Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

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Come fare per rinnovare una relazione su nuove basi? – 45, Raccolta.

A volte per riuscire in un’impresa bisogna comportarsi in modi precisi, che non sempre ci sono chiari e facili. Tener fede agli impegni presi solo a parole non basta, e le buone intenzioni, anche se accorate, non hanno frutto se non sono messe in pratica. Le persone si raccolgono insieme e sono felici quando non ci sono secondi fini e se vi è sincerità  tra loro: quando si è sinceri tutto va bene, quando la sincerità  è perduta le persone tendono a separarsi e allontanarsi. Ripristinare la sincerità allora non è opera da poco: bisogna comportarsi come un re, forte e integerrimo, che si avvicina intrepido al proprio senso del dovere, e che attinge alle sue forze più limpide, comportandosi proprio come un grande uomo. Solo in questo modo l’avvicinamento con gli altri riesce e l’impresa può essere compiuta. Questa caratteristica integrità  nei rapporti deve essere mantenuta, deve diventare una abitudine, anche a costo di riceverne un piccolo svantaggio. Non è facile essere sinceri con se stessi e abbandonare certi atteggiamenti un po’ ipocriti: si dice una cosa e se ne fa un’altra, ci si convince ad agire in un modo per poi invece ricominciare come prima comportandosi nel modo più facile e comodo. Se invece si torna sinceramente al primo stadio, alla limpidezza del primo momento di empatia e di accordo e ci si attiene agli impegni presi, vi è successo.

Anche gli altri, conquistati dal mutato atteggiamento allora si avvicinano con serenità: la fiducia reciproca è qualcosa che si costruisce e si cementa passo per passo, nei fatti e nelle azioni. Le parole da sole non bastano.

La montagna di giada, ovvero il Corpo e l’Esagramma 63

Il Monte si trova tra Cielo e Terra e nell’immaginario simbolico taoista e confuciano esso è l’Uomo. Cielo, Terra e Uomo sono la triade cosmica in cui ciascuno si adatta all’altro, cercando di realizzare l’Uno Assoluto. Il monte è nella Triade l’uomo e   deve agire in corrispondenza del tempo e della necessità, ricorrendo quando necessario alla divinazione per allineare il suo fare alle esigenze macrocosmiche, di cui che ce ne rendiamo o no conto, siamo un riflesso.

I più antichi testi taoisti si spinsero a elaborare mappe del corpo umano in forma di montagne. Una delle più famose è il Neijing tu, una mappa corporea sottile sotto forma di montagna, che descrive un microcosmo interiore con le sue energie, i luoghi simbolici di realizzazione (i campi di cinabro), culminante con il monte Kunlun e terminante con una conca – il crogiolo- in cui avviene la prima trasformazione alchemica.

neijingtu

La mappa si legge dal basso verso l’alto e rappresenta un profilo umano. La spina dorsale è il corso d’acqua che fluisce verso il basso fino ad incontrare un carro a 4 ruote che la raccoglie. Due figure umane maschio e femmina sono dedite all’opera (Yin e yang , e ricordiamo che anche nell’alchimia operativa occidentale l’Opera si compie con una soror mistica…). Cosa fanno le due figure? Sono intente a lavorare ad una macina, posta proprio sotto la coda spinale, per raccogliere l’acqua discendente e far si che non si disperda. Il Fuoco è l’elemento che vaporizza l’acqua, facendola risalire trasformata in vapore- operando la reversione e il ritorno verso l’alto, ottenendo un primo grezzo elisir, il cinabro.

Fuoco sotto e Acqua sopra corrispondono all’Esagramma 63, Dopo il Compimento, e questo è un fatto curioso per più di un aspetto. Il posto, il penultimo della sequenza dei 64, casualmente è proprio quello che recita:Dopo il compimento; successo in piccole cose. Perseverare corretto porta premio. Buona fortuna agli inizi, disordine alla fine.

In questa prima opera (prima conjunctio nell’alchimia operativa occcidentale) l’E 63 corrobora in modo davvero troppo chiaro per cui sia un semplice caso il senso esoterico del lavoro: difatti non c’è la conclusione del processo, è solo l’inizio del percorso di risalita, dove altri ben due campi di cinabro, più in alto, devono essere affrontati e trasformati; le probabilità che vada qualcosa storto sono reali , ma per ora la prima parte dell’opera è conclusa. La piccola volpe che puo voltarsi indietro vanificando ciò che si è fatto è la nostra disattenzione e debolezza che invece di operare la reversione, disperdono all’esterno il nettare vitale (qui è esplicito il richiamo allo sperma e agli umori sessuali, punto centrale della trasformazione psicofisica).

