Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

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L’addio tra Padmasambhava e Yeshe Tsogyal.

Non potendo sopportare la sua partenza, gridai: ‘Guru Rinpoche! Unico esempio di Buddha!

Tu non hai pietà! Perché mi torturi così? Ahimè!’.

E implorandolo di ritornare, gemevo e mi lamentavo, prostrandomi in continuazione. Allora egli si voltò un’ultima volta e mi diede il suo primo testamento e  svanì nuovamente nei campi di luce pulsante verso sud ovest.

E di nuovo mi gettai a terra, mi strappai i capelli, mi graffiai il viso, contorcendomi e rivoltandomi e rotolandomi come un bambino lo supplicai:

‘Ahimè Signore di Orgyen, abbandonerai il Tibet nel vuoto? Allontanerai la luce della tua Compassione?

Lascerai che l’insegnamento del Buddha si estingua? Rifiuterai senza vergogna i tibetani?

Lascerai la tua Tsogyel senza rifugio?

Abbi compassione! Guardami!’, e continuai a piangere e gemere finchè la sua voce disincarnata mi rispose con un timbro chiaro e mi diede il suo secondo testamento.

Di nuovo mi scagliai sulle rocce, mi strappai pezzi di carne e mi tagliai le vene, offrendogli la carne e il sangue come ganacakra, e con una preghiera di fervore e tormento invocai il mio Guru:

”Ahimè! ahimè! Fonte di Compassione!

Oggi tutto il Tibet ha incontrato il suo inesorabile destino!

Ogni essere ha le sue felicità e i suoi dolori

ma oggi la vera sofferenza si è abbattuta su di me.

Ahimè, mostra subito la tua compassione!

Ti prego di non abbandonarmi!’

Nella luce crepuscolare mi svegliai come in un sogno

e ricordandomi il Guru circondato dalle sue Dakini, e fortemente agitata,

con gli occhi traboccanti di lacrime, desiderando fortemente il mio Guru,

cantai questo canto con una triste lamentosa melodia:

Ahimè Venerabile Orgyen Rinpoche,

unico padre e protettore del Tibet,

ora sei andato a Khandro Ling

e il Tibet è rimasto vuoto.

Anche se in realtà non c’è andare né venire,

oggi sei partito per il regno di Orgyen.

Dietro ogni uomo e ogni dio è tramontato un sole.

Chi riscalderà coloro che sono nudi e senza vestiti?

Dopo che ebbi così pregato, apparve un cofanetto di luce non più grande di una falange.

All’interno vi trovai la terza eredità del paranirvana del Guru e subito acquisii una forte sicurezza.

Il covo delle speranze e delle paure,

nascosto profondamente dentro di me, fu distrutto;

i tormenti della confusione emotiva si placarono;

 e nacque in me l’intuizione della natura immanente ed eterna del Lama.

(La Danzatrice del Cielo – Keith Dowman)

padmasambhava4_thumb[1]


Yeshe Tsogyal.

‘Tutti i fenomeni sono solo magie della mente;
non c’è nulla da temere nello spazio interno.
Tutto ciò non è che la naturale luminosità della chiara luce;
non c’è motivo di reagire.
Poichè tutte le attività sono un mio ornamento
… devo restare assorta in muta meditazione’

Yeshe Tsogyal.


Quello che una yogini disse di sè.

jetsunrigdzinchonyizangmoJetsunma Lochen Chonyi Zangmo (1852-1953) durante i suoi pellegrinaggi visitò molti monasteri nei dintorni di Lhasa. Arrivata a Ganden, con il suo saio di cottone sottile, molti monaci avendo saputo dell’arrivo della yogini, le si affollarono attorno, fissandola e bibigliando tra loro. Jetsunma cantò loro questi versi:

Padre, riverito guru Pema Gyatso
maestro di sanscrito e yogi in Tibet
io mi prostro davanti a te che hai realizzato
la vera natura della mente.
Quando sono arrivata a Ganden
avendo saputo che sono una yogini
molti si sono affollati attorno a me per guardarmi.
Io mi sono esaminata per scoprire se sono una yogini o no
e semba che abbiate ragione (anche se non ho affermato il contrario).
Lo yogi bianco è Padmasambhava
che ha insegnato tutte le dottrine dei sutra e dei tantra,
la yogini bianca è Tsogyal (sua consorte).
Io sono soltanto una mendicante
loro seguace.
Lo yogi dai molti colori fu Atisha
che ha diffuso il Dharma dovunque in India e in Tibet
e tramite il quale è emersa la nuova e vecchia tradizione Kadampa.
La yogini dai molti colori è Tara
io sono soltanto una mendicante che ha ricevuto le sue benedizioni.
Lo yogi nero è padre Dampa,
che ha insegnato le dottrine della pace e del Cho.
Io recido l’attaccamento al sè e realizzo il vuoto.
La yogini nera è madre Labdron
brutta come sono, io preservo la sua dottrina
tutto ciò che ascolto, vedo e sento
sono le benedizioni dei tre yogi.
Possa io liberare tutti gli esseri senzienti, mie madri,
e possa il Dharma splendere come il sole.