Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

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Esaminare il pensiero- Dzogchen

I pensieri e la memoria sono come i raggi del sole. Essi sorgono incessanti. Inoltre l’attività della mente crea i suoi oggetti – sottoforma di pensieri- e il significato di quegli oggetti è ricordato così come è. Poiché tale significato è esperito da quel momento in poi, viene chiamato intelligenza (rig-pa).

Secondo lo sGron-ma . ‘Anche se il Re Consapevolezza è senza pensieri, è sempre la base da cui sorgono i vari pensieri e le diverse memorie. Ad esempio, come i raggi di luce sono emanati dall’energia del sole, così, dalla potenza della Consapevolezza sorgono le diverse masse di pensieri.

Dopo aver forzato la via verso la Consapevolezza (attraverso i tre punti essenziali della pratica), ci si rilassa in essa. In quel momento si guarda ad occhi spalancati, si osservano i pensieri come uno che forza, come uno che si rilassa e come uno che vi dimora (cioè si osservano e si cerca in essi qualcosa di concreto e reale e non si trova nulla). Allora, dopo aver appreso ed esaminato la natura di queste memorie, si arriva a conoscerle (e si è consapevoli che sono memorie).

Ma se non le si esamina queste memorie che non sono chiare diventano ordinarie ed ininterrotte (persino avvolgenti). E queste due (visioni) sono chiamate consapevolezza che conosce se stessa attraverso  pensieri e  memorie. Vi saranno masse di pensieri buoni o cattivi, sottili o grossolani. Ma sempre, tutti i pensieri  e le azioni del passato e del futuro sono creati dai processi mentali, la cui radice è nell’essenza della consapevolezza autoriginata fin dall’inizio.

Secondo lo SGron-ma: ‘ Dall’energia potenziale della Consapevolezza sorge il processo di pensiero. I sei aggregati e i sei oggetti sorgono come energia. Ciò è chiamato il pensiero che pensa. Poiché esso ricorda ed è consapevole, è chiamato memoria. Poiché la sua attività si muove verso i suoi oggetti è chiamata mente.’

The Practice of Dzogchen in the Zhang Zhung tradition of Tibet – J M Reynolds, Vajra Publications- Kathmandu * (The explanation of the View)*

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Senza centro, senza limite – Shabkar Tsogdruk Rangdrol

Senza centro, senza limite

la luminosa vastità è tutto –

è la vivida, fulgida Consapevolezza:

naturale, presenza primordiale.

Senza un fuori, senza un dentro,

la Consapevolezza sorge da sé, vasta come il cielo.

Oltre una misura, una direzione, un limite –

è apertura completamente spoglia:

è spazio, inseparabile dalla Consapevolezza.

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Sei tipi di occhi – Longchenpa

Gli eredi dei vittoriosi vedono le cose con sei tipi di sguardo.

Con gli occhi di carne, vedono le forme delle cose del mondo.

Con gli occhi degli dei, vedono i vari tipi di esseri.

Con gli occhi della sublime saggezza, vedono la saggezza degli esseri.

Con gli occhi del dharma vedono le cose così come sono.

Con gli occhi di chi è libero da attaccamento, rinunciano alle oscurazioni.

Con gli occhi dell’onniscienza, vedono la radice dei fenomeni.

Con tali tipi di sguardo, assicurano il bene completo di tutti gli esseri.

Longchenpa (1308 – 1364) –  Precious Treasury of Pith Instruction


Una descrizione del XVI secolo.

Zanne scoperte che sporgono oltre il  labbro inferiore, ha  tre occhi, il destro  guarda verso l’alto, eliminando i demoni celesti.  Il sinistro guarda verso il basso, distruggendo naga, spiriti, malattie e spiriti della terra malevoli. Il suo occhio di mezzo  guarda avanti distruggendo tutti i tipi di ostacolo. Ella è vestita con un serpente bianco come  collana, raccogliendo il potere di naga, spiriti di malattie e spiriti terreni; con i capelli neri, legati in un ciuffo nero sulla sommità della testa, con ornamenti ingioiellati e varie sete come  indumento più basso Ella dimora al centro di una massa ardente di fuoco  di incontaminata consapevolezza”.

