Cercando il senso, cielo e terra si dividono.

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Fino a che non trasformeremo i nostri nomi- Yunus Emre

Quelli che sono diventati completi

e non hanno vissuto questa vita in ipocrisia,

non hanno imparato il significato delle cose

soltanto leggendo commentari.

La Realtà è un oceano, la Legge una barca.

Molti non hanno mai lasciato la barca,

non si sono mai buttati in mare.

Forse sono venuti per Devozione,

ma si sono fermati ai rituali.

Mai hanno conosciuto,

mai sono entrati all’Interno.

Quelli che pensano che i Quattro Libri

sono lì perché se ne parli,

che hanno letto solo interpretazioni

ma non sono mai entrati nel significato,

vivono realmente nel peccato.

Yunus significa “amico vero”

per qualcuno il cui viaggio è cominciato.

Fino a quando non trasformeremo i nostri Nomi,

non avremo trovato la Via.

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La mappa del tuo viaggio – Rabia al Basri

Non c’è nulla tra cuore  e cuore,

le parole nascono dalla nostalgia,

la giusta descrizione dal gustare.

Colui che gusta, sa.

Colui che parla, mente.

Come si può descrivere la vera forma di Qualcosa

al cui cospetto tu sei cancellata?

E alla cui presenza tu comunque esisti?

E che è come una mappa per il tuo viaggio?

Rabi’a al Basri (713 – 801)


Le belle frasi – Abu al Gunayd ( ? – 989 )

Le belle frasi sono state effimere

si son dissolte le oscure allusioni:

nulla ci è stato utile se non qualche genuflessione

fatta nel cuore della notte.

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Al Gunayd è un celebre sufi, morto a Baghdad nel I secolo d.C. Gli scritti che  sono giunti fino a noi sono di difficile comprensione per gli studiosi, perchè carichi di metafore e oscure allusioni. La via da lui insegnata era fondata sulla sobrietà (sahw) sia nella condotta quotidiana sia nel dominio dell’esperienza interiore, in opposizione alla via ebbra (sukr) che praticavano altri sufi. La sua  comprensione della realtà mistica  era basata ”sull’isolare l’eterno da ciò che è generato nel tempo” e la sua capacità di saper comunicare tale esperienza agli altri ne fecero uno dei più esimi esponenti della setta, tanto che un suo contemporaneo di lui scrisse: ‘Se l’intelletto fosse un uomo, avrebbe la forma di Gunayd’ .

La sobrietà era il fondamento della sua dottrina. Dopo essere entrato in contatto con il divino e la propria interiorità l’uomo comincia a spogliarsi di tutto il superfluo e  attraverso la relazione d’amore con Dio giunge ad uno stato di risveglio in cui ” dopo non esser stato sarà là dove è stato. E allora sarà completamente se stesso.” . Così spogliato da tutti gli offuscamenti, l’uomo raggiunge lo stato estatico di unità spirituale e allora  poco importa quale attività  compia, egli la compie in uno stato mistico, e dimora tra le creature come una di loro, in modo da svolgere nel mondo la sua attività.

Al Gunayd sembra avesse anche virtù visionarie, uno dei segni della gnosi. Al suo funerale, avvenuto a Baghdad in data incerta (297 /989) parteciparono sessantamila persone.

Si racconta che Gunayd dopo la sua morte fu visto in sogno, e gli fu chiesto: ‘Che notizie, Abul Quazim?’

Rispose: ”Le belle frasi sono state effimere, si son dissolte le oscure allusioni: nulla ci è stato utile se non qualche genuflessione fatta nella notte”. Un monito a trovare con indomita volontà il proprio centro interiore, al di là di parole e teorie, riunendosi a un divino che è sempre presente in noi. Bisogna restare nudi con se stessi, diceva non so più chi.


La Quiete – Mansur al Hallaj (858 -922)

La quiete, poi il silenzio, poi parlare a caso,
Poi la conoscenza, l’intossicazione, l’annientamento;
Terra, quindi  fuoco, poi  la luce.
Freddezza, allora ombra, poi luce del sole.
Una strada spinosa, quindi un sentiero, poi il deserto.
Il fiume, poi il mare, poi la riva;
L’appagamento, il desiderio,poi l’Amore.
La vicinanza, l’unione, l’intimità.
Chiusura, poi apertura, quindi cancellazione,
La separazione, lo stare insieme, poi nostalgia.
Segni per coloro che hanno una reale comprensione
Che trovano questo mondo di scarso valore.

sabkahan


Colui che io amo è Me – Mansur hal Hallaj (858 – 922 d. C)

Colui che io amo è Me

e Lui ama Me:

siamo due spiriti
che dimorano in un corpo solo.
Se vedi Me,
 tu vedi Lui,
E se  vedi Lui,
tu ci vedi entrambi.

Mansur Hal Hallaj

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Oppure

Colei che io amo è Me

e Lei ama Me.

Siamo due spiriti che dimorano in un corpo solo.

Se guardi Me tu vedi Lei

se guardi Lei, ci vedi entrambe.

Suona strano, ma non è forse la stessa cosa?