Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

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Da dove siamo nati? – W. Goethe

Da dove siamo nati?
Dall’amore.
Come saremmo perduti?
Senza amore.
Cosa ci aiuta a superarci?
L’amore.
 Come si può trovare  l’amore?
Con l’ amore.
Cosa abbrevia il pianto?
L’amore.
Cosa deve unirci sempre?
L’amore.


Nostalgia.

Return_of_the_Condor_Heroes_100009Né di giorno né di notte la mia casa

mi contiene. Il fuoco è disfatto, le tende sono cortine di pioggia.

Fuori il vento è fermo, e nessun profumo di lui mi è restituito.

Il mio principe è partito per lontani contrafforti, ha perduto la via del ritorno.

Io attendo e ricordo, attirata dalla sua cecità.


Innamorati di chi ti ama.

Non esistono eventi ma pensieri

e le difficili svolte del cuore,

il suo lento imparare ad amare e chi amare.

Il resto non sono che storie e pettegolezzi per altri momenti.

ANNIE DILLARD, Holy the firm

Che cosa trova, il cuore? Chi trova, il cuore? Semplice, il cuore trova chi ti ama, nessun altro, niente altro.

Innamorati di chi ti ama. Ama chi rispecchia il  percorso di guarigione sussurrato dal cuore. Ne troverai tanti, che ti amano.

Quando una relazione non va, ed è costellata

Ma a volte rivolgiamo le nostre speranze e il nostro desiderio verso chi sembra incarnare il facile guadagno, il facile appagamento ed è lì per soddisfare le nostre esigenze, nulla di più. Ma, spesso, dopo che il desiderio è soddisfatto, non c’è nulla tra un cuore e l’altro.

 Un resto tutt’altro che di secondo piano, che è fatto di gioia, di  senso di sicurezza, di essere accolti e amati, nonostante tutte le nostre imperfezioni. L’amore è difficile, è quasi impossibile.

  L’amore non ha niente a che fare con la sopportazione silenziosa o il biasimo represso.  L’Amore, con la maiuscola, si nutre della nostra interiorità e di ciò che noi per primi siamo in grado di produrre. Generando Amore riceviamo Amore.  Quando una relazione non ci permette di sentire dentro di noi gioia allora il Cuore è ferito- il Cuore che  ha come unica funzione di produrre gioia e di espanderla all’esterno. Il senso di cura verso gli altri, la sollecitudine e l’interesse verso l’altro, l’affetto, la tenerezza, sono tutti aspetti connessi alla gioia, il Cuore, il quinto chakra, centro salvifico delle nostre nevrosi e delle nostre oscurazioni.  Quando lui, o lei, hanno il cuore ferito è difficile che ci sia gioia e serenità in una coppia. Non sono gli altri da biasimare: dobbiamo noi assumerci l’incarico di guarire il nostro cuore, liberandolo dagli ostacoli, liberandolo dalle ombre che offuscano la nostra esperienza di gioia: vogliamo e desideriamo ardentemente la felicità, ma a volte non siamo capaci di trovarla dentro noi stessi la cerchiamo all’esterno, restandone spesso  delusi. Amore e gioia sono essenze che si trovano dentro noi stessi e trovarle  dentro noi stessi potrebbe essere il nostro più importante compito nella vita. Ma se non la troviamo, il Cuore ferito cerca dovunque, pur di sbloccarsi e guarire trovando gioia, gioia vera, semplice, pulita, sana. Innamorarsi delle persone sbagliate è come essere intossicati da una dipendenza, come un drogato che aspetta il pusher che invece non arriva mai. A quel punto, dopo aver aspettato e aspettato, il drogato ha due scelte: o soffrire ancora per il bisogno di gioia insoddisfatto, o disintossicarsi, scelta più dura che implica però una svolta del Cuore. Il Cuore desidera  generare Amore, che è intimamente connesso con il senso di gratitudine e di gioia, e se ciò non gli è permesso , se la sua capacità di generare amore è bloccata siamo spinti a trovare la via per risanare questa nostra capacità perduta:  Dobbiamo imparare a riconoscere cosa realmente sia la gioia per noi.  Possiamo allora consderare ciò che in noi risveglia il senso di gioia e di serenità, scavando tra i ricordi, portando alla luce  sensazioni sepolte ma ancora presenti e vitali: i momenti della pace, del contatto armonioso, del momento in cui è stata presente. Non è importante riportare alla memoria il fatto con il suo contesto, ma riconoscere la sensazione che riemerge. Muoviamo così le nostre energie sottili, indirizzandole verso la luce e la guarigione. Dobbiamo imparare a tenere d’occhio due sensazioni, in particolare: il biasimo e la gratitudine. Il biasimo è l’oscurità, il senso di colpa che si proietta sugli altri. La gratitudine,   


L’addio tra Padmasambhava e Yeshe Tsogyal.