Ngorchen Lhundrub 1497-1557.

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Attaccamento e Stato Naturale.

Attaccamento e intenzione – Commento di Yeshe Norbu ad un testo di Vimalamitra.

Come possiamo agire senza avere un’idea o un’intenzione? E’ difficile. Se osserviamo le attività della mente e le emozioni, vediamo come ci aggrappiamo e siamo egoisti: sentiamo qualcosa e subito ci aggrappiamo a questo qualcosa, sentiamo speranze e subito ci aggrappiamo.

Ma a cosa ci aggrappiamo? Perché non ci aggrappiamo allo Stato Naturale? Perché è reale e il resto è irreale.

Vediamo un fiore colorato e profumato e lo vogliamo, ma dopo tre giorni il fiore è morto.  A ciò che è fuori di noi alla fine non possiamo aggrapparci più. Non siamo così stupidi da aggrapparci a cose morte! Se devi aggrapparti fallo con qualcosa che dura! Anche se mi aggrappo a un diamante che dura più a lungo di me alla fine io morirò e lo stesso è un attaccamento miserabile.

Quando ci aggrappiamo a qualcosa di esterno ci rendiamo conto che non può durare e che è veramente stupido!

Bisogna aggrapparsi a qualcosa dentro di me. Un fiore ha odore e forma , allora posso visualizzarlo e farmene un’idea. Il fiore muore ma l’idea la posso sempre trasformare, ma anche in questo caso a che cosa mi aggrappo? A qualcosa che ogni volta cambia?Perciò anche l’idea è miserabile, a che serve?

Quando imparo a guidare sono emozionato, poi non sento più niente perché ormai ho imparato. Ma io non posso dire niente sulla conoscenza del guidare, posso descrivere se è facile, se è difficile, se è bello, a che serve ma sulla conoscenza, nulla. Come posso attaccarmi a questa conoscenza che non so descrivere, non conosco e non so? E’ ancora un attaccamento miserabile!

Così è con la natura della mente. Vimalamitra dice che possiamo aggrapparci alla natura della mente con la consapevolezza. Studiamo e capiamo i tre Kaya  e diciamo che cosa sono, il nirmanakaya, il sambogakaya  mentre il dharmakaya osserva. Dal vuoto nasce il vuoto, dalla mente deriva la mente. Sono diversi, la mente non può trovare il vuoto.

Se guardiamo l’aria, diciamo che è blu, invece è incolore. Non è vuoto, ma diciamo così perché siamo esseri umani. E’ un modo esterno di introdurre al vuoto, come nel sutra.

Ora osserviamo come riconoscere il vuoto.

Osservo lo spazio vuoto così so che c’è anche uno spazio pieno, come nel tantra.

Nella Mahamudra si dice: trova lo spazio vuoto, tu vedi che non esiste ma lo puoi immaginare. Perciò si riceve l’iniziazione e si va oltre la visione dualistica. Ma stai usando la mente e dalla mente deriva la mente.

Vimalamitra dice di no: bisogna aggrapparsi allo Stato Primordiale. Da una parte possiamo immaginare, avendo un’idea della conoscenza, ma senza aggrapparci. Come riconosciamo lo Stato Primordiale? Per riconoscere abbiamo bisogno di essere ignoranti: qui l’ignoranza, qui la conoscenza. Come sappiamo che l’ignoranza è peggio?

Sia ignoranza che saggezza non sono concreti. Dobbiamo essere capaci di riconoscere, aggrapparci e non avere dubbi dello Stato Primordiale. Anche se ce la facciamo e diciamo che  ‘ora io so!’….mostrami, dov’è la verità? La verità è immateriale, non esiste,  è un’idea. Ho la verità sono felice! Non ho la verità, sono triste! Qual è la verità? Non esiste! Se ho la verità sono felice, se non ce l’ho sono infelice: come portare a un livello più alto la felicità? Non lavorando con la mente. Vuoto e chiarezza devono essere separati dall’attaccamento.

Vimalamitra


Fermare tutto.

La parola è  la forma del pensiero. Il corpo è l’ espressione del pensiero. La mente è produzione di pensiero.

Una volta capito questo, che c’è da accettare e rifiutare?