Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

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Simboli e anima.

Anticamente quando due mercanti sugellavano un accordo spezzavano una tavoletta d’argilla in due parti e ciascuno ne conservava un pezzo; la tavoletta divisa poteva sempre unirsi di nuovo, e anche se materialmente ciò non avveniva, rappresentava  qualcosa di integro che resta tale al di là delle sue parti. Le parti che ciascuno deteneva erano chiamati συνβαλλα, symbola, dal verbo greco unire, mettere insieme.

La capacità umana di simbolizzare ha creato un universo di immagini che ci circondano e che continuiamo ad usare in ogni momento, che ne siamo coscienti o no. Tutti conoscono il significato transletterale dei fiori e lo utilizzano per comunicare ed esprimere emozioni e sentimenti. Quando siamo tristi pensiamo al colore nero; se siamo invece felici pensiamo al sole e alla luce; una persona timida non si vestirà mai con abiti appariscenti, ma rappresenterà la sua timidezza indossando gli abiti che si confanno e che la raccontano. Un buon esercizio è osservarsi e scoprire attraverso la nostra esteriorità chi stiamo rappresentando, con un processo introspettivo di riconoscimento dei simboli che ci animano, o di quello dominante. Ogni esperienza umana rientra in una immagine simbolica che sentiamo  immediatamente vera, senza alcun bisogno di elaborarla intellettualmente. L’immagine mentale è connessa all’occhio interiore, che può cogliere la sua fulminea apparizione in una sorta di sospensione magica della mente razionale, che risulta inadeguata e lenta rispetto alla vividezza dell’Immagine e di tutto ciò che essa evoca.

L’immagine acquista senso solo quando penetra e si innesta nell’esperienza di ciascuno, i suoi vissuti, i ricordi, consci e inconsci, che tutti insieme contribuiscono a fare di noi quello che siamo. Essa ci rappresenta, ci racconta di noi stessi,  individua e definisce tutti gli aspetti e i lati del nostro carattere, in modo molto più realistico e immediato di un discorso su di sé, che spesso finisce per essere un discorso soggettivo su quello che si cerca di essere e si vorrebbe essere (o non essere). Il simbolo invece ha una sua caratteristica pulizia, scevra da individualismi egocentrici, ed è forse questa  caratteristica che  lo rende anche elusivo e difficile da cogliere al di fuori dei momenti di sogno o di waking sleep, tanto usato da Carl Jung negli episodi di Immaginazione Attiva.

I Greci, molto più pragmatici di noi, rappresentarono le immagini del mondo eterno e sovrasensibile come divinità che incarnavano  gli aspetti immutabili dell’esperienza umana: amore, odio e la gamma cangiante delle emozioni umane, che ci animano di continuo e che noi moderni abbiamo relegato nell’irrazionale fantastico. Se è vero che oggi l’ideologia dominante relega gli dei nella sfera ‘religiosa’, essi continuano ad animarci, pretendendo da ciascuno di noi di essere riconosciuti ed espressi, ripristinando il perduto colloquio con forze ed energie che abbiamo escluso. La pulsione verso questa fonte è la prova che l’anima sta facendo il suo ingresso  là dove era stata esclusa.

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‘Anima indica qualcosa di meraviglioso e di immortale!’

”La parola tedesca Seele (anima) è strettamente imparentata attraverso la parola gotica saiwalo con la parola greca aiolòs, che significa ‘mosso’, ‘cangiante’, qualcosa di simile a una farfalla, in greco psychè, che svolazza di fiore in fiore e vive di miele e di amore.  Un essere dotato di anima è un essere vivente. L’anima è la parte vivente dell’uomo, ciò che vive di per sé; con astuzia e con gioioso inganno, l’anima attira verso la vita l’indolenza della materia che non vuole vivere. Fa credere all’uomo cose inverosimili: affinché la vita sia vissuta.”

Carl Jung-Gli archetipi dell’inconscio.

Essere in contatto con il simbolo significa dunque entrare nella sfera numinosa e sacra, indotta dall’anima, una  sfera che crea e trasforma ciò che è arido e morto in noi in vita e che guarisce.