32.6 >50 Crogiolo – Che succede se rompo il silenzio e le scrivo…?

Durata riguarda il restare costanti e fedeli al proprio scopo, in una situazione che ha bisogno di tempo per svilupparsi.

32.6- La linea è debole, in posto che di solito è occupato da chi è fuori dall’azione. Si dovrebbe agire in modo disinteressato, al di sopra degli ottenimenti forzati, invece si è irrequieti, si hanno ripensamenti, dubbi e pregiudizi. Non è il momento di agire e tornare sui propri passi: ciò reca sciagura perché il momento non è adatto. Calmando l’irrequietezza che spinge ad agire si può invece arrivare ad ottenere il successo. Non tutto dipende dal fare, in questa situazione è  la costanza che si dimostra all’esterno a  far sì che si sia apprezzati e ricercati. Restando costanti nel proprio comportamento segue dunque il successo nell’impresa.

Mistero su mistero- Meng Jao

Il poeta Meng Jiao,  della dinastia Tang (618/907),  non sapeva interpretare delle linee e si recò a visitare un eremita di nome Yin,  affinché  potesse spiegargli l’I Ching. Quando fece ritorno  al suo eremo, Meng scrisse una poesia per descrivere la natura travolgente della sua esperienza.

Il maestro ha parlato del Cielo e della Terra,

ha parlato con la voce dello spirito tartaruga.

Mistero su mistero, ciò che è oltre la comprensione degli uomini, tutto ha reso chiaro.

La luna d’autunno imbiancava la notte,

una brezza fresca cantava la musica del limpido ruscello.

Ascoltando accanto a lui, ho seguito  la Verità fin nel profondo,

e all’improvviso eravamo in un regno lontano

i nostri spiriti risuonavano nell’ immobilità

 senza bisogno di parole.

Quell’istante di illuminazione ha sciolto mille nodi.

I pensieri di quella sera hanno lavato via ogni  cura quotidiana. Ora questa  barchetta di viandante non  si può arrestare nella  marea che si alza,

e il cavallo in partenza nitrisce mordendo la via.

Yin l’eremita, tra le sue solide rocce del monte

ha mostrato la Verità al suo nuovo amico.

Poema su ICHING-J.L. Borges

Sono là i giardini, i templi e la giustificazione dei templi,
la retta musica e le rette parole,
i sessantaquattro esagrammi,
i riti che sono l’unica sapienza
che concede il Firmamento agli uomini,
il decoro di quell’imperatore
la cui serenità fu riflessa dal mondo, suo specchio,
in modo che i campi davano i loro frutti
e i torrenti rispettavano i loro argini,
l’unicorno ferito che ritorna per segnare la fine,
le segrete leggi eterne,
il concerto dell’orbe;
quelle cose o la loro memoria sono nei libri
che custodisco nella torre.

I tartari arrivarono dal Nord
su piccoli puledri chiomati;
annientarono gli eserciti
che il Figlio del Cielo aveva mandato per punire la loro empietà,
innalzarono piramidi di fuoco e tagliarono gole,
uccisero il perverso e il Giusto,
uccisero lo schiavo incatenato che vigila la porta,
usarono e dimenticarono le donne
e perseguirono verso Sud,
innocenti come animali da preda,
crudeli come coltelli.
Nell’alba incerta
il padre di mio padre salvò i libri.
Essi sono qui nella torre dove giaccio,
ricordando i giorni che furono di altri,
quelli altrui e antichi.

Nei miei occhi non ci sono giorni. Gli scaffali
sono molto alti e non li raggiungono i miei anni.
Leghe di polvere e di sogno circondano la torre.
Perché ingannarmi?
La verità è che non ho mai saputo leggere,
ma mi consolo pensando
che l’immaginario e il passato sono ormai la stessa cosa
per un uomo che è stato
e che contempla quello che fu la città
e adesso sta diventando di nuovo il deserto.
Che cosa mi impedisce di sognare
di aver disegnato con diligente mano i simboli?
Il mio nome è Hsiang. Sono colui che custodisce i libri,
che forse sono gli ultimi,
poiché non sappiamo nulla dell’Impero
e del Figlio del Cielo.
Sono là, sopra gli alti scaffali,
vicini e lontani a un tempo,
segreti e visibili come gli astri.
Sono là i giardini, i templi.

(da Elogio dell’ombra, 1969)