Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

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La Recisione dei demoni- Machig Labdron.

La Radice di tutti i demoni è la propria mente.
Quando, nel percepire qualsiasi fenomeno
si prova attrazione e poi desiderio,
si è catturati dai demoni.
Quando nella mente si afferrano i fenomeni
come se fossero oggetti esteriori
si viene contaminati.
I demoni sono di quattro categorie:
i demoni tangibili
(la cui base sono gli oggetti esteriori),
quelli intangibili
(la cui base sono le rappresentazioni mentali)
i demoni del compiacimento
(la cui base è il desiderio di ottenimento)
e i demoni dell’orgoglio
(la cui base è la discriminazione dualistica).
Ma tutti i demoni sono compresi in quelli dell’orgoglio.
I demoni tangibili sono numerosi:
nel momento in cui i fenomeni appaiono davanti ai sensi,
se si discrimina ciò che si desidera da ciò che invece si rifiuta,
ecco che sorgono i demoni tangibili.
Così nel percepire i fenomeni come concreti, ci si incatena alla ruota dell’esistenza.
La manifestazione dei fenomeni visibili non può essere impedita
ma se essi non vengono considerati concreti
la nostra visone si manifesta come luce.
Allo stesso modo ci libera dai suoni, dagli odori, dai sapori, dal tatto e dalla mente.
La mente stessa è un demone intangibile.
Viene invece definito tangibile il demone che passa attraverso le porte dei sensi.
I fenomeni che si manifestano agli organi dei sensi
si interrompono immediatamente
nello stato di liberazione spontanea
e si trasformano nella grande, indissolubile Dimensione Essenziale della Realtà.

(Canti spirituali di Ma gcig- a cura di Giacomella Orofino- ed Adelphi

 


Amarsi.

L’amore per se stessi è il fondamento dell’amore per gli altri. Ed è durissimo amare se stessi. Ogni volta che ci mancano le conferme da parte di qualcuno, ogni volta che siamo delusi e non siamo sicuri  e di questa insicurezza soffriamo, non ci amiamo. Dubitiamo. Non  vogliamo credere che il mondo, questo mondo che a volte ci atterrisce, e a volte ci attrae è esattamente quello che siamo noi, quello che siamo capaci di sperimentare. Noi rifiutiamo e rincorriamo le nostre stesse proiezioni, credendole indipendenti da noi. Qui c’è il bello, là c’è il brutto.  Ma essi sono dentro di noi, a definirci nella divisione, a condizionarci: li conosciamo bene, con i nostri princìpi, le nostre preferenze, le antipatie, le scelte. Scegliamo cosa amare e cosa odiare; e questa divisione interna, la vediamo anche fuori. E così non ci amiamo. Perché l’amore non sceglie, non distingue, non cerca. L’amore è lo stato di quiete in cui è possibile non soffrire più, non essere più insoddisfatti. Tutto è calmo, allora, e al suo posto. Non cambio nulla, accetto tutto: con l’amore non sono capace di sentire la malignità, non percepisco l’ ambiguità, non conosco il  dubbio. Quando tutto questo lo vediamo all’esterno allora vuol dire che ce li  portiamo dentro, espressioni dell’Ombra. Non ci amiamo, se ci sono dentro di noi i mostri dell’egoismo e della paura, che distorcono come una lente l’Altro, tutto l’altro. Siamo noi stessi  gli gnomi ghingnanti, o gli splendidi cavalieri che crediamo di vederci attorno. Noi siamo gli altri che giudichiamo con il nostro stesso metro, nel rispecchiamento infinito di volti che si scambiano il riflesso. Ed è’ facile pensare come è oscuro il mondo, quando in noi c’ è oscurità.

Perché devo amare l’Ombra? Perché il Chod si basa sul nutrire l’Ombra, il Demone, fino a che non è sazio? Integrarla, diceva Jung, portarla alla consapevolezza, dall’inconscio al conscio. Farla agire, in qualche modo farla uscire da dietro le quinte e riconoscere il suo bisogno, la sua ragione di esserci, la sua richiesta di venire alla luce,  anche a costo di cedere altri pezzi di noi, anche a costo di incarnarla, sul filo pericolosissimo della caduta nel magma inconscio: è un atto d’amore. Integrare l’Ombra  significa  amarla, e se lo facciamo è il primo vero atto di Amore possibile. Rinuncio a tutto, per Te / Me. Getto via l’orgoglio, getto via la gelosia, la rabbia, getto via la corazza, e mi consegno a quello che è. Persino il mio corpo, principe di tutti gli attaccamenti, io metto a servizio di questa opera. E faccio questo non come  un ennesimo atto egoistico, con la scelta di annullarsi masochisticamente, ancora vittime delle profonde proiezioni che provengono dall’Ombra stessa. No. Questo dono totale, questa resa con cui si nutre e si riconosce la ferita -ombra  è un sacrificio che chiede l’offerta di  una parte di sé – tutto ciò che abbiamo, totalmente- per nutrire ciò che è ferito, sofferente e solo: la nostra ferita, la nostra sofferenza, la nostra solitudine, l’oscuro cuore di tenebra che ci portiamo dentro.

Amarsi. E così, trovarsi. E’ il solo modo, l’unica scelta, per entrare nel  luogo dentro di noi in cui si è in pace.


I cinque precetti di Padampa Sangye a Machig Labdron.

images (10)* Confess your hidden faults.
* Approach what you find repulsive.
* Help those you think you cannot (or do not wish ) to help.
* Anything you are attached to, let go of.
* Go to the places that scare you.

Confessa le tue colpe nascoste.

Avvicina ciò che ti dà disgusto.

Aiuta quelli che non puoi (o non vuoi) aiutare.

A qualunque cosa tu sia attaccata, lasciala andare.

Vai nei luoghi che ti spaventano.

 


Quello che una yogini disse di sè.

jetsunrigdzinchonyizangmoJetsunma Lochen Chonyi Zangmo (1852-1953) durante i suoi pellegrinaggi visitò molti monasteri nei dintorni di Lhasa. Arrivata a Ganden, con il suo saio di cottone sottile, molti monaci avendo saputo dell’arrivo della yogini, le si affollarono attorno, fissandola e bibigliando tra loro. Jetsunma cantò loro questi versi:

Padre, riverito guru Pema Gyatso
maestro di sanscrito e yogi in Tibet
io mi prostro davanti a te che hai realizzato
la vera natura della mente.
Quando sono arrivata a Ganden
avendo saputo che sono una yogini
molti si sono affollati attorno a me per guardarmi.
Io mi sono esaminata per scoprire se sono una yogini o no
e semba che abbiate ragione (anche se non ho affermato il contrario).
Lo yogi bianco è Padmasambhava
che ha insegnato tutte le dottrine dei sutra e dei tantra,
la yogini bianca è Tsogyal (sua consorte).
Io sono soltanto una mendicante
loro seguace.
Lo yogi dai molti colori fu Atisha
che ha diffuso il Dharma dovunque in India e in Tibet
e tramite il quale è emersa la nuova e vecchia tradizione Kadampa.
La yogini dai molti colori è Tara
io sono soltanto una mendicante che ha ricevuto le sue benedizioni.
Lo yogi nero è padre Dampa,
che ha insegnato le dottrine della pace e del Cho.
Io recido l’attaccamento al sè e realizzo il vuoto.
La yogini nera è madre Labdron
brutta come sono, io preservo la sua dottrina
tutto ciò che ascolto, vedo e sento
sono le benedizioni dei tre yogi.
Possa io liberare tutti gli esseri senzienti, mie madri,
e possa il Dharma splendere come il sole.