Non potendo sopportare la sua partenza, gridai: ‘Guru Rinpoche! Unico esempio di Buddha!

Tu non hai pietà! Perché mi torturi così? Ahimè!’.

E implorandolo di ritornare, gemevo e mi lamentavo, prostrandomi in continuazione. Allora egli si voltò un’ultima volta e mi diede il suo primo testamento e  svanì nuovamente nei campi di luce pulsante verso sud ovest.

E di nuovo mi gettai a terra, mi strappai i capelli, mi graffiai il viso, contorcendomi e rivoltandomi e rotolandomi come un bambino lo supplicai:

‘Ahimè Signore di Orgyen, abbandonerai il Tibet nel vuoto? Allontanerai la luce della tua Compassione?

Lascerai che l’insegnamento del Buddha si estingua? Rifiuterai senza vergogna i tibetani?

Lascerai la tua Tsogyel senza rifugio?

Abbi compassione! Guardami!’, e continuai a piangere e gemere finchè la sua voce disincarnata mi rispose con un timbro chiaro e mi diede il suo secondo testamento.

Di nuovo mi scagliai sulle rocce, mi strappai pezzi di carne e mi tagliai le vene, offrendogli la carne e il sangue come ganacakra, e con una preghiera di fervore e tormento invocai il mio Guru:

”Ahimè! ahimè! Fonte di Compassione!

Oggi tutto il Tibet ha incontrato il suo inesorabile destino!

Ogni essere ha le sue felicità e i suoi dolori

ma oggi la vera sofferenza si è abbattuta su di me.

Ahimè, mostra subito la tua compassione!

Ti prego di non abbandonarmi!’

Nella luce crepuscolare mi svegliai come in un sogno

e ricordandomi il Guru circondato dalle sue Dakini, e fortemente agitata,

con gli occhi traboccanti di lacrime, desiderando fortemente il mio Guru,

cantai questo canto con una triste lamentosa melodia:

Ahimè Venerabile Orgyen Rinpoche,

unico padre e protettore del Tibet,

ora sei andato a Khandro Ling

e il Tibet è rimasto vuoto.

Anche se in realtà non c’è andare né venire,

oggi sei partito per il regno di Orgyen.

Dietro ogni uomo e ogni dio è tramontato un sole.

Chi riscalderà coloro che sono nudi e senza vestiti?

Dopo che ebbi così pregato, apparve un cofanetto di luce non più grande di una falange.

All’interno vi trovai la terza eredità del paranirvana del Guru e subito acquisii una forte sicurezza.

Il covo delle speranze e delle paure,

nascosto profondamente dentro di me, fu distrutto;

i tormenti della confusione emotiva si placarono;

 e nacque in me l’intuizione della natura immanente ed eterna del Lama.

(La Danzatrice del Cielo – Keith Dowman)

padmasambhava4_thumb[1]


Quello che veramente ami è la tua vera eredità – Ezra Pound

Quello che veramente ami rimane,
il resto è scorie.
Quello che veramente ami non ti sarà strappato.
Quello che veramente ami è la tua vera eredità.
Il mondo a chi appartiene, a me, a loro
o a nessuno?
Prima venne il visibile, quindi il palpabile
Elisio, sebbene fosse nelle dimore d’inferno.
Quello che veramente ami e’ la tua vera eredita’.
La formica e’ un centauro nel suo mondo di draghi.
Strappa da te la vanità, non fu l’uomo
a creare il coraggio, o l’ordine, o la grazia.
Strappa da te la vanità, ti dico strappala.
Impara dal mondo verde quale sia il tuo luogo
nella misura dell’invenzione, o nella vera abilità dell’artefice.
Strappa da te la vanità,
Paquin strappala!
Il casco verde ha vinto la tua eleganza.
“Dominati, e gli altri ti sopporteranno”.
Strappa da te la vanità.
Sei un cane bastonato sotto la grandine,
una pica rigonfia in uno spasimo di sole,
metà nero metà bianco
né distingui un’ala da una coda.
Strappa da te la vanità.
Come son meschini i tuoi rancori
nutriti di falsità.
Strappa da te la vanità.
Avido di distruggere, avaro di carità,
strappa da te la vanità,
ti dico strappala.
Ma avere fatto in luogo di non avere fatto
questa non è vanità.

