Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

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Tao te Ching, 49 – Dove si trova il Tao.

Quando uno stupido ascolta il Tao ride ad alta voce. Se non ridesse non sarebbe il Tao. Perciò si dice: la via nella luce sembra oscura, la via che va in avanti sembra tornare indietro, la via più facile sembra lunga, il vero potere sembra debolezza, la vera purezza sembra macchiata, la vera chiarezza sembra offuscamento, colui che è più grande sembra un uomo semplice, l’amore più grande sembra indifferente, la saggezza più grande sembra ingenuità. Il Tao non si può trovare da nessuna parte. Eppure nutre e completa ogni cosa.

Lao Tzu- TaoteChing


La debolezza è sublime, la forza è spregevole.

” La debolezza è sublime, la forza spregevole. Quando un uomo nasce, è debole ed elastico. Quando muore è forte e rigido. Quando un albero cresce, è flessibile e tenero; quando diviene secco e duro, esso muore. La durezza e la forza sono le compagne della morte. La flessibilità e la debolezza esprimono la freschezza della vita. Perciò chi è indurito non vincerà. “ ( Lao-Tze )
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Non dobbiamo avere paura di mostrarci deboli. A volte è la tenerezza ciò che l’altro ha bisogno di ricevere. E noi abbiamo bisogno di esprimerla. Rigidamente blocchiamo il dolore con altro dolore, lo fermiamo, lo chiudiamo in un ferro e lo tramutiamo in pietra sterile per non sentirlo più.Diciamo: so che sei confinato lì e non voglio vederti, non verrò mai più da te. Come un macigno resta in mezzo alla coscienza, inamovibile: non si sposta, come un atto di accusa alla nostra incapacità di farne qualcosa. Cosa si può fare con una pietra dura? Lucidarla, osservare che dietro a quella miseria impolverata e inguardabile, ci sono scie e sfumature e particolari. Il dolore del rifiuto che diventa comprensione del bisogno dell’altro. La sofferenza dell’abbandono che diventa l’allontanarsi verso nuove possibilità. Un braccio di ferro eterno tra noi e il dolore, durezza contro più durezza, alla fine il più forte sconfiggerà il più debole. E chi vince avrà perso comunque, avrà perduto l’altro. Il debole accoglie, e ci vuole immensa forza per accogliere. Il duro è staticamente lì: come aspettasse. Non ci accorgiamo che la maggiore sofferenza è non riuscire ad abbracciare quella parte così atrofizzata e immobile in noi, rigida e impaurita che si erge come un monolito nella coscienza, chiedendo amore. Addolcire le ferite con ciò che è lieve: carezze, lievissimi cenni e sorrisi. Diciamo: ti riconosco, so che cosa stai chiedendo, stai chiedendo amore. Banalità? No.La tenerezza e la debolezza sono le cose dimenticate, nascoste sotto la scorza della rigidità, del rifiuto e della paura.