 

 


Il ritrovamento dell’anima- Liber novus

Colui che non desidera  le cose esteriori raggiunge l’anima.
Se  egli non trova l’anima viene vinto dall’orrore del vuoto  ed è guidato dalla paura, che batte il  tempo con frustate sferzanti, mentre egli  si sforza continuamente,  cieco e disperato, nel desiderio  delle le cose cave del mondo. Egli diventa folle per  un desiderio senza fine  e dimentica la via della sua anima, per mai più ritrovarla. Egli corre dietro a tutte le cose e vuole impadronirsene ma non troverà la sua anima poiché può trovarla soltanto dentro se stesso.  In verità la sua anima è racchiusa nelle cose e negli uomini, ma il cieco si impadronisce delle cose e degli uomini, non della sua anima che si trova nelle cose e negli uomini. Egli non  conosce la sua anima. Come può distinguerla dalle cose e dagli uomini? Egli può trovare la sua anima nel desiderio ma non negli oggetti del desiderio. Se egli possiede il desiderio ma non è posseduto dal desiderio egli trova la sua anima, poiché il desiderio è l’immagine e l’espressione della sua anima.

Se possediamo l’immagine di una cosa, possediamo metà di quella cosa.

L’immagine del mondo è la metà del mondo. Colui che possiede il mondo ma non la sua immagine possiede solo la metà del mondo poiché la sua anima è povera e non ha niente.

La ricchezza dell’anima consiste nelle immagini.

Colui che possiede l’immagine del mondo possiede la metà del mondo anche se è povero e non ha niente.

Ma la fame rende l’anima  una bestia che divora cose insopportabili e da esse ne è avvelenata.

Amici, è saggio nutrire l’anima altrimenti alleverete draghi e demoni nel vostro cuore.

C. G. Jung -Refinding the Soul – Liber Novus-, Liber I.

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Congiunzione degli opposti – J. Hillman.

E’ un’esperienza abbastanza frequente: ad ogni nuova mossa psichica, immediatamente udiamo le voci dell’Animus che ce ne distrae, spiritualizzando l’esperienza in astrazioni, cavandone fuori il significato, trasferendolo nelle azioni, dogmatizzandolo in principi generali, o usandolo per dimostrare qualcosa. Dove Anima è più viva, lì fa il suo ingresso Animus.

Analogamente, quando siamo impegnati nel lavoro intellettuale, o immersi in meditazione, o risoluti a fronteggiare a piè fermo ogni avversità, ecco che Anima invade con immagini e paure, con le distrazioni di attaccamenti e legami, con telefonate, bisogni naturali impellenti, disperazioni suicide, oppure viene a turbare con interrogativi sempre più profondi e incognite inquietanti. Mossa da una nuova idea o da un nuovo impeto spirituale, ecco lì Anima, che vuole andare subito al personale, che vuol sapere: ”In che rapporto è?” , che chiede: ”E io, allora?”. Queste tormentose incursioni dell’anima nello spirito e dello spirito nell’anima sono la sigizia in azione. E’ questa la coniunctio.

Anima- J Hillman

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Il mistero, la segretezza.

Il mistero è buio, oscuro e carico di domande. Facciamo illazioni, sospettiamo, crediamo di aver capito, ma tutto resta appiccicoso e troppo solido, come un fascio di spine che non si riesce a districare. Il mistero straccia dentro, ancora nulla si esprime, silenziosamente l’anima si volta e cerca e guarda: ma nulla, niente, non si placa la sua sete, c’è questo grande buio dove vagano frammenti di sconosciuti fantasmi, indistinti, estranei.

Il mistero dà dolore. E’ il velo che divide conoscenza e non conoscenza, e quando siamo in cerca di vie d’uscita, implacabile ci lascia a vagare nel suo labirinto: e così ripercorriamo mille volte le strade già battute, ritorniamo indietro, tentiamo e ritentiamo ancora di penetrare in quel minuscolo spiraglio di luce che si fa vedere, che richiama. Il mistero vuole essere svelato. E si fa svelare, a prezzo di una solitudine carica di silenzio e fragilità. Fragilità che diventa cristallo, e che comincia a brillare quando, stanchi di ambizioni, ci chiniamo ad accettare umilmente la nostra condizione. Fragilità umile ma furiosa, poiché riconosciuta dall’anima come unica via d’uscita a quel senso di soffocante stasi, di incognita gonfia di attese, che è il mistero.

Si svela, appena diventi umile. Allora una luce comincia sollevarsi nel tuo cuore, fiamma, stella, fornace dove le passioni ardono ora per splendere e non per soffocarti con l’intrusione continua della mente,dei suoi chiacchiericci e il soppesare continuo. Il mistero si svela lasciando che la fiamma arda. Calore interiore, fuoco che tutto brucia e ci ricollega con l’altro e tutti gli altri.

Allora, quando il mistero è svelato deve essere mantenuto segreto. La segretezza avverte: tienilo per te, che il cammino sia simbolo della tua Storia.

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Animula vagula blandula…

 

Animula vagula blandula…

piccola anima smarrita e soave

compagna e ospite del corpo

ora t’appresti a scendere in luoghi incolori,

ardui e spogli

ove non avrai più gli svaghi consueti .

un istante ancora……….