: cercano il senso del meraviglioso, cercano l’emozione; e dove altri vedono ‘la solita cosa’. loro scorgono un cambiamento vivo che rende unico l’istante. Si  può viaggiare su piccole cose e spesso questi viaggiatori hanno imparato che il viaggio comincia davanti a un ciuffo d’erba, osservando una formica col suo carico che chissà dove porterà, il girovagare di un gatto, una pietra con la sua storia. Si è dentro le cose, si ha il contatto con la materia della vita, il movimento, il cambiamento incessante. E’ come vedere quello che nessuno vede, oltre l’apparenza del mondo; perché in fondo il viaggiatore vede se stesso nelle cose, Nessun altro vedrà ciò che lui vede, né ciò che lui sente. Tutto ciò che è esterno è creato dall’interno, e il viaggiatore lo sa.


Preghiera.

Possano tutte le cose essere chiare e nette.

Possa io passare tra le cose con forza e leggerezza

senza infrangere l’armonia,

restandoci dentro.


L’ estasi dell’opposto, Esagramma 38- Opposizione

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Quando l’opposizione raggiunge il suo apice, muta nel suo contrario.
Esagramma 38- I Ching.