Avere, con discrezione, bussato
Perché un Blunt aprisse
aver raccolto dal vento una tradizione viva
o da un bell’occhio antico la fiamma inviolata
questa non è vanità.
Qui l’errore è in ciò che non si è fatto, nella diffidenza che fece esitare.

Ezra Pound, Canti Pisani, Canto LXXXI


Che lezione.

Summer-Afternoon-550x409Summer afternoon. Cammino un poco, come una regina, in mezzo agli arbusti impavidi del terrazzo. Grandi, ormai, nati da seme, nati da talea, rubati alla chetichella in un giardino o per la strada, dove in tempi lontani li avevo addocchiati, bramosa. Perché non volevo niente di comprato, nel mio mondo, volevo che fosse una mia creazione, un mio frutto, qualcosa che raccontasse la mia storia. Indicibile strano pensiero. E’ come quando scrivi, non vuoi imitare nessuno, per non sentirti falsa, per non dire emula. L’emulazione, è la morte della persona. E anche un gran pericolo, si sa. Rischi di metterti addosso qualcosa che vorresti far  tuo, ma solo perché non hai il coraggio di ‘tirar fuori le palle’. Non hai il coraggio e facendo finta, tutto muore. Ma non funziona con le cose che radicano nel cuore. Invece quel tronco contorto, che per anni hai abbandonato all’incuria, dopo che l’hai fatto nascere…ti ha aspettato, paziente, saldo: e ora è il tempo della cura e dell’amore. Questo è lo straordinario mondo degli esseri. Tu credi di dimenticare, li riponi nell’oblio, e quelli …meraviglia…ti attendono, gioiosi del tuo sguardo, dell’acqua e dell’ombra che ti appresti a dargli. Senza rimprovero, placidi, ti hanno aspettato. C’è di che commuoversi, davvero. Che lezione.


Non volevo amore – Anais Nin

Non volevo amore perché è caos,
perché fa vacillare la mente come lampioni scossi dal vento.
Volevo essere fortissima davanti a te,
essere contro di te –
tu ami tanto contrapporti alle cose.
Io amo essere per le cose. –
Tu fai caricature.
Occorre un grande odio per fare caricature.
Io eleggo, io amo –
la marea dell’amore, la notte, mi soffoca –
come in quel sogno che ieri ti sei sforzato di rendere reale,
di inchiodare, proprio così, con il tuo bacio travolgente … 

Anaïs Nin a  Henry Miller

(9 marzo 1932)


Amore – Chogyam Trungpa.

Il tentativo di aggrapparsi alle situazioni rende superficiale il processo di comunicazione. Tocchiamo solo la facciata delle altre persone e ci incolliamo là, senza mai sperimentare il loro intero essere.Siamo accecati dal nostro attaccamento. L’oggetto della passione, invece di essere sommerso nell’ intenso calore della passione libera si sente oppresso dal soffocante calore della passione nevrotica.

La passione libera è una radiazione senza nulla che la irradi, un calore fluido e pervadente che fluisce senza sforzo. Non è dannosa poichè è uno stato di essere equilibrato e molto intelligente. La coscienza di sè inibisce tale stato d’essere. Aprendoci, abbandoniamo la nostra avidità conscia di sè, vediamo non solo la facciata di un oggetto, ma lo vediamo completamente. Apprezziamo non in termini di qualità sensoriali, ma in termini di qualità complete, che sono oro puro. Non siamo sopraffatti dal lato esteriore, ma vedendolo, simultaneamente conosciamo il lato interiore. Così raggiungiamo il cuore della situazione e, se questa è l’incontro di due persone, la relazione è fonte di grande ispirazione in quanto non vediamo l’altra persona in termini puramente di attrazione fisica o di abitudine, vediamo sia l’interno sia l’esterno.

Questa comunicazione integrale pu produrre un problema.

Supponiamo che tu capisca completamente qualcuno e che questa persona non voglia che tu la capisca, si terrorizzi di te e scappi. Che c’è da fare allora? La tua comunicazione si è svolta completamente e perfettamente. Se questa persona ti sfugge, questo è il suo modo di comunicare con te.Meglio non indagare oltre. Se la perseguiti e le dai la caccia, prima o poi diventerai un demonio dal suo punto di vista.

