Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

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La Recisione dei demoni- Machig Labdron.

La Radice di tutti i demoni è la propria mente.
Quando, nel percepire qualsiasi fenomeno
si prova attrazione e poi desiderio,
si è catturati dai demoni.
Quando nella mente si afferrano i fenomeni
come se fossero oggetti esteriori
si viene contaminati.
I demoni sono di quattro categorie:
i demoni tangibili
(la cui base sono gli oggetti esteriori),
quelli intangibili
(la cui base sono le rappresentazioni mentali)
i demoni del compiacimento
(la cui base è il desiderio di ottenimento)
e i demoni dell’orgoglio
(la cui base è la discriminazione dualistica).
Ma tutti i demoni sono compresi in quelli dell’orgoglio.
I demoni tangibili sono numerosi:
nel momento in cui i fenomeni appaiono davanti ai sensi,
se si discrimina ciò che si desidera da ciò che invece si rifiuta,
ecco che sorgono i demoni tangibili.
Così nel percepire i fenomeni come concreti, ci si incatena alla ruota dell’esistenza.
La manifestazione dei fenomeni visibili non può essere impedita
ma se essi non vengono considerati concreti
la nostra visone si manifesta come luce.
Allo stesso modo ci libera dai suoni, dagli odori, dai sapori, dal tatto e dalla mente.
La mente stessa è un demone intangibile.
Viene invece definito tangibile il demone che passa attraverso le porte dei sensi.
I fenomeni che si manifestano agli organi dei sensi
si interrompono immediatamente
nello stato di liberazione spontanea
e si trasformano nella grande, indissolubile Dimensione Essenziale della Realtà.

(Canti spirituali di Ma gcig- a cura di Giacomella Orofino- ed Adelphi

 


La storia del monaco che torna a casa.

E poi il monaco decise che era il momento di tornare a casa. Un giorno si era alzato al mattino e aveva cominciato a scrutare l’orizzonte.

Come era affascinante, e strano, il colore dell’alba. Era tutto nuovo: quegli alberi a pochi passi, con i fusti poderosi aggrappati alla terra, grandi,  antichi molto più di lui, del suo Maestro, e del Maestro del suo Maestro. L’acqua zampillava dalla sorgente, come una divinità chiacchierona la cui voce lo accompagnava incessante. Non era solo, non era mai stato solo, anche nei momenti di sconforto, quelli brutti quando il mare dell’incertezza lo sommergeva e lo prendeva  la brama di sapere come sarebbe andata a  finire.  Il monaco aveva imparato a capire quando arrivavano quei segni …spiriti malevoli, energie che si materializzavano affacciandosi alla sua coscienza. E lui cercava di lasciar fare, venite diceva, vedete come vi accetto, come vi accolgo? E si faceva torturare dai suoi demoni, perché voleva dargli amore, ma quelli non smettevano di ripresentarsi.  Neppure una volta il monaco pensò di abbandonare il suo eremo per tornare a casa, poiché sapeva bene che i demoni lo avrebbero seguito. No, doveva restare e affrontarli faccia a faccia, da solo lui con loro, senza via di scampo.  E così aveva imparato: aveva capito che per prima cosa, i demoni erano tenaci, ma si trasformavano, diventavano bui pozzi senz’aria e poi indietreggiavano indefiniti.  E che i demoni facevano sempre le stesse cose, entravano nella sua casa per gettare tutto all’aria per poi lasciarsi dietro rumori di scodelle nel silenzio e scomparire. E piano piano cominciò a dargli meno attenzione. Divennero un’abitudine, un tedio, inevitabile come un chiodo sulla strada, di cui ci si vuole liberare subito. Smisero i demoni di avere potere su di lui. Venne il momento del vuoto. Sembrava che non ci fosse più nulla di interessante, tanto che per un po’ considerò di richiamare i demoni perché si sentiva solo. Ma avevano perso il potere e il monaco li serbò come vecchi amici in foto sbiadite. E fu in quel momento, quando ripose i demoni al loro posto, pacificati e invecchiati, che il monaco cominciò a volgere lo sguardo altrove. Vide l’albero maestoso davanti al suo eremo, silenzioso compagno di tante avventure. L’acqua gorgogliante che lo aveva osservato e catturato nei suoi riflessi, e il sole sempre là a illuminare  il suo andirvieni, e il cielo che ogni giorno sfoggiava i suoi colori parlandogli delle sue emozioni. Mai stato solo.

Capiva adesso che finchè aveva rivolto la sua attenzione ai demoni, non aveva guardato niente altro. Capiva che fino a quel momento aveva guardato soltanto dentro di sé, e quello che c’era fuori lo aveva dimenticato.

E così ora stava tornando a casa.

Nessuno può restare isolato per sempre,  e questa è la guarigione, alla fine della lunga malattia dello spirito.

Machig Labdron

Machig Labdron

 


Lo yoga dell’intuizione profonda dell’assenza di radice della realtà.

Riconoscendo che il flusso dei pensieri

e della memoria è improvviso,

se non lo si accetta

nè lo si rifiuta

si agisce secondo realtà.

Nel vedere le forme

si percepirà il Corpo della mente,

nell’udire i suoni

si percepirà la parola della mente,

in qualsivoglia pensiero

si percepirà la Mente della mente.

Poichè causa ed effetto sono privi di separazione,

si percepirà il vuoto dell’essere.

Machig Labdron XI sec.


Istruzioni di Machig, luce di Lab.

Lode a quello stato
che trascende ogni considerazione oggettiva
dimensione pura, inesprimibile,
inimmaginabile
che va oltre il pensiero.

La radice di tutti i demoni è la propria mente.
Quando, nel percepire qualsiasi fenomeno,
si prova attrazione e poi desiderio,
si è catturati dai demoni.
Quando nella mente si afferrano i fenomeni
come se fossero oggetti esteriori,
si viene contaminati.


Come mosche ronzanti sugli escrementi.

Kunga chiese a Padampa Sangye:”Qual è la caratteristica del samsara?”
Dampa rispose: ‘Kunga, è come un nugolo di mosche sulla merda di un cane!”
”C’è qualche possibilità di essere felici per gli esseri che nascono qui?”
Dampa intrecciò le dita in grembo e rispose:”Sono incatenati nella sofferenza!”
”Quando saranno liberati?”
”Non finchè non usciranno dal vicolo cieco della dualità!”
da Lion of Siddhas,life and teachings of Padampa Sangye.