Talvolta le persone ti sfuggono perchè vogliono solo giocare con te. Non vogliono una relazione seria, onesta e diretta con te, vogliono giocare.

Questo è il punto in cui interviene lalita, la danza. Tu danzi con la realtà, con i fenomeni apparenti. Quando vuoi follemente qualcosa non allunghi automaticamente l’occhio e la mano; ma ammiri. Invece di fare, impulsivamente, una mossa dalla tua parte, lasci fare una mossa dall’altra parte, ci è imparare a danzare con la situazione. Non devi creare tu l’intera situazione; osservala soltanto, lavoraci sopra e impara a danzare con essa. Allora, non diventa una tua creazione ma , piuttosto, una danza reciproca. Nessuno è conscio di sè, in quanto è una esperienza di entrambi.

Quando in una relazione c’è una fondamentale apertura, accade automaticamente di essere fedeli, nel senso di effettiva fiducia; è una situazione naturale. Dato che la comunicazione è così vera, bella e fluida e tu non puoi comunicare nello stesso modo con qualcun altro, automaticamente siete attratti assieme. Ma, se si presenta in qualsiasi dubbio, se cominci a sentirti minacciato da qualche astratta possibilità, benchè al momento la tua comunicazione stia andando benissimo, allora stai piantando il seme della paranoia e considerando la comunicazione come un mero divertimento dell’ego.

Se pianti il seme del dubbio, ci pu renderti teso e atterrito, timoroso di perdere la comunicazione che è così bella e vera. A un certo punto comincerai a non capire più se la comunicazione è amorosa o aggressiva. Questo smarrimento porta a una certa perdita delle distanze, e così comincia la nevrosi. Una volta che hai perso la giusta prospettiva, la giusta distanza nel processo della comunicazione, allora l’amore diventa odio. La cosa naturale nell’odio, proprio come nell’amore è che vuoi avere un contatto fisico con una persona; cioè vuoi ucciderla e ferirla.In ogni relazione in cui è coinvolto l’ego, amorosa o di altro genere, c’è sempre il pericolo di una rivolta contro il partner.Così, fino a quando sussiste la nozione di insicurezza o di minaccia di qualsiasi tipo, una relazione amorosa pu trasformarsi nel suo opposto.

Chogyam Trungpa
Il mito della libertà


Tutto e tutti, niente e nessuno.

Diciamo che c’è il Tutto e
ha sapore di generico, parola senza impegno,
da accettare a scatola chiusa.
Così come quei Tutti,
anonimi, personaggi senza identità.
Come è difficile dire semplicemente
che sentiamo l’amore
per una persona
e anche per noi stessi.
Non è sbagliato amare.
Non è sbagliato accettare.
Ma per una oscura vergogna di ciò
-debolezza, paura e prigione-
diciamo l’ indefinito
Tutto e tutti,
forse intendendo
niente, nessuno.


Io non lo so fare.

Chi sei Tu

che bussi alle porte del mio castello interiore

che vieni nei sogni

come ombra sfuggente:

non ti raggiungo, non ti vedo

ma ti sento, vicinissimo ma irraggiungibile.

Dove devo venire

per abbracciarti, stringerti a me,

cullarti

e farmi avvolgere

nelle tue braccia perfette.

Quando il silenzio è totale

sembra a me che Tu sorridi,

quando sopportando il peso dei miei pensieri

sembra che Tu sia a un passo da me

e quel piccolo passo

io non lo so fare.

Tutta tesa a cercarti, sentirti, seguirti

io vado per monti e per deserti,

sempre sei nella mia mente, nel mio cuore, nel mio corpo

e Tu ti neghi all’apparenza,

Tu ti allontani e ti avvicini

mai trovato, mai perduto.

Sei e non sei,

Tu bellissimo padrone della mia anima

Tu Sole, Luna, Cosmo intero

in cui desidero perdermi

per sempre,

diventare nulla

un Tuo strumento,

un Tuo oggetto,

un Tuo ricettacolo.

Se perdo il pensiero di Te

sono un sasso inerte.

Se sono vicino a te

fiorisco e il mondo appare.

E Tu, splendido diamante,

sei sempre un passo più lontano

e io non lo so fare.

Chi sei Tu

che non mi insegni con parole

eppure mi guidi

con feroce Presenza

a cui non posso mai sottrarmi.

Insegnami il passo da fare, il passo da fare

che io non so fare.